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L'editoriale

Il potere «stroppia» e l’anatra resta zoppa

Le democrazie, per fortuna, hanno virtù nascoste – Le elezioni di midterm sono state un referendum sul signore, dai tratti bizzarri e imperiali, che sta alla Casa Bianca e il presidente le ha malamente perse
Ferruccio de Bortoli
Ferruccio de Bortoli
04.11.2026 23:10

Le democrazie, per fortuna, hanno virtù nascoste. E anche il troppo potere «stroppia». Le elezioni di midterm sono state un referendum sul signore, dai tratti bizzarri e imperiali, che sta alla Casa Bianca. E il presidente le ha malamente perse. Il suo nome non era sulla scheda ma è stato lui a dire agli elettori di considerarlo scritto (salvo poi dimenticarselo). Commetteremmo, però, un errore nel pensare che il tramonto di Trump sia la fine del trumpismo. Forse è solo l’inizio della sua metamorfosi e non necessariamente in meglio. I sistemi democratici si reggono sull’equilibrio dei poteri e soffrono l’esondazione di un potere sull’altro. Quando hanno pesi e contrappesi sopravvivono, altrimenti deperiscono. Il voto americano è un balsamo per tutti, anche per chi non avrebbe mai votato per i democratici.

La vanità patologica di una presidenza è stata punita. Ma ha perso anche - ed è questa un’altra confortante novità - lo straordinario potere dei soldi. Elon Musk ha investito quasi 500 milioni di dollari, un record storico, a favore dei candidati trumpiani. Soprattutto in Texas, roccaforte repubblicana, dove ha vinto, con largo vantaggio, il democratico James Talarico. Chi può comprare tutto dall’alto della sua immensa ricchezza - e non è il solo - non può comprare i voti. Una bella notizia in un’epoca in cui gli oligarchi del digitale, tanto ammirati quanto discussi, sostengono che la democrazia è un intralcio all’innovazione e alla competizione geopolitica con la Cina. Ma il voto di medio termine ha registrato anche l’affermazione di uno stato multietnico e multireligioso. Tante le prime volte. Come il primo senatore musulmano (El-Sayed, Michigan); la prima donna nera governatrice (Bottoms, Georgia); il primo probabile speaker nero della Camera (Jeffries, New York) ; la prima donna nativa alla guida di uno Stato (Haaland, New Mexico). Ha vinto anche la tanto avversata (da Trump e dai suoi sostenitori Maga) diversità.

Con la perdita del controllo repubblicano di Camera e Senato, Trump è ufficialmente un’anatra zoppa, come da definizione storica. La speranza che reagisca come i suoi predecessori, ovvero collaborando con l’opposizione, è modesta. Il timore (fondato) è che si comporti come un animale ferito - anche e soprattutto nel suo orgoglio - intensificando le caratteristiche più imprevedibili della sua leadership. Utilizzando un paralizzante potere di veto o alzando il tono del conflitto con l’Iran per esempio, causa principale dell’inflazione che ha contribuito a farlo perdere. Un altro sconfitto delle elezioni di midterm è il pericolante premier israeliano. Ma una ripresa della guerra in Medio Oriente potrebbe addirittura contribuire a tenere Netanyahu al suo posto.

L’onda della vittoria democratica (Blue wave) si è trasformata in uno tsunami politico che pochi avevano previsto. Si aprirà inevitabilmente un dibattito sui possibili effetti nelle tante e imminenti elezioni europee. A cominciare da quella di fine mese in Spagna. Con molte, e magari infondate, aspettative che quell’onda blu, attraversando l’Atlantico, si trasformi in un’onda rossa. Di certo contribuirà alla polarizzazione in atto delle posizioni. In America hanno vinto tanti candidati radicali o vagamente socialisti. Il versante conservatore o sovranista europeo, più vicino ideologicamente a Trump e ai repubblicani, deve paradossalmente  ringraziare i dazi imposti a vanvera un po’ a tutti. Reagendo per difendere gli interessi nazionali - come è accaduto in Italia con il governo di Giorgia Meloni - può oggi godere di una insperata distanza che, in qualche caso, sconfina con la neutralità. Non tutti i mali vengono per nuocere.