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Pensieri di libertà

Un mentoring per i giovani

Si moltiplicano in Svizzera e altrove le iniziative (per esempio i programmi di mentoring) dedite ad attrarre bambine e ragazze allo studio delle discipline Mint
Francesca Rigotti
Francesca Rigotti
05.03.2026 06:00

Si moltiplicano in Svizzera e altrove le iniziative (per esempio i programmi di mentoring) dedite ad attrarre bambine e ragazze allo studio delle discipline Mint: matematica, informatica, scienze naturali e tecnologia. Iniziative lodevoli, da promuovere e incoraggiare? Dipende dal messaggio implicito.

Se questo significa: «Le ragazze sono perfettamente in grado di affrontare materie scientifiche e tecnologiche e di svolgere attività lavorative ad esse afferenti», benissimo, nulla da eccepire, anzi! Ciò vuol dire riconoscere finalmente che le donne non sono per natura o per essenza disinteressate alla scienza.

E se però il messaggio fosse più subdolo, e stesse per: «Molti ragazzi già seguono percorsi disciplinari tecnico-scientifici, ma è bene che lo facciano tutti, anche le ragazze in modo che vi siano più giovani che si rivolgono a professioni di questo genere», allora le cose cambierebbero, e molto. E che le intenzioni, aperte o celate, vadano in quella direzione lo suggerisce il fatto che non esistono iniziative che promuovano presso i ragazzi le discipline umanistiche, incoraggiandoli allo studio delle lingue antiche, della letteratura, della filosofia, della storia...Il che è davvero un peccato perché questo svantaggia i giovani maschi, impoverendo la loro possibilità di esercitare lo spirito critico e di comprendere a fondo i cambiamenti del presente, giacché è la formazione umanistica che fornisce in primo luogo le coordinate concettuali per interpretarlo (come ben capiscono gli imprenditori che cercano manager con formazione filosofica...).

Tutto ciò poi se scopo dell’istruzione media superiore, soprattutto nei licei, non è lo specialismo precoce ma la formazione di una cultura generale basata sull’armonia della persona secondo istanze di giustizia e libertà. Non è infatti imparando a creare una app che ci si domanda se l’azione che tale app favorisce è libera e giusta. Non è perché si è fondatori e ingegneri della Silicon Valley e si è bravi a diffondere meglio le informazioni, gestire un ufficio o andare nello spazio, che si può governare meglio dei politici. Sarebbe la distopia di un modello sociale autoritario dominato dai controllori del digitale che pensano in modo gerarchico, burocratico e falsamente meritocratico (i meritevoli sono quelli che sanno scrivere un codice e gli altri no).

Spero che ci sia risparmiato questo incubo, realizzazione del mito del salvatore tecnologico, la singolarità, che risolverà tutti i problemi con l’A.I. rendendo obsoleta la democrazia, lo stato di diritto nonché pace, solidarietà, giustizia distributiva, protezione delle minoranze. Forse non basterà a tanto la formazione armoniosa per le ragazze e i ragazzi, ma lasciatemelo sognare.