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ll punto sui preziosi

Un'estate in giallo

Tra illusioni di dazi e tagli attesi, l’oro brilla più che mai – Ma non solo: anche argento, platino e altri
Simone Knobloch
04.10.2025 06:00

L’estate 2025 da pochissimo è in archivio. Un’estate turbolenta per quanto riguarda il mercato dei metalli preziosi. L’ultimo trimestre ha visto il mercato protagonista di un rally che ha sorpreso per intensità e tempistica, in un contesto macroeconomico segnato da attese di allentamento monetario e da nuove tensioni sulla politica commerciale statunitense.

Dopo settimane di consolidamento l’oro ha rotto al rialzo a fine agosto e in questi giorni ha di fatto raggiunto quota 3.900 dollari l’oncia. A innescare il movimento è stata la combinazione tra un mercato del lavoro americano in raffreddamento e la crescente convinzione del taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.

Ma a sostenere gli acquisti nel trimestre ha contribuito anche, forse soprattutto, un elemento politico: i presunti dazi sull’oro paventati a inizio agosto dall’amministrazione Trump, che hanno alimentato timori sulla libertà dei flussi commerciali e rafforzato l’attrattiva del metallo giallo come bene rifugio.

Già, gli Stati Uniti e i dazi hanno conquistato le pagine dei nostri quotidiani. Le notizie, che ho sempre ritenuto abbastanza improbabili, hanno trovato in modo davvero stupefacente anche sponde autorevoli nel nostro Paese, ma come era evidente si sono poi rivelate del tutto prive di ogni fondamento. L’oro da investimento non è soggetto a dazi. A livello Confederale però il tema «dazi» è sempre al centro del dibattito e la riduzione delle tariffe d’importazione imposte dagli Stati Uniti alla Confederazione è di estrema importanza. Ci sono anche delle proposte, essenzialmente mediatiche, che coinvolgono l’industria nazionale dei metalli preziosi. Al di là del mio pensiero personale, confesso di essere un po’ scettico, credo fermamente che, data la delicatezza del tema, sia opportuno lasciare ogni discussione ai negoziatori coinvolti.

L’argento ha seguito l’oro a ruota, con un’accelerazione che lo ha riportato oltre i 40 dollari l’oncia per la prima volta dal 2011, sostenuto dagli afflussi record negli ETP fisici e dalla crescente scarsità di liquidità sul mercato londinese. Il rapporto oro/argento resta elevato in termini storici, lasciando spazio a ulteriori movimenti speculativi a favore del metallo bianco.

Più complesso il quadro per gli altri preziosi. Il platino ha confermato il recupero di lungo periodo, consolidando sopra i 1.300 dollari e spingendosi a inizio ottobre a sfiorare quota 1.600, in un mercato caratterizzato da deficit fisico e backwardation (situazione in cui il prezzo di spot è superiore a quello futuro, espresso nei contratti future, ndr).  Il palladio, al contrario, ha sofferto un trimestre debole, scendendo sotto i 1.100 dollari a fine agosto, zavorrato dal calo della domanda automobilistica e dall’aumento dell’offerta da riciclo, e ora in leggera ripresa.

Tra i metalli minori, il rodio si è mosso in un range ampio ma resta sostenuto da acquisti difensivi e scarsità di offerta; il rutenio ha sorpreso con un rally oltre i 900 dollari grazie alla domanda industriale legata a chimica e semiconduttori, mentre l’iridio ha mantenuto un profilo più debole.

Nel complesso, il trimestre estivo ha consolidato il ruolo dei metalli preziosi come bene rifugio in un contesto di incertezza: inflazione in ripresa, rischio stagflazione, tensioni fiscali negli Stati Uniti e volatilità dei bond hanno spinto investitori istituzionali e privati a rafforzare la diversificazione dei portafogli. Con l’avvicinarsi dell’ipotesi dei tagli dei tassi e il permanere di rischi politici e commerciali, l’outlook per il comparto resta positivo, con oro e argento in prima linea.

Simone Knobloch, Chief Operating Officer di Valcambi SA
Simone Knobloch, Chief Operating Officer di Valcambi SA