L'editoriale

Colto al volo l'unico risparmio

Sì netto all'iniziativa popolare per ridurre l'imposta di circolazione - La determinazione del partito di Fiorenzo Dadò e l'amaro in bocca per un dibattito assente - Il centrodestra detta il ritmo?
Gianni Righinetti
31.10.2022 06:00

Quello sull’imposta di circolazione è stato un voto senza un vero dibattito e alla prova delle urne letteralmente senza storia. L’iniziativa popolare lanciata nel 2017 dall’allora PPD (ora Il Centro) ha raccolto massicciamente il consenso del misero 35% dei cittadini votanti che hanno deciso di dire la loro. A prima vista appare fin incredibile constatare come molti possessori di un’auto non abbiano espresso la propria opinione, rinunciando di fatto ad influenzare il risultato di una variabile che ha influsso diretto sul costo della nostra sempre più cara vita. In realtà la campagna che ha contraddistinto l’appuntamento di ieri con le urne è stata pasticciata, confusa di fronte a proposte incomplete e sostanzialmente imperfette. Ora si renderà verosimilmente necessario un po’ di maquillage, ma il sì dei cittadini a un vero e concreto risparmio è il dato che è e che rimane indiscutibile. Cittadini votanti che hanno fatto una scelta indiscutibile in un periodo contraddistinto da un generale aumento dei prezzi, di potenziali cataclismi energetici e dal salasso dei premi di casse malati. Di fronte a una situazione che ci rende pessimisti c’è stata una umana e naturale reazione. Detto con la massima concretezza e con un’affermazione scevra da qualsivoglia ideologia: è stato colto al volo l’unico risparmio possibile. Il tutto anche alla luce dell’ingiustificato aggravio deciso dal Governo solo pochi anni fa e che aveva reso l’imposta di circolazione ticinese (considerando anche il livello dei salari) la più esosa dell’intera Svizzera. Quando si tira troppo la corda, la stessa si spezza e il cittadino-elettore reagisce.

Resta l’amaro in bocca per una campagna di voto che non c’è stata e per una guerra delle cifre a suon di calcoli e formule complesse che hanno mandato in tilt molti e distolto l’attenzione dal vero problema: il costo sproporzionato a carico dell’automobilista ticinese. Ora c’è chi se la prende con Il Centro reo di aver cavalcato il populismo, ma quella che giunge dal fronte rossoverde è una reazione da cattivi perdenti. Anche perché, prima o poi, la ruota gira e il populismo (che non è per forza un insulto), lo mettono in pratica un po’ tutti. La squadra di Fiorenzo Dadò ci ha visto bene e, con il supporto di Lega e UDC ha sfondato il blocco di chi non voleva neppure che questa votazione avesse luogo. A frenare erano stati il Governo e il PLR, quest’ultimo assumendo una posizione dettata da un incomprensibile contorsionismo politico: risparmiare sì, ma non così (iniziativa) e neppure così (controprogetto). Ancora oggi si fatica a capire il perché della posizione assunta dal presidente Alessandro Speziali. Il popolo ha poi saggiamente respinto la via alternativa che aveva un puntuale difetto: mischiare e confondere l’imposta di circolazione inserendo un sussidio finalizzato all’acquisto dell’abbonamento Arcobaleno per coloro che beneficiavano dei sussidi di cassa malati. Una variabile, quella del trasporto pubblico, estranea al meccanismo e inserita a sproposito.

Il centrodestra cantonale che si era già imposto lo scorso maggio nell’avallare il cosiddetto «decreto Morisoli» che mira a contenere la spesa pubblica (con il sostegno di UDC-Lega-PLR), ora ha vinto sull’imposta di circolazione con Il Centro-Lega-UDC proprio mentre è iniziata la raccolta delle firme per abolire la Tassa di collegamento promossa dall’UDC e sostenuta da esponenti di primo piano di PLR e Il Centro (ma non fatta propria, ad oggi, dai rispettivi vertici).

A Berna si parlerebbe di fronte borghese, ma in Ticino appare evidente che all’appello manca un forte e chiaro segnale di compattezza dai due partiti al centro su un tema dal forte impatto pubblico.

Infine, nella tornata di ieri, i cittadini hanno dato ragione a Governo e Parlamento sulla riforma dell’Organizzazione delle autorità di protezione, cambiando così di fatto paradigma: si passerà dalla centralità locale (Comuni) a quella generale (Cantone). Il tutto andrà valutato alla prova dei fatti. Resta da fare un plauso sincero per il plebiscito sul riconoscimento ufficiale della lingua dei segni, dimostrazione tangibile della sensibilità dei ticinesi per i meno fortunati e che rappresenta una forte e chiara scelta di civiltà.