Credit Suisse, alcune domande di natura politica

Nel marzo scorso, si è verificato un evento straordinario che ha profondamente influenzato il panorama finanziario svizzero. In risposta alle settimane turbolente sui mercati finanziari internazionali e alle preesistenti difficoltà di Credit Suisse, questa storica banca svizzera si è confrontata con un problema di liquidità tanto grave da richiedere un intervento straordinario da parte della Confederazione. Dopo intense contrattazioni, gli attori coinvolti hanno tenuto una conferenza stampa per annunciare la soluzione adottata: UBS avrebbe acquisito Credit Suisse, supportata dagli strumenti finanziari forniti dalla Confederazione e dalla Banca Nazionale Svizzera. Lo scalpore suscitato da questo epilogo è giunto non solo agli investitori globali, ma ha anche manifestato il suo impatto sulla scena politica, mediatica e nell'opinione pubblica svizzera. Personalmente, ritengo che il Consiglio Federale abbia agito correttamente dato il complesso contesto decisionale: ha condotto dapprima un'analisi degli scenari e ha poi optato per la soluzione con i minori costi economici e sociali.
Tuttavia, desidero sollevare alcune domande di natura politica, senza però entrare nei dettagli tecnici delle politiche economiche o delle conseguenze legali e finanziarie per i portatori di interesse coinvolti.
In particolare, ritengo che sia fondamentale interrogarsi sul motivo per cui i parametri di liquidità e di capitale proprio, ideati dopo la crisi finanziaria del 2008 all'interno del quadro di regolamentazione Too Big to Fail (TBTF), non abbiano avuto l'efficacia prevista nel caso presente. Potrebbe essere opportuno che l'organo di vigilanza (FINMA) includa nella sua valutazione non solo indicatori quantitativi, ma anche parametri qualitativi. La crisi di fiducia in Credit Suisse, ulteriormente esacerbata dalla gestione aziendale inadeguata, suggerisce che tali indicatori potrebbero rivelarsi essenziali. Inoltre, sorgono dubbi riguardo alle lacune nella procedura di fallimento per le banche di rilevanza sistemica e alle misure di protezione per le aziende coinvolte in caso di fallimento. È imperativo rafforzare i meccanismi di controllo in modo che la Confederazione non debba intervenire nuovamente per il salvataggio della nuova UBS, poiché, considerando che quest'ultima conta un totale di bilancio doppio rispetto al nostro PIL, renderebbe il nostro margine di manovra pericolosamente limitato.
Infine, mi preoccupa l’aumentata frequenza nel ricorrere al diritto di necessità, come previsto nella nostra Costituzione (Art. 185, para. 3), in situazioni di crisi economica e non solo. Il mondo muta in maniera veloce, complessa, incerta e su scala globale. Dati gli eventi imprevedibili e significativi che si verificano, come la pandemia, le crisi energetiche e i conflitti, diventa essenziale rivedere e potenziare gli strumenti a nostra disposizione per garantire la stabilità economica e sociale del Paese prima che si ricorra all'intervento della Confederazione.


