L'editoriale

Lara, la più grande atleta ticinese di tutti i tempi

Cala il sipario su una sportiva straordinaria, per palmarès e longevità ai vertici - Dal 2008 al 2025: Gut-Behrami è stata protagonista dall'inizio alla fine, con qualche spigolo ma soprattutto un percorso esemplare
©AP/CHRISTIAN BRUNA
Massimo Solari
05.08.2026 23:46

Analizzando la carriera immensa di Lara Gut-Behrami, molto prima che una caduta inaspettata si trasformasse in avvisaglia di crepuscolo, abbiamo avvertito un piccolo rimpianto. Quelli, per Lara, erano i giorni dell’apoteosi, dell’oro conquistato in superG ai Giochi olimpici di Pechino, perla preziosa di una collana dal valore inestimabile. Quelli, purtroppo, erano anche gli ultimi giorni nella morsa pandemica, allergici a qualsivoglia evento di massa. Eccolo, quindi, il rammarico: come Doris De Agostini, travolta dall’affetto di Airolo, una volta scesa dal treno, con al collo la medaglia di bronzo vinta in discesa ai Mondiali di Garmisch-Partenkirchen del 1978, e come Michela Figini, attesa da oltre tremila persone sul piazzale della stazione di Rodi, dopo l’oro nella libera olimpica di Sarajevo 1984, anche Lara Gut-Behrami avrebbe meritato l’abbraccio e l’ammirazione della popolazione per il prestigioso trionfo colto nel febbraio del 2022. L’abbraccio alla più grande atleta ticinese di tutti i tempi (uomini inclusi).

Già, con il ritiro annunciato nelle scorse ore, cala il sipario su una campionessa straordinaria. La nostra campionessa, appunto. E anche su un personaggio che è stato in grado di segnare lo sport svizzero e internazionale non solo con i successi. Le statistiche di Lara, certo, provocano le vertigini. Perché le medaglie e le coppe in bacheca brillano e pesano. E perché 101 podi in Coppa del Mondo sono tanti, tantissimi. Ma l’eccezionalità di Gut-Behrami va soprattutto misurata e diluita nel tempo. Dal primo podio, nel febbraio del 2008, a nemmeno due mesi dall’esordio, sino al terzo posto nel gigante di Sölden che aveva aperto la stagione 2025-26, l’ultima. Insomma, protagonista dall’inizio alla fine. Con caparbietà, talento, attenzione maniacale e, sì, diversi spigoli. I risultati, in ogni caso, hanno sempre dato ragione a Lara e al suo entourage, poco importa le sfumature caratteriali. E nonostante la sciatrice di Comano abbia dovuto digerire e risorgere da altri gravi infortuni prima di quello che ne ha anticipato il destino.

Come in quasi ogni prova dell’amato superG, Lara ha saputo leggere meglio di molti altri il tracciato della propria carriera. E il definitivo passo indietro, comunicato con il sorriso e il cuore leggero, è lì a dimostrarlo. «Non ho dolori ricorrenti e non ne voglio avere. So che è arrivato il momento giusto, quello di non ostinarmi a voler raggiungere, superare i limiti a ogni costo e di imporre al mio fisico certi ritmi e sollecitazioni». Nessuno oserà rimproverarle questa scelta. E ciò a differenza di altre regine, altrettanto fenomenali e indimenticabili, e però accecate da aspirazioni che difficilmente hanno a che fare con una passione autentica.

Con gli anni e grazie a un’esperienza che ne ha pure ammorbidito la scorza, Lara ha invece tramutato ossessioni e lacrime amare - ricordate Sochi 2014? - in un’ambizione consapevole. Un’ambizione che, tuttavia, non avrebbe avuto ragione di esistere se orfana del piacere di sciare. Su questo concetto, all’alba e al tramonto delle ultime stagioni di Coppa del Mondo, Gut-Behrami non ha mai smesso di insistere. E, in fondo, è possibile ritrovare quella molla sincera anche nel messaggio di commiato. In «quel senso di libertà» di cui la 35.enne ticinese non intende privarsi.

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