Tecnologia, il riflesso sul franco

Lo sviluppo dei nuovi sistemi di Intelligenza Artificiale (AI) inizia ad impattare molte attività economiche in modo significativo. Essendo la posta in gioco una buona fetta dell’economia mondiale, non è sorprendente che capitali immensi competano per il suo sviluppo, ancora concentrato quasi esclusivamente in America e Cina. L’esperienza delle rivoluzioni industriali precedenti suggerisce che alla fine soltanto due o tre aziende tra le maggiori vinceranno la competizione in AI, mentre tutte le altre perderanno le centinaia di miliardi di dollari investiti. Gli investimenti in corso servono per costruire centri di calcolo in grado di elaborare tutte le informazioni disponibili, onde dedurre come sia possibile migliorare i risultati delle nostre attività. Forse alcune aziende specializzate nell’analizzare informazioni riservate, come quelle della sicurezza informatica, avranno ancora spazio, ma queste eccezioni riguardano pochi settori.
I mercati finanziari sono molto nervosi, interrogandosi costantemente sulla validità degli investimenti in corso, che riguardano non soltanto i centri di calcolo e l’organizzazione dei dati da elaborare, ma anche i materiali e l’energia necessari a farli funzionare.
Questi nuovi sviluppi dell’AI mettono in dubbio in prospettiva perfino il valore di professionalità prestigiose da generazioni, come la medicina e i servizi legali. Sembra però che, allo stato attuale di sviluppo dell’AI, i nuovi sistemi siano utili, ma non ancora affidabili al punto di offrire la certezza di potere funzionare sempre bene senza un controllo costante da parte di professionisti esperti. A questo punto, le aziende che sembrano più destabilizzate dall’avvento della AI sono forse quelle produttrici di software, perché la programmazione è in misura crescente scritta dall’AI, eliminando la necessità di decine di migliaia di analisti informatici. Non sappiamo naturalmente quanto questa sostituzione di analisti informatici andrà avanti. Alcuni dirigenti esperti delle maggiori aziende del settore pensano però che resterà un certo spazio per l’industria del software, che continuerà a fornire alcuni degli strumenti necessari ai modelli di AI. Quel che oggi è già evidente è che alcuni compiti, che richiedevano centinaia di ore di lavoro da parte di specialisti ben pagati, possono adesso essere svolti in pochi minuti dall’intelligenza artificiale per pochi franchi. L’incertezza sui limiti di questi processi di sostituzione, e sui tempi necessari per raggiungerli, scuote i mercati finanziari, che reagiscono violentemente ad ogni indizio su presunti sviluppi, positivi o negativi che siano. Il termometro principale che misura questa incertezza è il prezzo dell’oro, reso ancora più instabile dalla imprevedibilità della politica monetaria americana.
L’instabilità di questo quadro spinge al rialzo il franco, data la maggiore previdibilità della Banca Nazionale Svizzera. Questo rialzo rischia di creare nuove incertezze per molte aziende svizzere, per le quali è difficile adeguare i prezzi rapidamente sui mercati internazionali, ma che ricevono solo un parziale sollievo dai risparmi possibili sui costi. Il 2026 quindi sembra che sarà un anno problematico per l’economia svizzera, nell’occhio del ciclone di una rivoluzione industriale e commerciale che ha origini lontane da noi. Come insegnano i metereologi, l’occhio del ciclone gode di una calma relativa, ma se per caso ne fossimo spinti fuori, saremmo preda di correnti incontrollabili.


