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L'editoriale

La dignità degli anziani non ammette distrazioni

L'importanza della «bientraitance», un principio che indica un insieme di comportamenti volti a promuovere il benessere, la dignità e il rispetto dei diritti di una persona
Stefano Lippmann
31.08.2026 06:00

Si chiama principio della bientraitance. Un solo termine francese che, in realtà, racchiude un intero mondo. I collaboratori e i manager delle case per anziani, il termine bientraitance lo conoscono molto bene. È il loro obiettivo, per certi versi la loro missione. Il concetto è nato in Francia negli anni ’70 del secolo scorso, ma si è sviluppato nei primi anni Duemila nel settore sanitario-assistenziale, con particolare riferimento alla cura degli anziani. In estrema sintesi, il principio indica un insieme di comportamenti, attitudini e pratiche quotidiane volte a promuovere il benessere, la dignità e il rispetto dei diritti di una persona, in particolare se vulnerabile o dipendente. La bientraitance si contrappone alla maltraitance e alla maltraitance ordinaire: ovvero – come spiegato nella ricerca effettuata nel 2019 da un nutrito gruppo di professori SUPSI – quell’insieme di piccoli comportamenti quotidiani, negligenze passive o disfunzioni organizzative che, pur non configurandosi come reati di violenza esplicita o intenzionale, fanno sentire una persona assistita trascurata, ignorata o «invisibile».

All’interno di ECAM, l’Ente case per anziani del Mendrisiotto, questi due concetti sono sicuramente molto ben conosciuti: sul sito dell’ente si dice a chiare lettere che il principio della bientraitance è «filosofia» per i collaboratori. È un dogma che, di riflesso, porta a combattere e contrastare su tutta la linea il suo antagonista: la maltraitance. I recenti sviluppi su quanto avvenuto all’interno della casa per anziani Santa Filomena di Stabio – struttura sotto il cappello di ECAM – fanno evidentemente emergere l’esistenza di più di un problema. C’è stato un licenziamento perché «è venuto meno il rapporto di fiducia». Altre due collaboratrici – che hanno segnalato lacune nei comportamenti e nell’organizzazione – si troveranno ben presto senza lavoro per ragioni di salute. Le inchieste interne avviate dopo le segnalazioni sono sfociate in due distinti rapporti, e i vertici ECAM hanno ribadito che «sono state escluse fattispecie di natura penale. In particolar modo per quel che riguarda la tutela dei nostri ospiti». Il fatto che non siano emersi possibili reati – i rapporti sono stati redatti da un avvocato, non dalla Procura – e che gli anziani non siano stati toccati direttamente, non vuol dire che tout va bien. Anzi. Piccoli comportamenti quotidiani, negligenze passive o disfunzioni organizzative sono un virus che – se non trattato immediatamente e con i giusti farmaci – può portare a un’epidemia. Quale? Minimizzare eventuali problemi e, magari, non trattarli con la dovuta importanza. Sottovalutarli. Una riflessione che si impone anche ai vertici di ECAM (che gestisce sette case per anziani e che conta oltre 500 collaboratori e 334 posti letto). Già tra il 2023 e il 2024 erano emerse più criticità all’interno dell’Ente. Ora, seppur con un evento scatenante diverso, ci risiamo. Senza dimenticare un’altra questione aperta: i rapporti istituzionali incrinati che vedono al centro un’altra struttura della rete, la casa Girotondo a Novazzano. E non giova sapere che, dall’interno dello stesso Consiglio di ECAM, sia stato richiesto al Municipio di Mendrisio di attivare l’alta vigilanza. C’è qualcosa che non va, su più livelli. È piuttosto chiaro. E lo si capisce anche dal fatto che la carica di direttore è ancora vacante.

Si torna, ancora una volta, alla maltraitance: quell’insieme di piccoli comportamenti quotidiani, negligenze passive o disfunzioni organizzative che, pur non configurandosi come reati di violenza esplicita o intenzionale, fanno sentire una persona assistita trascurata, ignorata o «invisibile». La «persona», in questo caso, non è solo l’anziano ospite. Sono anche i familiari che affidano il proprio caro alle cure dell’Ente, i collaboratori che diligentemente perseguono la loro missione, le istituzioni che ripongono massima fiducia in queste strutture. Anche noi, che un domani – per volontà, o nel caso meno fortunato, per necessità – nelle case per anziani dovremo trascorrere la quarta età.