Cerca e trova immobili
L'editoriale

Farinelli c'è, il PLR sogna ma la lista ora scotta

Riflessioni a margine della decisione del consigliere nazionale di correre per il Consiglio di Stato
Gianni Righinetti
11.07.2026 06:00

La candidatura, per evitare di leggere il concetto nella forma edulcorata del politichese stretto come «la disponibilità» di Alex Farinelli a correre per il Consiglio di Stato sulla lista del PLR non è una sorpresa. La sorpresa, semmai, è il modo: presentarsi singolarmente, uscendo allo scoperto mentre nel partito molti avrebbero preferito il solito balletto delle mezze frasi, degli sguardi laterali e della celebre «commissione cerca», che spesso somiglia più a una «commissione alibi». Farinelli ha dato uno strappo al consueto velo di ipocrisia che ammanta la marcia di avvicinamento alle elezioni, in attesa del via libera dalle alte sfere del partito. Ben venga questo modo di procedere, più reale, concreto, genuino e lontano da quegli artifici che il cittadino elettore non sopporta e non capisce più. In sostanza il consigliere nazionale ha deciso di non aspettare che qualcuno gli apparecchiasse la scena con tovaglia stirata e posate d’argento. Ha detto: io ci sono. Nel PLR, dove anche un colpo di tosse può diventare una questione di equilibri regionali, di genere, di sensibilità, forse pure di correnti sotterranee, non è cosa da poco. Sarebbe troppo facile e troppo comodo descriverla come una «fuga in avanti». Il presidente Alessandro Speziali sapeva; se poi abbia realmente gradito (o meno) forse non lo sapremo mai davvero. Di certo Farinelli è stato trasparente, ma la politica, si sa, è quell’arte curiosa in cui anche la trasparenza può essere letta come una mossa tattica, e anche una mossa tattica può essere venduta come trasparenza. L’importante è non offendersi: siamo solo all’inizio della campagna. Il punto vero è che la decisione di Farinelli cambia la partita. Non perché sia già da considerarsi eletto, ci mancherebbe. Lui per primo ricorderà la scottatura del 2023, quando la corsa al Consiglio degli Stati si concluse con tanto sudore freddo e senza gloria. E proprio per questo sarà probabilmente il più scaramantico di tutti. Ora il suo nome diventa un punto fermo attorno al quale costruire il resto della lista, libera ancora per quattro quinti. E quando in un partito si mette un punto fermo, subito dopo comincia la letteratura: chi ci sta accanto, chi resta fuori, chi rappresenta il Sopraceneri, chi il Sottoceneri, chi porta il voto urbano, chi quello periferico, chi garantisce competenza, chi entusiasmo, chi esperienza, chi una fotografia decente (o ammiccante) sul manifesto con la «squadra». I liberali svoltano dopo che Christian Vitta ha annunciato la sua uscita di scena con la rinuncia a presentarsi per altri 4 anni dopo i 12 già alle spalle. C’è chi vede in Farinelli la logica prosecuzione dell’era Vitta. Questo è ingeneroso e finanche sbagliato. Non c’è mai un consigliere di Stato copia del precedente e per fortuna le cose stanno così: il percorso di Farinelli nella Camera del popolo ha mostrato un profilo aperto oltre le rigide tesi precostituite del partito, sempre leale, ma mai allineato o uniformato per convenienza. Un atteggiamento persino coraggioso, anche nell’esprimere oggi una sua predisposizione a tenere ancora saldo nelle mani di chi ha il marchio PLR il Dipartimento delle finanze e dell’economia proprio nel momento in cui al vertice c’è chi non vedrebbe male lasciare la conduzione delle asettiche (e deficitarie) cifre di bilancio, per lanciarsi in dipartimenti che possono essere in grado anche di regalare una gioia o un applauso. L’eredità di Vitta è indubbiamente pesante, perché l’uscente ha incarnato una forma precisa di politica: competente, metodica, istituzionale e prudente. Ha dato al PLR un baricentro. Ma ogni baricentro, prima o poi, rischia di diventare zavorra se il mondo attorno cambia più in fretta del passo di chi lo governa. Farinelli porterà in chiave moderna il coraggio nelle scelte e una maggiore disponibilità ad assumersi rischi? Possono essere queste le parole giuste per un cambio di passo. Ma le parole giuste, in campagna elettorale, sono come gli ombrelli nei giorni di sole: tutti ne hanno uno a portata di mano, nessuno sa se servirà davvero. Oggi il focus è su Farinelli, ma presto si sposterà su altri nomi papabili, Simone Gianini, Samuele Cavadini, Cristina Maderni, Fabio Käppeli, Karin Valenzano Rossi, rigorosamente in ordine sparso. Con il presidente Speziali che afferma di pensare al ruolo di allenatore, ma le sue parole non sono ancora graniticamente convinte di non tentare la scalata al Governo. Anche perché, sognare il raddoppio non costa nulla. Ma per raggiungerlo non basta sommare nomi di peso come se fossero mattoni. Ora comincia la parte divertente per una lista che già scotta: quella in cui tutti diranno di lavorare per il bene comune, mentre ciascuno misurerà con precisione millimetrica il proprio spazio sul manifesto e sui media. È normale. È politica. E, tutto sommato, è anche per questo che ci divertiremo.