Una rubrica quarantenne

Per una felice coincidenza mi ritrovo a scrivere il primo Plurilingua del 2026, nell’anno in cui questa rubrica compie quarant’anni! Un lasso di tempo lunghissimo soprattutto se pensiamo a «com’eravamo », non solo linguisticamente, nel 1986.
Da poco entrati nell’entrati nell’era del PC (“personal computer”) eravamo a una decina di anni dalla diffusione di massa di internet e della telefonia mobile e a poco più di vent’anni dall’arrivo dell’iPhone (2007), emblema di una protesi pervasiva ormai irrinunciabile.
Ancora una quindicina d’anni e il 30 novembre 2022 ChatGPT sarebbe entrato in scena con grande sorpresa di tutti (ideatori compresi). E con ChatGPT e compagnia l’intelligenza artificiale (IA) è ormai entrata in forze quale primo attore su un palcoscenico globale che non abbandonerà più. Queste quattro pietre miliari in una quarantina d’anni (PC, “internet mobile”, smartphone, IA) hanno avuto conseguenze linguistiche di non poco conto: basterebbe pensare, puntualmente anche se un po’ alla rinfusa, all’avvento dei sistemi di videoscrittura, alla quasi scomparsa delle enciclopedie nazionali sostituite da Wikipedia, o all’interfaccia grafica WIMP, acronimo di “Windows (finestre)”, “Icons (icone)”, “Menus (menu)”, “Point (puntamento del mouse)”. Quest’ultima rivoluzione della GUI (Graphical User Interface), partì negli anni Settanta dal centro di ricerca della Xerox a Palo Alto e continuò con l’avvento a metà degli anni Ottanta del primo Macintosh, che avrebbe rivoluzionato l’informatica grazie a un uso più intuitivo del computer.
Un nuovo linguaggio di comunicazione macchina- utente allargò allora a dismisura la platea degli interessati ai quali non occorreva conoscere nessun comando di programmazione. Un po’ come quando l’IA si è diffusa, dalla sera alla mattina, con milioni di persone che scoprono improvvisamente di poter colloquiare con una macchina (nella propria lingua!) come se si fosse di fronte a un essere umano. Tutto questo sta avendo un impatto formidabile su tutte le lingue e quindi anche sulla nostra lingua italiana, e guardando avanti questa rubrica dovrà certamente continuare ad occuparsi di temi che riguardano l’impatto linguistico delle nuove tecnologie. Vasto programma , visto quanto rischi di essere velleitario cercare di immaginare che ne sarà delle lingue, delle culture e dei sistemi di convivenza sociale e politica fra altri quarant’anni. Tanto più che sono imminenti l’«uomo quantistico» (titolo dell’ultimo volume di Derrick de Kerckhove) e il “quantum computing” che impatterà fortemente anche sull’uso dell’IA.
Guardiamo allora un po’ indietro, ricordando con gratitudine l’inventore di questa rubrica, ovvero Paolo Di Stefano, siciliano d’origine e luganese di formazione dalle elementari alla maturità, allora responsabile delle pagine culturali di questo giornale e in seguito autore di un percorso intellettuale e professionale che ne hanno fatto uno dei migliori giornalisti italiani in assoluto, nonché scrittore affermato dell’odierno panorama letterario italiano. Fra la decina di autori che hanno scritto in tutti questi anni per Plurilingua chi scrive è oggi l’unico presente fin dall’inizio, ma con la compagnia longeva e temiamo immeritata di tre linguisti di valore quali Michele Cortelazzo, Maurizio Dardano e Carla Marello, «arruolati» nel lontano 1991 con lungimiranza da Saverio Snider, allora responsabile della cultura al CdT. A questo proposito ci piace segnalare i 24 contributi del volume Per i 90 anni di un maestro. Studi offerti a Maurizio Dardano (Alessandria, Edizioni dell’Orso 2025), facendo tantissimi auguri ad un linguista prestigioso che i lettori del CdT apprezzano da così tanti anni.
E, guardando avanti, lontano lontano, tantissimi auguri, a nome di tutti i contributori e di tutti i lettori di Plurilingua, li facciamo anche a Irene, figlia di Anna e di Matteo, attuale responsabile della cultura al CdT. Chissà se i genitori hanno pensato che le iniziali della loro bimba appena arrivata fanno “IA”? Sarà di certo un caso, ma immaginiamo che lo sguardo a ragion veduta critico degli editoriali di papà su fatti e misfatti dell’evoluzione tecnologica venga corroborato dalla presenza di una figlia che avrà solo 75 anni all’inizio del prossimo secolo. In ogni caso genitori attenti e premurosi sanno bene che la “A” che più conta non abbina l’intelligenza all’«artificiale» ma all’«amore».


