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L'editoriale

Demografia, se la soluzione è così simile a una resa

Una riflessione attorno alle parole messe in poesia da Michel Houellebecq, presto protagonista anche ad Ascona - L'autore francese chiama in causa anche l'intelligenza artificiale
Paolo Galli
26.03.2026 06:00

Una delle poesie che aprono l’ultima raccolta di Michel Houellebecq (Combat toujours perdant, Flammarion, 2026) si apre così: «Occidentaux qui voulez vivre, vous êtes en fin de partie». E poi continua: «Vous n’avez plus beaucoup de chances». E via, cantando la fine del mondo, o comunque la fine di quell’Occidente al quale ci eravamo comodamente abituati. D’altronde, Houellebecq è la voce scomoda per eccellenza del vecchio mondo. Arriverà presto ad Ascona, il 29 marzo, per chiudere l’edizione 2026 degli Eventi letterari del Monte Verità, edizione dedicata proprio al tema Dance me to the end of love. La fine. La fine che ricorre, nei testi del controverso autore francese, ma anche nelle riflessioni e nelle paure - ben più profonde, e per questo solleticate dallo stesso Houellebecq - di un continente che è vecchio per definizione. Un continente che, in particolare, si trova ad affrontare una vera e propria crisi demografica. Proprio Houellebecq, in una sua rara intervista, rilasciata pochi giorni fa alla Lettura, ha ribadito un concetto non nuovo, nelle sue esternazioni, sul tema: «Il calo demografico è un segno della volontà di scomparire. Per una società è lo strumento di fuga più chiaro». E poi continua: «C’è un desiderio di morte. Non totalmente consapevole, e non solo in Occidente. Tutto lascia pensare che esista un principio di autodistruzione nella modernità». Arriva anche a ipotizzare, divagando sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale: «Penso che la demografia in calo nei Paesi più sviluppati avrà conseguenze fatali. A un certo punto potrebbe non esserci altra soluzione che la sostituzione dell’uomo con i robot».

Parole che mi hanno ricordato uno studio pubblicato lo scorso anno dal Pictet Research Institute e ripreso, allora, da molti media. Secondo gli analisti, la costante diminuzione degli adulti in età lavorativa, a causa dell’invecchiamento della popolazione e del calo delle nascite - fattori innegabili, va sottolineato -, lascerebbe presagire l’avvento di una nuova era dominata da automazione, intelligenza artificiale e ridefinizione della produttività. Della serie: o ci si adatta per tempo a questo scenario, oppure ci si ritroverà sommersi da un’ondata di responsabilità senza soluzione. E ci si avvierà, per riprendere Houellebecq, verso la fine del proprio mondo - sottomesso, secondo l’autore, a dinamiche fatte di nichilismo e (aspetto decisamente più critico e criticabile nelle sue parole) immigrazione -, piccolo o grande che sia. Lo scenario tratteggiato dallo studio di Pictet trova, in realtà, prime conferme nelle scelte fatte da alcuni Paesi, a cominciare dalla Cina. Pechino ha fatto i calcoli e si è resa conto di aver perso, nel solo 2025, 3,39 milioni di abitanti. Le nuove nascite, rispetto al 2024, sono calate del 17%. E il tasso di fecondità (il numero medio di figli per donna in età feconda) si è assestato a quota 0,96, una soglia molto lontana da quella di ricambio generazionale (2,1). Inciso solo per la cronaca: in Svizzera il tasso nel 2024 è sceso a 1,29, il livello più basso dall’inizio delle rilevazioni nel 1876. Ma se agire direttamente sulle sostituzioni naturali è una questione complessa, eticamente discutibile e difficilmente attuabile - le politiche generiche a base di incentivi sembrano non bastare più -, anche affidarsi in toto all’immigrazione può avere alcuni limiti, anche di polarizzazione politica.

Insomma, nell’attuale, fragile, sistema di equilibri, in una società che invecchia a una velocità inedita e crescente e che si ritrova di colpo sotto pressione - i costi delle casse malati non sono certo destinati a calare, anzi -, c’è chi pensa alla tecnologia come a una soluzione per uscire dalla crisi. La panacea di ogni male. La corsa di Pechino all’intelligenza artificiale è quindi sì economica, ma è anche esistenziale. Perché l’obiettivo è mantenere alta la produttività in qualche modo, in ogni modo possibile, con tutti i rischi del caso. Perché affidarsi alle macchine, alla tecnologia, può avere ripercussioni - facili da intuire - sui posti di lavoro e sull’attuale sistema sociale. Ma Xi Jinping non accenna a tornare sui suoi passi e mira anzi a trasformare la Cina in una potenza ad alta tecnologia del tutto autosufficiente. Ne va dell’immagine stessa del Partito, che ha fondato la propria legittimità sulla stabilità economica, ora messa a dura prova proprio dalla crisi demografica, diventata drammatica. Torniamo a Houellebecq, a costo di sembrare allineati alla sua «filosofia», detestabile, in realtà, da chi continua ad avere fiducia nell’uomo, prima ancora che nell’«uomo artificiale». La poesia da cui siamo partiti (Fin de partie) si chiude, infatti, così: «Je connais vos peurs, vos absences (...). Je sais le pourquoi, le comment. Je maîtrise les référentiels. Je sais que la fin sera triste».