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Il commento

Ultimo giro di Fischer

No, l’orgoglio non basta più: la consapevolezza di essere sulla mappa dell’hockey internazionale, rispettati da tutti, non basta più
Fernando Lavezzo
20.02.2026 06:00

No, l’orgoglio non basta più. La consapevolezza di essere sulla mappa dell’hockey internazionale, rispettati da tutti, non basta più. Patrick Fischer - che questa Svizzera ambiziosa e competitiva l’ha plasmata - lo aveva già detto dopo la finale persa agli ultimi Mondiali: «Siamo stufi degli argenti». Ai Giochi avremmo firmato per un bronzo, ma il sentimento è simile a quello di Stoccolma 2025. Perché uscire ai quarti di un’Olimpiade stellare, arrivando a un soffio dall’eliminare una Finlandia formato NHL, lascia solo delusione e rimpianti. Non siamo più nel 2006, quando per scrivere la storia bastava un’epica vittoria contro il Canada nella fase a gironi.

A Milano ci siamo andati con la Nazionale più forte di sempre, purtroppo azzoppata dagli infortuni di Fiala e Malgin. All’orizzonte ci sono i Mondiali di casa, l’ultimo grande torneo di Fischer. La sua ultima occasione per vincere un titolo. Ma per quanto riguarda il podio olimpico, è difficile immaginare una chance più ghiotta di quella che abbiamo appena sprecato. Tra quattro anni, alle Olimpiadi in Francia, la Nazionale sarà entrata in un nuovo ciclo. Senza Genoni tra i pali, verosimilmente senza Josi, che avrà 39 anni, e forse senza Niederreiter, che ne avrà 37. La generazione dei fenomeni Fiala, Meier e Hischier avrà superato la trentina. E nel futuro non c’è un nucleo altrettanto forte. La patata bollente, però, sarà nelle mani di Jan Cadieux.

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