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L'editoriale

La corsa al riarmo è una strada in salita

È altamente probabile che con il conflitto in corso in Medio Oriente la situazione per le forniture alla Confederazione sia ulteriormente peggiorata, senza contare le incognite in termini di costi aggiuntivi
Giovanni Galli
07.03.2026 06:00

Oggi l’esercito è sottodotato in tutto. In caso di mobilitazione, solo un terzo delle unità sarebbe in grado di entrare in servizio completamente equipaggiato. Ma la lacuna principale sta nella difesa aerea, perché la Svizzera non ha i mezzi per intercettare missili balistici e da crociera. Gli attacchi a distanza, insieme alla guerra ibrida (ciberattacchi, spionaggio, disinformazione) rappresentano la minaccia più probabile. Il sistema terra-aria a lunga gittata Patriot, che insieme agli F-35 avrebbe dovuto costituire l’ossatura della difesa aerea per i prossimi trent’anni, non sarà fornito nei tempi previsti. Il ritardo, già comunicato la scorsa estate dagli americani a seguito di una ridefinizione delle priorità per la guerra in Ucraina, è stato quantificato, nelle ultime settimane, in quattro-cinque anni. È altamente probabile che con il conflitto in corso in Medio Oriente la situazione per le forniture alla Confederazione sia ulteriormente peggiorata, senza contare le incognite in termini di costi aggiuntivi. Il commissario UE alla Difesa Andrius Kubilius ha detto ieri a Varsavia che gli americani non saranno in grado di fornire un numero sufficiente di questi missili sia per i Paesi del Golfo, sia per l’esercito americano stesso, sia per l’Ucraina.

La Svizzera, già finita in fondo alla lista delle priorità, senza contromisure rischia di restare ancora a lungo priva di un’adeguata protezione. È quindi più che giustificato correre ai ripari valutando in parallelo l’acquisto di un sistema equivalente, come annunciato ieri dal «ministro» della Difesa Martin Pfister. Il sistema SAMP/T dell’azienda franco-italiana Eurosam è già stato testato in Ucraina e secondo i produttori potrebbe già essere fornito nel 2029. «Dovremmo prendere tutto quello che possiamo ottenere» ha detto il presidente dell’Alleanza per la sicurezza Reto Nause  in un’intervista alla AargauerZeitung. I vantaggi di rivolgersi anche a un produttore europeo sono evidenti: riduzione delle incertezze temporali e finanziarie, maggiore disponibilità dell’equipaggiamento necessario e riduzione della dipendenza da un singolo Stato.

Ma se davvero è la soluzione giusta bisognerebbe accelerare i tempi, senza attendere la metà del 2027 per decidere. La Svizzera ha già speso 700 milioni di franchi per i Patriot, senza vedere nulla. Cresce, comprensibilmente, l’insofferenza per gli Stati Uniti, alimentata dall’imprevedibilità della politica di Trump. Ma in un contesto geopolitico che si sta deteriorando bisognerebbe restare pragmatici, valutare ogni volta caso per caso ed evitare di subordinare gli interessi della sicurezza a problemi contingenti. Che un domani, per quanto ne sappiamo, si potrebbero manifestare anche al di qua dell’Atlantico. La realtà è che quello degli armamenti è un mercato estremamente ostico, senza attori al nostro servizio.  Ieri Pfister ha dovuto tirare i remi in barca sugli aerei da combattimento, rinunciando a un credito addizionale per gli F-35 e riponendo nel cassetto l’idea di una flotta di 55-70 apparecchi moderni. Il limite finanziario stabilito dalla decisione popolare del 2020 è invalicabile. Invece di 36 velivoli di quinta generazione se ne potranno comprare al massimo 30, sfruttando i margini previsti per il rincaro. Il consigliere federale non demorde, invece, sulla necessità di finanziare l’ammodernamento della Difesa con un aumento dell’IVA di 0,8 punti per dieci anni, nonostante le opposizioni provenienti da praticamente tutte le sponde politiche e dallo stesso mondo economico.

Pfister ha davanti una parete di sesto grado. Vale la pena ribadire che un aggravio d’imposta ha una minima chance di passare solo se c’è un corrispondente impegno a contenere le spese generali; un ambito in cui il Parlamento, dopo aver ridimensionato di un terzo il piano di risparmio del Governo, si sta dimostrando inadempiente. Non si capisce come Pfister continui a essere ottimista sulla possibilità di convincere prima le Camere e poi il popolo sulla necessità di un rincaro dell’IVA, a maggior ragione quando una misura analoga potrebbe essere adottata per finanziare la 13. AVS. Siamo prossimi al vicolo cieco, perché l’indebitamento viene respinto (giustamente) a prescindere, il Parlamento non vuole risparmiare, le forze politiche non intendono aumentare le imposte per la Difesa e anche la richiesta di vendere i gioielli di famiglia (parte delle azioni Swisscom) non suscita entusiasmi. Non c’è alcun piano B.