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L'editoriale

In Francia un Esecutivo sull'orlo del collasso

Per il Governo locale, accusato da più parti di non aver voluto dare il dovuto peso alla questione delle mobilitazioni studentesche, si tratta ora di affrontare l’ennesima sfida in un contesto generale già di per sé negativo
Osvaldo Migotto
07.10.2026 06:00

Ieri sera il presidente francese Emmanuel Macron ha riunito una cellula di crisi per cercare di dare una risposta alle mobilitazioni studentesche che si susseguono da metà settembre per denunciare il degrado dell’istruzione nazionale nel Paese. La mobilitazione dei liceali francesi era partita dalle periferie parigine, dove le cattive condizioni delle strutture scolastiche sono più vistose, per poi estendersi in tutto il Paese, ottenendo il sostegno di sindacati, professori, partiti di sinistra, studenti universitari e anche di diversi genitori degli studenti.

Per l’Esecutivo francese, accusato da più parti di non aver voluto dare il dovuto peso alla questione, si tratta ora di affrontare l’ennesima sfida in un contesto generale già di per sé negativo. La partita è tutt’altro che semplice e ripropone uno scenario già visto in altri Paesi europei. Da una parte vi sono le richieste di vari settori della popolazione: dai pensionati, agli studenti, dai disoccupati alle famiglie in cerca di abitazioni a pigione moderata, solo per citare i casi più emblematici. Dall’altra vi è un contesto economico internazionale sfavorevole a causa dell’ascesa del costo dei carburanti e dal conseguente aumento generalizzato dei prezzi al consumo originato dalle tensioni in Medio Oriente e della guerra lanciata da Mosca contro Kiev. Per non parlare degli ostacoli al commercio internazionale prodotti dai dazi addizionali imposti dall’amministrazione statunitense a numerosi Paesi.

Il risultato di tutto ciò si traduce in una capacità di manovra estremamente limitata per i singoli governi. Lo sa bene l’Esecutivo francese confrontato con un debito pubblico in progressiva crescita e che, stando agli ultimi dati disponibili, si avvicina ormai al 120% del PIL (Prodotto interno lordo), ossia il doppio di quanto previsto dai parametri fissati dall’UE per i Paesi membri. Ora, gli studenti francesi chiedono al Governo investimenti miliardari per rimettere in sesto il loro traballante sistema educativo. Secondo le rivendicazioni studentesche si tratta tra l’altro di ristrutturare istituti scolastici decadenti e di aumentare il numero di insegnanti, in modo da non avere classi sovraffollate. Problematiche che si trascinano da anni, tuttavia sui media transalpini vi è chi difende l’Esecutivo sottolineando che, almeno sulla carta, la Francia non ha mai investito così tanto nel suo sistema educativo.

Vi è da chiedersi, allora, per quale motivo alcune centinaia di migliaia di persone siano scese in strada in almeno una trentina di località per esprimere il proprio malcontento nei confronti della gestione delle scuole superiori francesi. La protesta, come già accaduto in passato in altre manifestazioni, in diverse località è degenerata in atti di violenza, ma ciò non basta per mettere sul banco degli imputati tutti i partecipanti ai cortei. In Francia vi è chi denuncia le violenze delle forze dell’ordine e l’elevato numero di arresti tra i giovani manifestanti. Difficile avere un quadro preciso su quanto accaduto nelle varie azioni di protesta, quello che invece appare abbastanza chiaro è la mancanza di rapide risposte da parte delle autorità alle richieste dei liceali e di una parte non trascurabile della popolazione francese.

Il presidente Macron e il suo attuale primo ministro Lecornu non sono in una posizione facile e rischiano grosso, politicamente parlando. Le attuali proteste studentesche entreranno di forza anche nella campagna elettorale per le presidenziali del 2027, e molto difficilmente finiranno per favorire lo schieramento politico dell’attuale inquilino dell’Eliseo.