Da Mythos alla realtà dei mercati finanziari

Della pericolosità di Mythos, il tool di intelligenza artificiale dalle caratteristiche “quasi umane” sviluppato da Anthropic, si è scritto molto nei giorni scorsi. Un paio di settimane fa il periodico britannico The Economist ha dedicato la storia di copertina a questa startup e all’arrivo di questo bot, in grado potenzialmente di scovare debolezze, riparandole, nei sistemi informatici complessi e di generare attacchi a decisione quasi autonoma. Una notizia che ha letteralmente creato il panico nel mondo informatico, soprattutto della cybersicurezza. I titoli delle società quotate attive in questo ambito sono crollati con percentuali tra l’8% e il 14%. Di colpo queste aziende si sono viste cambiare radicalmente il loro modello di business. E anche le agenzie del governo americano hanno sentito scorrere un brivido lungo la schiena. La capacità del modello di agire “interamente in modo autonomo” nel settore dell’hacking ha spinto la stessa Anthropic, creatrice del bot, a dichiarare il prodotto “troppo pericoloso per un rilascio pubblico immediato”, portando persino a consultazioni d’urgenza con le istituzioni finanziarie statunitensi per proteggere le infrastrutture critiche. Insomma, fino alla comparsa di Mythos la narrazione dominante era una sola: la corsa all’IA è una competizione oltre che tecnologica ed economica, anche strategica, tra i rinnovati blocchi. E gli Stati Uniti intendono vincere la sfida contro la Cina. L’Europa, in questo campo, non è pervenuta. Oggi questa certezza è un po’ più sfumata. Siamo sicuri che lo sviluppo dell’IA debba avvenire a scapito della sicurezza nazionale, dell’integrità dei mercati finanziari e della democrazia? A questa domanda qualche sopracciglio ha incominciato ad alzarsi. Il timore, però, è che si tratti di una pausa di riflessione che durerà poco.
L’attenzione collettiva e le aspettative sull’intelligenza artificiale sono altissime, tanto che ci sono due partiti, di fatto: uno che la considera come la liberazione dell’uomo dalla fatica del lavoro, per ridargli la libertà perduta e permettergli di dedicarsi a ciò che più lo gratifica; l’altro, come una sorta di film distopico che creerà un futuro fatto di controllo sociale pervasivo, senza libertà. Probabilmente la verità sta nel mezzo, ma soltanto il futuro ci dirà se l’IA o l’evoluzione dei robot umanoidi creerà maggior reddito per tutti oppure ci attende un mondo invivibile. Sarà l’ennesimo utensile nella cassetta degli attrezzi dell’umanità o la trappola definitiva per la creatività individuale e l’innovazione sociale?
L’unica certezza, per ora, è che tutto ciò che nei mercati finanziari è legato all’intelligenza artificiale e alla possibilità di un suo sfruttamento economico ha quotazioni stellari. Da almeno un anno si parla di bolla finanziaria gonfiata proprio dalle attese di utili futuri importanti da questa tecnologia. Anthropic non è una società quotata. Lo sarà probabilmente entro la fine di quest’anno. Una IPO (offerta pubblica iniziale) stimata in circa 60-80 miliardi di dollari, che porterebbe il valore di Anthropic a circa 300 miliardi di dollari, farebbe la gioia di Dario Amodei, Ceo e fondatore della società, e dei soci finanziatori della startup, del calibro di Amazon, Alphabet (Google) e Microsoft. Insomma, i soliti noti del mondo big tech che pesano per il 13% dei listini americani. Ogni notizia legata a modelli come Mythos tende a riflettersi immediatamente sulle loro quotazioni e, di riflesso, sull’intero listino americano.


