Cerca e trova immobili
L'editoriale

Il dente che duole e l'imposta indigesta

Il chiaro no dei ticinesi ai due temi in votazione popolare è un chiaro monito alla sinistra massimalista - In nessun Comune i cittadini hanno dato ragione a questo fronte
Gianni Righinetti
15.06.2026 06:00

No alla folle idea di un’assicurazione obbligatoria cantonale «Per il rimborso delle cure dentarie» e sì inequivocabile all’iniziativa costituzionale per neutralizzare l’aumento dei valori di stima. Tema, quest’ultimo, che nei fatti costituisce un argine contro la fiscalità d’assalto. Ad uscire con le ossa rotte è la sinistra, nella forma ormai di quella grande casa (seppur con molte stanze e pochi spazi comuni) che vedrà unito il fronte alle elezioni cantonali del 2027, dato che i due temi citati non erano da considerare strettamente partitici. Diciamo che l’elettorato ticinese ha dato prova di buonsenso e non con votazioni tirate e incerte, ma con percentuali incontestabili. Al punto che le prime reazioni di chi ha visto sfumare i propri sogni, suonano come le trite e ritrite frasi dei cattivi perdenti che rilanciano immediatamente facendo planare scenari catastrofici su quella che è la chiara volontà popolare. Sulle stime i nostrani del «dagli agli sgravi» non hanno perso tempo per sottolineare che seguendo la loro rotta nessuno avrebbe messo «le mani nelle tasche dei ticinesi». Peccato che i dati parlano chiaro e che quei 431 milioni di aggravio non erano soldi del Monopoly, ma moneta sonante che sarebbe uscita (prelevata) dalle tasche dei ticinesi. Un po’ di autocritica e sano realismo non guasterebbe. Il tentativo di fare passare per brutto e cattivo il proprietario immobiliare non ha convinto neppure chi vive in affitto. Segno che quello accolto non è stato vissuto come un privilegio a vantaggio di pochi. Semmai è il no che sarebbe stato una punizione nei confronti di molti, andando a gravare su leggi specifiche e settoriali, finendo così per colpire indistintamente molti. Anche quelle fasce che la sinistra dice storicamente di sostenere. Altro che «adeguamento tecnico», sarebbe stata una stangata fiscale e sociale: più imposte e meno sussidi.

A prendersela poi nei denti sono stati i promotori di un’iniziativa popolare lanciata nel lontano 2015, rimasta vergognosamente nei cassetti della politica per anni, ma va ricordato che lungo il percorso agli iniziativisti era stata proposta una soluzione (al ribasso). Ma pur sempre qualcosa. Oggi si può dire che «chi troppo vuole, nulla stringe». Anzi, si porta a casa una figuraccia. La sensibilità e la determinazione dell’elettorato che aveva sostenuto in maniera massiccia il 28 settembre dello scorso anno l’iniziativa per premi di cassa malati non oltre il 10% del reddito, si è sciolta in questi caldi giorni. Se quello era stato un capitale da fare fruttare, è stato semplicemente scialacquato. Quando un dente genera problemi sono dolori lancinanti, anche per il borsellino. Ma da qui a dare vita a una statalizzazione dentaria, in un’epoca in cui l’assicurazione obbligatoria LAMal, genera già mensili pensieri per fare quadrare i conti familiari e nella quale occorre semmai alleggerire il carico di compiti e costi sullo Stato, sarebbe stata una scelta in aperto conflitto con la storia.

Più in generale va osservato che i ticinesi non vogliono aggravi e incognite. Meno ideologia e più pragmatismo. A chi di dovere, in primis alla politica dogmatica, trarne i debiti insegnamenti. Aleggia l’idea di dare vita a un’iniziativa popolare per una «tassa di solidarietà», ovvero «fare pagare a chi può» per sostenere lo Stato e la ridistribuzione. Il testo per ora è solo nella testa di qualche politico, ma presto potrebbe diventare realtà e partire con la raccolta delle firme. Siamo sempre al muro contro muro. Da una parte l’UDC sostenuta da ambienti imprenditoriali ed esponenti borghesi di PLR e Centro, vuole ancorare il numero dei dipendenti pubblici a criteri tecnico-contabili con automatismi e soglie massime introducendo una rigidità strutturale che suonerebbe come il de profundis per ogni genere di azione politica da parte di un partito che in Governo vuole entrare per fare politica. La sinistra, piccata, per rifarsi delle sconfitte inanellate ogni qualvolta è scesa in campo per chiedere di più (ad eccezione delle casse malati) e si è agito o per bastonare (senza successo) gli sgravi fiscali, reagisce e rilancia. Ma si dimostra incapace di innovare e innovarsi. Chi vince e ottiene soddisfazioni dalle urne (per elezioni e votazioni) fa bene a continuare a picchiare il ferro caldo per tentare di modellarlo a suo piacimento. Chi si trova a inanellare sconfitte e continua imperterrito nella sua azione è, politicamente parlando, un masochista e pure un disperato. Una disperazione che si legge in un dato chiaro e inequivocabile: in nessuno dei 100 Comuni ticinesi gli elettori hanno votato in controtendenza rispetto al dato cantonale. Vien da dire neppure una piccola gioia per gli sconfitti.

In questo articolo: