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Tra il dire e il fare

Un lusso per pochi

E se tra qualche anno la lettura approfondita diventasse un lusso da milionari?
Alessio Petralli
12.10.2026 06:00

E se tra qualche anno la lettura approfondita diventasse un lusso da milionari? Non per mancanza di alfabetizzazione, ma per atrofizzazione di interesse e volontà. Si dice che Bill Gates abbia tenuto i figli senza smartphone fino ai 14 anni, che Tim Cook (storico CEO di Apple) abbia vietato i social al nipote e che Evan Spiegel (fondatore di Snapchat) conceda ai suoi bambini 90 minuti di tempo di schermo a settimana.

Nel cuore della Silicon Valley, alla steineriana Waldorf School, malgrado una retta salata, gli schermi sono vietati. Chi mai iscrive i figli in questo luogo, che va dall’asilo al liceo, dove dominano libri e gessetti? Niente meno che parecchi lavoratori delle Big Tech! A pagare prezzi cospicui per tenere i loro eredi lontani da schermi ipnotici sono coloro che programmano gli algoritmi che tengono giovani e meno giovani svegli la notte. Se lo sforzo di leggere interi libri ed articoli fosse sostituibile con scrolling e stories, perché chi ha soldi e accesso alle migliori fonti informative si dà tanta pena affinché la sua prole resti indipendente dai dispositivi digitali?

Nel mentre le classi meno abbienti leggono sempre meno, e col loro esempio spingono i figli a fare altrettanto, compromettendone la capacità di attenzione e quindi la prospettiva di salire di livello nel corso delle loro vite.

Da una parte ci sono le masse sempre più convinte che l’IA possa pensare al loro posto, dall’altra una cerchia ristretta e avveduta garantisce ai propri bambini la capacità di pensare e giudicare con la propria testa. Per secoli e secoli saper leggere è stato un lusso per pochi ed è risaputo che chi possiede il sapere possiede il potere. Inutile aggiungere che la democrazia, il “potere del popolo”, implica cittadini che possono prosperare solo a patto di essere ben informati e agire di conseguenza.

Qui sono emblematiche le parole nella postfazione di «Qualcosa è andato storto» di Riccardo Luna (libro da leggere per meglio interpretare la condizione umana odierna), dove si afferma che «se una democrazia si fonda su un senso condiviso dei fatti fondamentali, i social, nella loro ricerca ossessiva dell’engagement, si sono rivelati il più potente solvente di questa base comune». Tale solvente ha alterato perfino il nostro modo di intrattenerci con le storie: oggi andare al cinema sembra più che altro un «acquisto di attenzione autoimposto». In quanti sono ancora in grado di guardare da sé un lungometraggio dall’inizio alla fine, senza interruzioni?

Nessuno vieta di informarsi, ma chi tira i fili degli algoritmi che muovono gli ingranaggi dei social sta convincendo sempre più persone che non ne vale la pena, minandone la concentrazione con raffiche di dopamina. In un sistema bottom up («dal basso verso l’alto») come la democrazia diretta che caratterizza il nostro Paese, ciò significa danni estesi per le nuove generazioni: ne è un esempio l’accettazione della tredicesima AVS del 2024, dove la drastica mancanza di una partecipazione giovanile al voto ha favorito una generazione di pensionati, in parte non trascurabile già abbastanza agiata. Ma per evitare l’inasprirsi di una crisi educativa e culturale in cui i genitori da soli possono ben poco, forse il bottom up non è indicato e c’è chi auspica correttivi «dall’alto», però tutt’altro che semplici da mettere in atto.

Mai come ora Woody Allen ha avuto ragione nel dichiarare: «Leggo per legittima difesa». Leggere aiuta a ragionare da sé, a combattere il tentativo di alterare la nostra soglia dell’attenzione. Bisogna impedire che il sapere ritorni a essere un lusso per pochi. In questa silenziosa guerra cognitiva, ogni tentativo di informarsi adeguatamente, ogni punto di vista che consideriamo, ogni libro che leggiamo (certo, ce ne sono anche di pessimi) diventa un atto di sana resistenza.