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L'opinione

Crans-Montana e il valore dei titoli di Ingegnere e Architetto per le nostre istituzioni

L'opinione di Giuliano Anastasi, ingegnere
Red. Online
08.06.2026 19:14

Nei commenti che hanno fatto seguito alla tragedia di Crans-Montana nessuno si è chiesto come mai per il rinnovo di un locale pubblico il proprietario non abbia ingaggiato un professionista e l’autorità abbia lasciato fare. Non solo: nessuno ha puntato il dito contro la presenza in commercio di materiali da costruzione non idonei, per non parlare poi di chi produce questi materiali o di chi li importa, se provenienti dall’estero. Si direbbe che gli insegnamenti tratti dall’incendio della torre Grenfell di Londra, che ha fatto 72 morti, per gli inquirenti non contino nulla. Ebbene, la risposta è una sola: deregolamentazione, un approccio in cui la Svizzera eccelle da qualche decennio, con stuoli di politici dell’intero schieramento a sostenerla, assieme ad amministrazioni pubbliche e private. Non c’è da meravigliarsi se dall’estero sono piovute critiche, anche pesanti, all’operato della perfetta Svizzera e purtroppo, devo ammettere, a giusta ragione. In Svizzera, a differenza dell’UE, vige una regolamentazione “leggera”, in cui tutto è permesso, salvo ciò che è esplicitamente vietato, un principio diametralmente opposto a quello dell’EU dove tutto è vietato, salvo ciò che è esplicitamente permesso, principio che crea invece montagne di regole e burocrazia. Da noi, tuttavia, in ambiti come quello delle professioni tecniche, la deregolamentazione è stata voluta e spinta dai politici ben oltre il ragionevole, grazie al neoliberismo sviluppatosi nell’era della globalizzazione. Il risultato di questo approccio malsano è che un’autorità che tollera il “fai da te” nella costruzione da parte di persone non qualificate, provenienti dall’estero, crea le premesse per tragedie come quelle di Crans-Montana.

Il problema sta in un Consiglio federale paladino del neoliberismo, che si è sempre ostinatamente rifiutato di regolamentare le professioni di Ingegnere e Architetto, affermando che esse non comportano un interesse pubblico preponderante perché “i principali aspetti (…), come la sicurezza delle costruzioni, (…) sono già oggetto di garanzie sufficienti in diversi testi normativi (…)” (CF 24 novembre 2004). La tragedia di Crans-Montana ha dimostrato quanto illusoria fosse questa motivazione, soprattutto se si pensa che nella stragrande maggioranza dei paesi dell’EU e del mondo civilizzato le professioni tecniche sono regolamentate, con fior di camere tecniche e ordini che registrano i professionisti qualificati, concedono l’abilitazione all’esercizio della professione e impongono un aggiornamento professionale obbligatorio. Ritenere che Ingegneri e Architetti non contino nulla per l’ambiente costruito, come fa la Svizzera, rasenta l’insulto, a maggior ragione se si considera che nella maggioranza dei cantoni l’esercizio di queste professioni è del tutto libero. Ma c’è di più: il REG, la Fondazione dei registri svizzeri dei professionisti nei rami dell’Ingegneria, dell’Architettura e dell’Ambiente (www.reg.ch), unico ente svizzero autorizzato ad esaminare, certificare e registrare su base volontaria le qualifiche professionali dei tecnici attivi in Svizzera, dovrebbe essere maggiormente considerato da chi è preposto a tutelare la qualità e la sicurezza della costruzione. Ebbene, una sentenza del 2024 del Tribunale amministrativo federale (TAF), ha confermato l’atteggiamento di indifferenza verso i titoli di studio delle professioni tecniche: la decisione del TAF, favorevole a un candidato che si era rifiutato di sottoporsi all’esame del REG, ha imposto al REG di iscriverlo nell’apposito registro in base al suo titolo estero, riconosciuto senza verifiche particolari da parte della SEFRI, la Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione. Secondo le nostre istituzioni, dunque, a cominciare dal Consiglio federale, chi si adopera per dare forma all’ambiente costruito, in pratica all’ambiente nel quale viviamo e dal quale dipende in larga misura la nostra qualità di vita, non svolge alcuna attività di interesse pubblico degna di protezione. Di questo lassismo svizzero, direi contrario alla reputazione di cui ha finora goduto la Svizzera all’estero, approfittano autorità, amministrazioni e privati che, purtroppo, talvolta si rendono almeno moralmente colpevoli di tragedie.

Oggi, dopo la tragedia di Crans-Montana, forze politiche svizzere che fino a ieri avevano chiesto un allentamento delle disposizioni antiincendio, sembrano ravvedersi e chiedere un loro inasprimento. Forse questa inversione di tendenza è di buon auspicio per finalmente riconoscere le professioni di Ingegnere e Architetto da parte della classe politica svizzera in modo da creare una base legale a livello nazionale che tuteli l’esercizio di queste professioni a favore dell’intera società. Di certo, però, a questo punto anche le troppe associazioni professionali dovranno svegliarsi e fare la loro parte.

Giuliano Anastasi, Ingegnere, Melbourne