Un Cantone in crisi

Il 2026 sarà l’anno di tutte le sfide per il Canton Vaud. Quello che per secoli fu il granaio della Svizzera, polo di sviluppo romando trainante, sede del secondo (prestigioso) Politecnico federale e di un nosocomio di eccellenza internazionale come il CHUV ed è il terzo Cantone più popoloso del Paese dopo Zurigo e Berna, oggi sta vivendo una crisi acuta dal punto di vista finanziario e politico. E questo malgrado un incremento impressionante della propria massa critica (860.000 abitanti che fra vent’anni potrebbero superare il milione). Il suo dinamismo economico ha infatti attratto manodopera dalla Svizzera e dall’estero (il 34% della popolazione è fatta di stranieri, in larga misura europei).
Dopo i fasti dell’epoca dominata dal tandem Pierre-Yves Maillard (PS) e Pascal Broulis (PLR), il Governo vodese attuale è diviso e fragilizzato da impeachement e dimissioni, incapace di fronteggiare problemi strutturali nel campo della socialità, la funzione pubblica e la sicurezza ma anche in quello che è sempre stato considerato il fiore all’occhiello del Cantone, la sanità. Segno di uno stallo politico, il cui superamento non sarà facile. Fino alla vigilia di Natale, il Cantone non aveva un preventivo. Nell’insoddisfazione generale, il Parlamento ha finito per approvare (dopo sei sedute di accesissimi dibattiti e sotto la pressione di una piazza arrabbiata di migliaia di funzionari pubblici) il budget del 2026, che risulta deficitario per 300 milioni di franchi (malgrado risparmi dolorosi di altrettanti 300 milioni). I risparmi - imposti dalla Legge cantonale sul risanamento finanziario - toccheranno soprattutto il settore della formazione, la sanità e la socialità. Il pesante deficit è una doccia fredda per un Cantone che per quasi vent’anni, fino al 2023, aveva inanellato record di cifre nere (Vaud è uscito indenne anche dalla crisi del COVID). Ora, in soli due anni, il deficit è decuplicato. Alcuni dati indicano dove la spesa è fuori controllo. Per l’accoglienza e l’integrazione dei profughi ucraini il Cantone ha pagato 90 milioni. Per gli altri stranieri, 60 milioni più del previsto. Per la sanità e la socialità il Cantone ha sforato di 90 milioni e la mole e i costi dell’Amministrazione cantonale sono cresciuti a dismisura.
Senza riforme strutturali urgenti, Vaud non uscirà dalla crisi. Ma il problema, come detto, è l’attuale Governo: zoppo e inadeguato. A cominciare proprio dal Dipartimento delle finanze. La giovanissima Consigliera di Stato del Centro Valérie Dittli, responsabile di finanze e fiscalità, si è vista ritirare «manu militari» dai colleghi la conduzione del Dipartimento, in attesa dei risultati di un’inchiesta penale per presunto abuso di potere e presunti favori a grandi contribuenti vodesi, oltre a un’altra su presunte disfunzioni in seno al Dipartimento. Al pasticciaccio del Dipartimento finanze che ha portato al dimezzamento (per ora) di Valérie Dittli, si aggiungono le dimissioni della direttrice socialista del Dipartimento sanità e socialità Rebecca Ruiz, che non ha retto alle critiche e agli scontri con la macchina mastodontica della sanità e della socialità pubblica, settori che nel Canton Vaud rappresentano il 40% (quaranta) della spesa dello Stato.
Sono decine le istituzioni sociosanitarie statali da gestire e in particolare il CHUV (ospedale universitario statale con 13.000 collaboratori e costi per 2 miliardi di franchi). Fino all’8 marzo prossimo - data dell’elezione complementare del Consiglio di Stato - sarà difficile uscire dalla semplice gestione dell’emergenza. Una volta eletto il successore di Rebecca Ruiz, il Consiglio di Stato dovrebbe lavorare in condizioni meno catastrofiche. Anche se la patata bollente Dittli rimane. Il PS vodese ha candidato alla successione di Ruiz uno dei pesi massimi del partito svizzero, l’ex Presidente del Gruppo socialista alle Camere federali Roger Nordmann. Visto il clima politico caotico e polarizzato cantonale, la battaglia del PS per conservare il secondo seggio sarà dura. Se Nordmann ce la farà, il Cantone che erediterà non sarà comunque più quello che era sotto la ferula fortemente statalista ma solida e competente di Pierre-Yves Maillard. Il quale avrà anche fatto della sanità e della socialità del Canton Vaud un gigantesco «mammuth», ma lui, questo bestione, sapeva domarlo. Lui.


