SpaceX, l'utopia spaziale e la razionalità della finanza

Sono molti gli aggettivi, non per forza lusinghieri, che si possono affibbiare a Elon Musk. Non si può, però, dire che non sia un imprenditore innovativo e controcorrente. È stato e resta molto vicino alla destra sovranista non solo statunitense. È stato un consulente e funzionario speciale del governo degli Stati Uniti durante i primi mesi dell’amministrazione di Donald Trump, tra gennaio e maggio 2025, in qualità di responsabile del DOGE, il Department of Government Efficiency. È sicuramente un visionario che ha anticipato prima il futuro dell’auto elettrica e poi dello sfruttamento economico dello spazio.
La sua startup, SpaceX, è sbarcata in borsa il 12 giugno 2026 in una delle IPO (Initial Public Offering) storiche. Per qualche ora il titolo, fissato a 135 dollari, ha fatto fatica a trovare un prezzo di equilibrio per un eccesso di domanda rispetto all’offerta. Al terzo giorno di negoziazione SpaceX ha superato Amazon e Microsoft ed è diventata la quinta maggiore società per capitalizzazione di mercato, a circa 2.950 miliardi di dollari. Dall’inizio della quotazione, il rialzo è stato del 60% a 218 dollari, e punta a entrare nell’indice Nasdaq 100, quello delle principali società non finanziarie quotate in questo mercato.
A contribuire a una tale performance, oltre all’entusiasmo dei primi investitori – tra cui quasi tutte le banche d’affari globali, che mirano al massimo guadagno in conto capitale – sono state anche le dichiarazioni del fondatore, il quale ha affermato che il colosso aerospaziale e di intelligenza artificiale, entro il 2030, potrebbe avere mille miliardi di entrate con ulteriori exploit negli anni successivi. Attualmente SpaceX ha un fatturato di poco più di 18 miliardi di dollari. Considerando che il suo principale cliente è l’amministrazione federale, difficilmente si potrà raggiungere un volume di ricavi così elevato in poco tempo. Inoltre, negli ultimi 24 anni la società non ha generato un solo dollaro di utile, ma solo perdite. I segmenti dell’azienda più profittevoli sono quelli legati al lancio dei satelliti di Starlink e al futuribile razzo riutilizzabile Starship.
Sono inoltre diverse le società di consulenza finanziaria che cercano di smorzare l’entusiasmo «spaziale» verso i titoli di SpaceX, riportando alla realtà attraverso indici e rapporti gli investitori – soprattutto retail – che si sono innamorati più di un sogno fantascientifico (la conquista di Marte e la vita su più pianeti) che di un progetto imprenditoriale. La domanda rimane: prevale il sogno o la realtà dei numeri? Il mercato, finora, ha risposto entusiasta. Ma la sostenibilità di questa performance dipenderà dalla capacità di SpaceX di trasformare le visioni di Musk in ricavi concreti, e non solo in promesse future. Musk da ragazzo era appassionato di romanzi e film di fantascienza, non lo ha mai nascosto. La finanza non è però soltanto un modo per raccogliere capitali di rischio, ma un sistema per rendere conto al mercato di errori e successi. Anche dei visionari.


