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Commento

Vannacci e la deriva estremista: siamo onesti, la colpa è anche dei media

Il caso dell'ex generale Roberto Vannacci è illuminante: giornali e TV hanno contribuito a creare un personaggio che ora vorrebbero distruggere - Ma oggi il suo partito, Futuro Nazionale, ha raggiunto l'8%, superando Forza Italia e la Lega
Michele Montanari
05.09.2026 09:00

La comunicazione politica, con il proliferare del populismo e dei social media, è profondamente cambiata. Oggi sembra più credibile l'utopia di una democrazia perfetta, in cui popolo e rappresentanti sono costantemente in contatto. Ma l'idea di un dialogo sempre aperto nelle due direzioni è solo apparenza. I politici che attirano le masse parlano con la pancia, spesso con toni moralmente inaccettabili. Quella che sembra la lingua del popolo è invece pura retorica che aiuta a intercettare il consenso di un numero crescente di persone. E questo è sintomatico di un malessere diffuso in tutto l'Occidente, dove il sostegno all'antipolitica e alla controinformazione è vertiginosamente in aumento. Una crisi delle istituzioni che pure in Ticino, oggi, conosciamo molto bene.

I media non possono professarsi innocenti davanti a tali derive. In Italia il caso dell’ex generale Roberto Vannacci è illuminante. Il suo discutibile libro, infarcito di luoghi comuni, omofobia, sessismo e xenofobia, dopo esser stato pubblicizzato all’inverosimile da giornali e TV ha venduto valanghe di copie. Va detto che, per essere un'opera autopubblicata, stava già andando molto bene sul mercato dei libri. D'altronde, chi non sarebbe attirato da un (ex) generale dell'Esercito che spara badilate contro tutto e tutti, meglio se minoranze? Nel tentativo di fare rumore e attaccare un bersaglio apparentemente semplice, alcuni giornali, di fatto, hanno reso Vannacci una star, più di quanto avrebbe potuto fare con le sue sole forze. Scoprendo, tra l'altro, che il bersaglio non era così semplice da abbattere come previsto.

Il copione dell’ex generale è elementare, non certo una raffinata strategia: pesca a strascico tra le masse deluse dalla politica e dai media cosiddetti mainstream. Un gioco da ragazzi quando si usa l’immortale cavallo di battaglia del «dagli allo straniero, al diverso». Il leader leghista Matteo Salvini, che sulla caccia al nemico esterno ha costruito una carriera, è subito rimasto stregato dal personaggio. Vannacci è entrato nei ranghi della Lega, arrivando senza troppi problemi al Parlamento europeo. Poi, sempre facendo leva sull’indignazione dei cittadini, ha preso la sua strada, estremizzando ideologie già estreme.  

Oggi è leader di Futuro Nazionale, partito che in pochi mesi è arrivato a un sorprendente (ma neanche troppo in realtà) 8% nei sondaggi, superando Forza Italia e la stessa Lega. Il programma politico è quanto di più reazionario si sia visto nella storia italiana recente. Tra le altre cose, l’abolizione del diritto all'aborto, il divieto di contenuti gender in TV e il rifiuto delle unioni civili. E ancora, l'apertura alla Russia di Vladimir Putin. Vannacci è criticatissimo, pure da alti esponenti dell'Esercito e da chi il «mostro» lo ha creato e sbattuto in prima pagina. Salvini e i media, per tornaconto personale o ingenuità, sono caduti nel trappolone di un personaggio innegabilmente molto furbo. E pensare che sarebbe bastato non dare tanto spazio a quel provocatorio libro, dal valore culturale più o meno nullo. E, attenzione, non si parla di censura, ma di saper valutare il peso e la portata di una notizia. I giornalisti, in questo senso, sembrano aver smarrito quel ruolo di gatekeeping che li distingue(va) dall'acritica valanga di informazioni dell'era digitale.

Ma non solo. Nel tentativo di rimediare all'aver amplificato il fenomeno Vannacci, oggi il leader di Futuro Nazionale viene tartassato di domande scomodissime e a senso unico, palesando l'ipocrita differenza di trattamento che i media riservano a politici più graditi. Potremmo chiamarli attacchi riparatori che, oltre a minare la credibilità delle testate giornalistiche, rendono Vannacci più simpatico a una certa fetta di pubblico. La proverbiale toppa peggiore del buco: i media hanno creato un personaggio che vogliono ora distruggere, senza riuscirci. Aggiungiamo all'equazione la cronica mancanza di argomenti dell'opposizione progressista, ovvero quei politici che dovrebbero essere i rivali naturali di Futuro Nazionale. Di fatto, troppi esponenti di sinistra si limitano a insultare sterilmente l’ex generale, anche quando contraddire le sue sparate sarebbe una passeggiata di salute. Il copione dei detrattori è stanco e stancante: Vannacci è un fascista, j’accuse lanciato di continuo pure a Fratelli d’Italia e alla leader di partito Giorgia Meloni. Un disco rotto che non porta risultati concreti, ma spinge verso una polarizzazione acuta della società. D’altronde, ripetere una parola all’infinito non la rende più incisiva, semmai la svuota di senso. E Vannacci ringrazia.