Svizzera-UE, incompatibili a livello istituzionale

Sono stato un uomo d’affari coinvolto in molte trattative. Nelle negoziazioni non si è mai più intelligenti degli altri, ma si deve cercare di essere più preparati e informati sulla e della controparte. A questo proposito sono stupefatto di come noi non conosciamo nei dettagli l’UE, il suo modo di operare, oppure, la nostra burocrazia ne è al corrente, ma nel suo eurofilismo preferisce favorire l’ignoranza.
Una macroscopica differenza l’abbiamo a proposito dei rapporti con i media e la loro interdipendenza. Da noi giornali, radio e televisioni hanno il loro indirizzo e si sentono indipendenti dal potere e liberamente critici nei loro giudizi. L’affare Berset/Ringier ai tempi del Covid, con strascichi giudiziari, testimonia della nostra sensibilità. Addirittura da noi allorché misure vengono prese per aiutare tutta la stampa, oggi in difficoltà, non poche sono le perplessità per evitare connivenze o dipendenze.
L’atteggiamento dell’UE è l’opposto di quello svizzero, si investono soldi non per aiutare una stampa in difficoltà ma per farne dei propagandisti mediatici, una voce del potere politico fatta passare per indipendente. Concezione diametralmente diversa, e molto meno democratica di quella svizzera. Bruxelles si è creata tramite i media, il suo ufficio di propaganda, investendo, secondo i calcoli, più di 80 milioni di euro all’anno.
I sostegni finanziari vengono distribuiti non solo dalla Commissione ma anche dal Parlamento. Inconcepibile da noi perché sarebbe addirittura come se il Consiglio nazionale o il Consiglio agli Stati finanziassero dei media per interventi a sostegno di loro decisioni.
Da non dimenticare i contratti con le agenzie di stampa per le diverse campagne e la creazione del canale Euronews finanziato con oltre 20 milioni di euro all’anno.
Una ragnatela di rapporti al costo di centinaia di milioni annui volta a creare un panorama mediatico con relativa influenza a sostegno e propaganda delle politiche della Commissione UE. Non critico l’UE, ognuno con i propri soldi fa quello che vuole. Metto in evidenza l’enorme differenza tra i due sistemi: quello UE e quello svizzero. Noi svizzeri ci battiamo per dei media indipendenti, critici, liberi, pluralistici, l’UE investe centinaia di milioni per poter disporre di una rete mediatica contrabbandata per indipendente alfine di influenzare surrettiziamente l’opinione pubblica.
Al dibattito nell’ambito di una società civile democratica, che per i cittadini europei purtroppo praticamente non esiste, si sostituisce la propaganda del pensiero del potere, della sua burocrazia. Chiamiamola come vogliamo ma questa non è democrazia, quella genuina come intendiamo noi svizzeri.
Macroscopica è pure la differenza tra il ruolo delle ONG in Svizzera e nell’UE. Da noi le ONG sono una parte importante e molto attiva della società civile, molto presenti nei dibattiti sui temi della politica, schierate spesso quale sostegno attivo delle tesi della sinistra ed estrema sinistra. Sono un conservatore e pertanto non ne condivido le opinioni ma quale democratico difendo il loro ruolo nell’ambito della discussione in una realtà democratica.
L’UE, nella quale è attivissimo il dibattito tra lobbisti di diverse istanze economiche, dall’industria ai lavoratori, ci si è accorti del vuoto relativamente alla società civile, praticamente inesistente e totalmente disinteressata. Si fa risalire a Neil Kinnock, sindacalista inglese che ho incontrato, e alla fine dello scorso secolo vicepresidente della Commissione, l’idea di trasformare e utilizzare le ONG da potenziali attori nella società civile in propagandisti finanziati dalla burocrazia di Bruxelles.
Centinaia di milioni in attività propagandistiche farraginose, di dubbio successo e a gestione super burocratica. Solo il programma Europe for Citizens, che tenta di giustificare una democrazia in carenza di popolo, in due fasi è costato poco meno di 500 milioni di euro. Ma è impossibile pretendere di sostituire la realtà democratica e pluralistica con l’attivismo burocratico.
Con il programma CERV (Citizens, Equality, Rights and Values) si cerca di imporre valori sottratti al dibattito della società investendo centinaia di milioni di euro. Programma capillare che ha massicciamente finanziato oltre 3.000 ONG usate per la propria propaganda dal 2021.
Leggo che le ONG maggiormente beneficiarie del programma sono la Euro Central Asian Lesbian Community (6 milioni di euro), l’European Network Against Racism (4,9 milioni di euro), l’Europe Women’s Lobby (4,8 milioni di euro), l’European Disability Forum (4,8 milioni di euro), l’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (4 milioni di euro).
Potrei dilungarmi ma quanto detto basta senz’altro a provare l’incompatibilità tra i due sistemi, quello democratico svizzero con determinante presenza della società civile, e quello centralizzato, burocratizzato dell’UE, con una concezione del potere dell’autorità che ai media indipendenti sostituisce il finanziamento alla propaganda per la quale utilizza media e ONG.
In una simile realtà decidere di cedere il maggior potere di uno Stato, quello di emanare leggi, come vorrebbe la maggioranza del nostro Consiglio federale, ad una UE incompatibile con la nostra struttura e tradizioni, è un atto di incomprensibile autolesionismo. Talleyrand direbbe: c’est pire d’un crime, c’est une bétise.


