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Il commento

Una piccola ma bella storia di successo

Il Ticino a Berna ribalta ogni pronostico: anche le mamme adottive devono essere protette dal licenziamento – L'azione dei protagonisti: Dadò-Fonio-Agustoni-Mirante-Chiesa-Regazzi
Gianni Righinetti
13.06.2026 06:00

Una storia di politica ticinese di successo è diventata ora una storia nazionale di successo. Mentre il Governo cantonale e quello federale sono ai ferri corti su molti fronti ad imporsi sulla scena è una decisione positiva. Non è il caso di esaltarsi, non sarà una questione di enorme importanza e di grandi numeri, ma è positiva, è rallegrante e genera un po’ di quell’ottimismo che in politica è sempre più merce rara. Il sì federale alla protezione dal licenziamento per le neomamme adottive ha il merito di ricordarci qualcosa di semplice, finanche banale: le idee sensate, le proposte all’insegna dell’equità e della solidarietà, possono anche volare. Non accade spesso (ndr. leggasi, praticamente mai) che un’iniziativa cantonale trovi l’avallo delle Camere federali e oggi, con le tensioni in atto è oltremodo significativo. Un plauso ha chi nel 2019 aveva generato la proposta in Gran Consiglio, i «centristi» Dadò-Agustoni-Fonio, poi ha spinto anche «l’avantista» Mirante nella veste di relatrice commissionale, agli Stati l’ago della bilancia è stata la coppia degli «allineati» Regazzi-Chiesa, mentre al Nazionale a fare lobby nella Sala dei passi perduti è stato lo stesso Fonio. Da notare che tanto nella Camera alta che in quella bassa le commissioni si erano dette contrarie: il pronostico negativo pertanto è stato così smentito ben due volte.

Il primo pensiero positivo, in attesa che venga elaborato un progetto di legge, va alle mamme, a quella figura che non merita di essere suddivisa in «categoria a» e di «serie b». La mamma è universale e altrettanto devono essere le regole che la rapportano alla società, nella fattispecie al mondo del lavoro. Le neomamme adottive un giorno, speriamo non troppo lontano, potranno ringraziare il Ticino per la spinta lungimirante. Perché chi adotta non vive una maternità minore, men che meno quando il figlio arriva nella nuova famiglia e nella nuova realtà. Proteggerla dal licenziamento per sedici settimane significa riconoscere che anche l’adozione è un inizio delicato, e che il diritto del lavoro non può far finta di nulla.

È stata chiamata una «vittoria ticinese», ma non perché vada sventolata senza pausa facendone motivo di sterile vanto, ma perché dimostra che nella capitale possiamo incidere con la forza della ragione su temi chiari. Spesso per contro il rapporto con la Confederazione viene raccontato esclusivamente come un braccio di ferro: sud contro nord, periferia contro centro. A volte è davvero così. Altre volte, però, la strada più efficace non è alzare la voce, ma costruire un consenso. E questa volta il consenso, seppur grazie a tanta fatica, è arrivato. Attendiamo emuli lungimiranti capaci di mettere in campo pari determinazione e gioia per raggiungere la meta, anche sui temi più controversi. Ma soprattutto senza quei piagnistei che troppo sovente contraddistinguono l’azione cantonale laddove si gioca la partita vera, quella della politica federale.