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L'editoriale

Al popolo un'ardua sentenza sull'AVS

L’aliquota ordinaria dell’IVA sarà aumentata di 0,4 punti dal 2028, passando dall’attuale tasso dell’8,1% all’8,5%
Giovanni Galli
20.06.2026 06:00

Dopo un lungo braccio di ferro in Parlamento, sul finanziamento della 13. AVS è uscita, in modo un po’ rocambolesco, una soluzione parziale e che non accontenta nessuno. L’aliquota ordinaria dell’IVA sarà aumentata di 0,4 punti dal 2028, passando dall’attuale tasso dell’8,1% all’8,5%. Questo significa che, nei primi due anni, la nuova prestazione - il costo iniziale è stimato in 4,2 miliardi di franchi - non sarà coperta da nuove entrate e poi lo sarà solo per metà. Per alcuni è meglio di niente, perché dal muro contro muro in Parlamento sarebbe potuta uscire anche l’opzione zero, vale a dire nessun finanziamento almeno fino alla prossima riforma del primo pilastro, prevista nel 2030; ma dal punto di vista finanziario e politico resta comunque una risposta insoddisfacente. Per altri, invece, è un aggravio ingiustificato, che riduce il potere d’acquisto e non affronta alla radice i problemi del primo pilastro, che vanno ben oltre la copertura della nuova mensilità. Queste divergenze profonde attorno a una soluzione che non è nemmeno frutto di un autentico compromesso, ma solo di fragili manovre parlamentari, rendono la situazione molto precaria. Siccome l’aumento dell’imposta sui consumi va sottoposto a referendum obbligatorio, viene da chiedersi chi fra qualche mese lo difenderà con convinzione davanti al popolo. Il Consiglio federale è tenuto a fare buon viso, ma in realtà avrebbe voluto una soluzione ponte più incisiva. La sinistra e i sindacati, dopo aver fatto credere nella campagna di voto del 2024 che la 13. AVS fosse praticamente gratuita per i primi anni, avrebbero preferito una via mista, basata sull’aumento permanente dell’IVA e dei contributi salariali. Questo secondo elemento, caduto in Parlamento in «zona Cesarini», era una trave portante della loro strategia. Infatti, essendo i contributi dipendenti dal salario, avrebbero favorito una maggiore solidarietà fra redditi alti e bassi. Sul fronte opposto, il PLR è già partito all’arrembaggio con la creazione di un’alleanza denominata «No all’aumento delle imposte». Anche l’UDC dovrebbe essere della partita, visto che ha sempre osteggiato i rincari fiscali. C’è poi tutto il mondo economico, che pur essendo sollevato per la cancellazione dei maggiori contributi salariali si oppone a un aumento duraturo dell’IVA e ritiene che la 13. AVS non possa essere dissociata dalle sfide strutturali dell’intero primo pilastro. A spostare gli equilibri in Parlamento in favore della sola IVA sono stati i Verdi liberali, che però da soli non hanno la forza sufficiente per pilotare una votazione popolare. Resta il Centro, ma anche in questo caso, per di più nell’anno elettorale, che interesse avrebbe a spendersi per una soluzione di ripiego? L’aumento dell’IVA (che chiama alla cassa anche gli stessi pensionati) arriva alle urne in un contesto difficile. Non solo perché dai sondaggi, finora, sono emerse forti resistenze ad alzare l’imposta sui consumi per finanziare nuovi compiti dello Stato. Ma anche perché si profilano all’orizzonte aumenti per la modernizzazione dell’esercito e un aggravio dei contributi salariali per far fronte alle difficoltà dell’Assicurazione invalidità. Di certo ci sono solo due cose. Innanzitutto, che per i primi due anni, la fattura della 13.AVS sarà interamente a carico del Fondo AVS. Nulla di irreparabile, ma visto che parte del patrimonio andrà usata per pagare le rendite si dovrà mettere in conto anche una riduzione dei rendimenti. Inoltre, nel 2027 non verrebbe più rispettato, per quasi 1 miliardo di franchi, il requisito di legge che impone al fondo di mantenere una riserva pari a un anno di spese. Dal 2028, il fondo si dovrà sobbarcare «solo» la differenza non coperta dall’aumento dell’IVA, sempre che quest’ultimo venga accolto in votazione. Sta di fatto, che meno soldi entrano nel portafoglio del primo pilastro più questo col tempo si assottiglia. Secondo: il conto arriva sempre. Meno si paga prima e più si paga dopo. Ovvero, più si ritarda più sarà costoso intervenire per riportare i conti in equilibrio. La pressione rimane alta, perché al problema contingente della 13.AVS si sovrapporrà presto quello demografico e dell’aumento del numero dei pensionati. Una situazione che gli uni, Governo compreso, vorrebbero affrontare aumentando stabilmente imposte e contributi e gli altri, invece, tramite misure strutturali; detto altrimenti, anche con un aumento dell’età pensionabile. Ed infatti, l’accusa della sinistra è di voler creare una situazione insostenibile apposta per poi rendere inevitabile l’adozione di queste misure. Al popolo spetterà quindi un’ardua scelta d’indirizzo, perché dalla sua decisione si dovrebbe capire anche in quale direzione proseguire. Il Parlamento, con la contrapposizione fra i due schieramenti, non è riuscito a indicarla chiaramente, adottando una soluzione pragmatica tipicamente svizzera. Un sì all’aumento dell’IVA sarebbe un segnale (quanto forte lo si vedrà dal risultato) per continuare lungo la strada tradizionale e finanziare il prima possibile la 13. AVS. Un no, invece, sarebbe un’esortazione a cambiare rotta (con annessi e connessi) e a trovare ricette che non intaccano il potere d’acquisto; o tramite risparmi in altri settori o con soluzioni strutturali in grado di assicurare la perennità del primo pilastro.