La Russia tra dialogo e minacce all'Europa

In questi ultimi giorni Ginevra è tornata al centro dell’attenzione internazionale grazie alla disponibilità del nostro Paese ad offrire un terreno d’incontro ai negoziatori americani impegnati su due scacchieri roventi: quello mediorientale, con gli stessi USA decisi a convincere Teheran a rinunciare al nucleare, nonché quello ucraino, con Washington che spinge per un accordo tra Mosca e Kiev affinché si possa finalmente porre la parola fine a un conflitto, scatenato quattro anni fa dal Cremlino, che ha già lasciato sul terreno un numero spaventoso di morti su entrambi i fronti e ridotto in condizioni di vita disumane una parte rilevante della popolazione ucraina.
L’Europa, che vede nell’aggressione militare russa contro Kiev una prima mossa di Mosca per ridisegnare i confini del Vecchio continente nel nome dell’impero russo, ha seguito con attenzione soprattutto la fase negoziale riguardante le sorti dell’Ucraina. Trump, come noto, ha negato all’UE un posto al tavolo dei negoziati tra delegazione russa e ucraina. Tuttavia Germania, Francia, Italia e Regno Unito hanno mostrato la loro vicinanza e solidarietà ai negoziatori ucraini. Svolte clamorose, al termine dei colloqui di Ginevra, non ve ne sono state, anche se la Casa Bianca ha recentemente aumentato la pressione su Kiev affinché si mostri «più flessibile» durante le trattative con i rappresentanti del Cremlino.
Parlando alla fine del round negoziale ginevrino, il presidente ucraino Zelensky ha detto che le parti si sono dimostrate «costruttive» per quanto riguarda l'aspetto militare dei colloqui, ossia come monitorare un cessate il fuoco e la fine della guerra. Ma per giungere a questa fase occorre prima arrivare a un’intesa politica sulla spartizione dei territori. Un’intesa che ancora una volta non c’è stata, vista l’insistenza di Putin nell’esigere la consegna di tutto il Donbass alla Russia, sebbene Kiev stia lottando con i denti per mantenere il controllo su quella parte del territorio ancora in mano alle sue truppe. Ad ogni modo la via del dialogo resta aperta, considerato che ieri il capo della delegazione russa, Vladimir Medinsky, ha affermato che il prossimo round negoziale sull'Ucraina si terrà a breve.
Intanto sul campo di battaglia e nelle località ucraine prese di mira dai bombardamenti russi si continua a morire. Da alcuni giorni però anche il Cremlino deve fare i conti con situazioni avverse. I soldati russi impegnarti sul fronte ucraino recentemente hanno perso l’accesso a Starlink, il sistema satellitare utilizzato per le comunicazioni militari e gestito da SpaceX, l’azienda spaziale di Elon Musk. L’esercito russo usava Starlink in maniera illecita, e su richiesta del Governo ucraino Elon Musk ha bloccato l’accesso alle truppe del Cremlino, mettendole in difficoltà. L’esercito ucraino ne ha approfittato, riprendendo in pochi giorni il controllo di circa 200 chilometri quadrati nei quali si erano infiltrati i militari di Mosca.
Appare esagerato parlare di controffensiva ucraina, vista l’estensione del territorio tornato sotto il controllo dell’ex Repubblica sovietica. Ad ogni modo la notizia conferma che il Cremlino, nonostante la netta superiorità in termini di truppe e mezzi militari, fatichi non poco nel fronteggiare l’esercito ucraino. Resta il fatto che con il proseguimento dei combattimenti Kiev vede ridursi progressivamente il numero dei soldati a disposizione. Mentre a livello di forniture militari, il ritiro del sostegno statunitense all’esercito ucraino ha portato tutto il peso finanziario sulle spalle del club dei Ventisette, che di questi tempi denota non poche difficoltà a livello di crescita economica (complice la politica dei forti dazi applicata dal presidente USA nei confronti dei prodotti europei).
L’Unione europea spinge a favore di una giusta soluzione negoziale, ma continua allo stesso tempo a sostenere militarmente Kiev, onde evitare che il Cremlino approfitti della sua superiorità sul campo per imporre condizioni capestro all’Ucraina. Ciò evidentemente non piace al dittatore Putin, che da tempo ha messo in campo una guerra ibrida nei confronti dell’UE, ma anche di altri Paesi che sostengono la causa ucraina, fatta di attacchi informatici a infrastrutture e sabotaggi di vario genere. I Ventisette stanno correndo ai ripari, ma è chiaro che la Russia di Putin continua ad essere una minaccia non solo per l’Ucraina, pur dicendosi favorevole al dialogo.


