Dove spira la brezza elettorale

Sabato a Soletta, il PLR svizzero ha lanciato, con insolito anticipo, la campagna in vista delle Federali del 2027. Col fiato sul collo del Centro, battuto d’un niente tre anni fa, il partito deve affrontare una sfida cruciale per mantenere le posizioni e conservare il secondo seggio in Consiglio federale. La partita è difficile, anche perché per stessa ammissione del co-presidente Benjamin Mühlemann i risultati elettorali ottenuti finora nei cantoni sono stati insoddisfacenti e adesso serve una svolta; il partito, infatti, ha perso consensi in tredici elezioni su sedici, ultime in ordine di tempo quelle dei Grigioni e di Glarona. Ma, PLR a parte, la brezza elettorale comincia a farsi sentire anche in ragione delle tendenze generali emerse finora e che, se confermate, potrebbero preludere a un risultato storico. Ben inteso, il quadro è giocoforza parziale, perché per ultimare il «Tour de Suisse» elettorale mancano all’appello nove Cantoni (tra i quali, Vaud, Zurigo e Ticino) e il vento, non sarebbe la prima volta, potrebbe cambiare. Ma dalle urne sono uscite indicazioni abbastanza univoche: l’UDC continua ad avanzare, Centro e PLR perdono colpi, mentre la sinistra marcia sostanzialmente sul posto con il PS che si rafforza a scapito dei Verdi: il risultato complessivo, comunque, è negativo. A partire dalle Federali del 2023, UDC e socialisti sono gli unici partiti in attivo. La prima è avanzata in 15 Cantoni su 16 e ha guadagnato 65 seggi nei parlamenti cantonali (superando quota 600); i secondi, pure in attivo, solo 9. Per tutti gli altri, chi più chi meno, il bilancio è deficitario. Secondo una ponderazione dei risultati effettuata dal Tages-Anzeiger in base alle dimensioni dei Cantoni in cui si è votato, l’UDC ha guadagnato 3,7 punti percentuali e il PS 0,7, mentre il PLR ne ha persi 1,2, il Centro 0,4 e i Verdi 1,5. Oltre al sondaggio SSR dello scorso autunno, c’è chi ritiene che di questo passo l’UDC riuscirà davvero nel 2027 a superare la soglia del 30%, una percentuale mai raggiunta da nessuna formazione nell’era della formula magica. La particolarità dell’UDC è che le sconfitte patite ultimamente su temi specifici a livello federale non ne hanno condizionato l’avanzata. Eloquente il caso dei Grigioni, dove nonostante il rigetto popolare dell’iniziativa sui 10 milioni, il partito è riuscito a riconquistare a mani basse il seggio nel Governo cantonale perso nel 2008 e la maggioranza relativa in Gran Consiglio, superando il Centro. La campagna permanente che l’UDC conduce da anni su temi sensibili come l’immigrazione e l’asilo sta dando i suoi frutti. Da un lato le consente di tenere alta la tensione e di mobilitare l’elettorato, dall’altro di erodere consensi negli altri partiti borghesi. «La vera lotta inizia adesso» ha dichiarato l’altro giorno ai giornali del gruppo CH Media il presidente del partito Marcel Dettling, che non sembra preoccupato più di tanto dai sondaggi che danno solo il 34% di favorevoli all’iniziativa sulla neutralità, in agenda il prossimo 27 settembre.
PLR e Centro, in competizione per il terzo posto a livello nazionale, hanno sostituito i loro vertici l’anno scorso, ma questi avvicendamenti non sono riusciti a tradursi in un’inversione di rotta nelle successive elezioni cantonali, anzi. Il 14 giugno, il Centro ha dovuto incassare la perdita di 4,9 punti percentuali nei Grigioni (-6 seggi in Gran Consiglio e perdita del primato relativo) e di 3,1 punti a Glarona (-3, un quarto dei seggi in meno). Questi due Cantoni erano una roccaforte del PBD, il partito nato dalla scissione nell’UDC dopo l’esclusione di Eveline Widmer-Schlumpf e con il quale l’allora PPD si era fuso nel 2020 per dare vita al Centro. Queste sconfitte proiettano un’ombra sulla consistenza a lungo termine della fusione, dalla quale i due partiti si aspettavano sicuramente altri risultati. Il neopresidente Philipp Matthias Bregy deve trovare il bandolo della matassa per dare una linea chiara al partito sui temi più ostici (a cominciare dal dossier europeo) e per superare certe persistenti divisioni interne, venute alla luce di recente anche nel dibattito alle Camere sul divieto del nucleare. Le premesse non sono ideali per il testa a testa con i liberali (comunque anche loro in difficoltà) alle prossime elezioni federali. Gli appuntamenti elettorali di Zugo (4 ottobre) e di Friburgo (8 novembre) , dove il partito (tallonato dal PLR) ha la maggioranza relativa in Parlamento saranno indicativi per tutti.
A sinistra, il PS può stare tranquillo visto che finora, pur tra alti e bassi, presenta un bilancio in attivo. Prosegue, invece, l’arretramento dei Verdi, che a parte qualche successo isolato, dopo il picco del 2019 (13,5% alle Federali) accusano perdite di consensi e vedono allontanarsi ulteriormente la possibilità di rivendicare un seggio in Governo. Il referendum contro la revoca del divieto del nucleare sarà una carta importante da giocare nell’anno elettorale.


