Tante sigle local e global

Le sigle, come altre abbreviazioni, per evidenti ragioni di «economia linguistica» (si dice di più con meno) ci accompagnano dalla notte dei tempi. Le sigle possono essere lette perlopiù lettera per lettera (come U-E per «Unione europea») mentre gli acronimi vengono pronunciati di regola come fossero una parola. La distinzione fra sigle e acronimi non è sempre chiara. Fra gli esempi consolidati che sentiamo da decenni come fossero parole citiamo laser (“Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation”) e radar (“Radio Detection and Ranging”). Nel primo caso non occorre neppure la traduzione per capire come possa essere utile impegnarsi a sciogliere tutte le sigle o gli acronimi che incontriamo di volta in volta... Tutti e cinque i termini sono tra l’altro immediatamente comprensibili anche a chiunque parli una lingua neolatina senza sapere l’inglese.
La traduzione è invece più utile per radar («radiorilevamento e misurazione della distanza »), acronimo facilmente pronunciabile grazie alle prime due lettere del primo termine (RAdio) unite alla D di Detection («Rilevamento »), alla A della congiunzione And («E») e alla R di Ranging («misurazione della distanza» ).
Quindi non sono solo i sostantivi a comporre sigle e acronimi, ma talvolta possono essere scelte anche congiunzioni o preposizioni. In quest’ultimo caso ci viene in mente la SIP, che ha resistito a lungo nel tempo, passando da «Società Italiana per l’Esercizio Telefonico» a «Società Italiana per l’Esercizio delle Telecomunicazioni », con la “p” della preposizione “per” che originariamente si riferiva a “Piemonte” («Società Idroelettrica Piemonte»).
Curiosa trasformazione che sarebbe poi stata rimpiazzata da Telecom Italia e TIM. Anche a casa nostra ci sono sigle che si sono evolute nel corso del tempo, mantenendosi in apparenza fedeli all’originale: è il caso della benemerita associazione ATED, una volta «Associazione Ticinese Elaborazione Dati», passata negli ultimi anni ad «Associazione Ticinese Evoluzione Digitale».
Ma se la memoria non ci trae in inganno è curiosa pure l’evoluzione della bella sigla LAC, che si scioglie opportunamente in «Lugano, Arte e Cultura», ma che agli inizi, quando i destini del LAC erano incerti e tutt’altro che condivisi, suonava «Lugano, Arte Contemporanea ». Molto efficace in ogni caso una scelta così icastica e concisa, che ovviamente richiama subito lo stupendo panorama del lago che sta di fronte. Esso stesso un’opera d’arte, apprezzabile percorrendo fino in fondo la sala del MASI («Museo d’Arte della Svizzera Italiana»), dove tra l’altro viene offerta fino al 24 gennaio una piccola ma originalissima mostra dedicata al primo Umberto Boccioni.
Fra le sigle eccentriche di casa nostra, originale e meritoria per i suoi nobili scopi, che esiste dal 1967 benché lunghissima e non facilmente pronunciabile, merita poi di essere citata l’ATGABBES («Associazione Ticinese di Genitori ed Amici di Bambini Bisognosi di Educazione Speciale»).
Ma tornando ai giorni nostri e a una dimensione globale non possiamo trascurare la sigla che più imperversa e che promette/minaccia di cambiare le nostre vite. È naturalmente l’IA, che rimanda a quell’intelligenza artificiale che, pure quando parlano in italiano, molti chiamano con la sigla inglese AI, pronunciandola “Ei-Ai”. A dire il vero ci pare che negli ultimi tempi anche nella lingua italiana corrente si stia preferendo IA, partecipando quindi a una sorta di «lega romanza» (il tedesco, con la sua KI per «Künstliche Intelligenz», si ritrova invece come spesso accade per gli internazionalismi linguisticamente isolato) con spagnolo e francese, che hanno abbracciato subito con convinzione la sigla IA.
Un po’ com’era successo a suo tempo per SIDA, che in italiano non è però neppure riuscito a insidiare la sigla inglese AIDS, ripresa pari pari. C’è chi dice scherzosamente che IA rimandi al raglio di un asino, ma forse dimentica che da noi l’AI è da lunga pezza sigla consolidata per «Assicurazione Invalidità».
Dal locale al globale possiamo poi passare all’AI di «Amnesty International», l’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti umani. Confidando di evitare il paradosso di un’AI che difende un’umanità prigioniera di un’AI.


