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L'editoriale

È in corso una guerra cognitiva, e noi siamo nel mirino

Riprendiamo l'analisi dell'ultimo saggio di Bruno Giussani «La mente sotto assedio» – Rispetto al concetto di «propaganda» il mondo è andato oltre, sfruttando le nuove tecnologie
Paolo Galli
25.02.2026 06:00

All’interno del suo saggio La mente sotto assedio, sull’intelligenza artificiale, Bruno Giussani, a un certo punto, parla di un articolo scritto da un ricercatore francese alla NATO, François du Cluzel. E lo cita: «La natura della guerra è cambiata. (...) La mente umana va ormai considerata come un nuovo dominio della guerra». Insomma, dopo terra, mare, aria, spazio e cyberspazio, ecco il dominio cognitivo. La mente umana come terreno di conquista, o comunque come teatro di un conflitto. All’interno del suo testo, pubblicato nel 2020, du Cluzel traccia il confine tra due concetti che potrebbero essere confusi tra loro, ovvero «propaganda» e «guerra cognitiva». Mentre gli individui subiscono passivamente la propaganda, possono contribuire attivamente (anche se inconsciamente) ad alimentare la guerra cognitiva. Questa è l’evoluzione estrema del conflitto psicologico: non mira più solo a influenzare ciò che le persone sanno, ma il modo in cui pensano. Trasforma la mente umana - per sua natura flessibile, ma anche influenzabile -, manipolando la percezione della realtà e i processi decisionali, per destabilizzare, dall’interno, le società. Mirando alle capacità cognitive degli individui e delle comunità - spiega sempre du Cluzel -, con l’ausilio di una serie di strumenti e tecniche specifiche, in particolare neuroscienze e tecnologie digitali, la strategia è quella di influenzare la loro percezione e alterare le loro capacità di ragionamento, assumendo così il controllo delle leve percettive, decisionali e comportamentali, al fine di ottenere gli effetti desiderati. Il nostro ruolo, in questa guerra, è piuttosto ambiguo, proprio perché reso attivo dalle stesse coordinate del conflitto. Siamo coinvolti nell’alimentare le tecnologie di «contenuti», nel farle evolvere in una determinata direzione, quella imposta dalla convergenza fra il potere politico e la potenza delle società tecnologiche (in Occidente come già avvenuto in Russia e in Cina). Siamo alla mercé di meccanismi più grandi di noi e se, una volta riconosciuto di esserlo, non reagiamo, entriamo a nostra volta, con un certo grado di responsabilità, a far parte di questo enorme motore di guerra cognitiva.

È qui che si deve inserire quella che Bruno Giussani definisce resistenza tecnologica. Un concetto già introdotto nel suo precedente saggio, Moins d’Amérique dans nos vies. Tale resistenza non va scambiata per rifiuto delle nuove tecnologie: al contrario. Si tratta piuttosto di consapevolezza attiva, di distanza critica, di approccio lucido alle tecnologie. È necessario, una volta capito di essere minacciati da queste dinamiche, contrapporsi ad esse. Ciò impone scelte talvolta collettive e talvolta individuali. Insomma, è una questione di azioni - o di reazioni, piuttosto - singole e comuni. Lo stesso Giussani, parlando di intelligenza artificiale, sottolinea come il tempo stia per scadere, «prima che le fondamenta di queste tecnologie si consolidino».

Il problema è che non siamo arrivati qui per caso, è il risultato di un’evoluzione - involuzione, piuttosto - della nostra società avvenuta su più decenni, che ha portato ad allargare, forse irrimediabilmente, le maglie del tessuto collettivo. In questi ultimi anni, certo, registriamo una netta accelerazione di questo sfilacciamento. Lo si è visto di fronte alle grandi difficoltà, nell’emergenza, reagendo alla pandemia e alle guerre - quella contro l’Ucraina dura da quattro anni, come sappiamo - in maniera spesso scomposta, anche nella scelta dei leader da seguire, accogliendo qua e là teorie e verità pericolose, costruite ad hoc proprio con lo scopo di accrescere le distanze tra individui, società e Stati, polarizzandoci. La guerra cognitiva è questa. Possiamo reagire, anzi dobbiamo reagire, prima che il circolo vizioso non si chiuda irrimediabilmente, con noi dentro.

"La mente sotto assedio. Come non lasciarsi manipolare nell’era dell’intelligenza artificiale", il nuovo libro del giornalista ticinese Bruno Giussani, verrà presentato questa sera, mercoledì 25 febbraio, alle 18.15 all’hotel Unione a Bellinzona. L’autore dialogherà con l’economista Ivano Dandrea.
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