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L'editoriale

Le imposte dei coniugi e l’uovo di colombo

Per risolvere il problema della penalizzazione fiscale del matrimonio a livello federale sarebbe bastato modificare la scala delle aliquote dell'IFD – Invece si è creato un sistema che elimina sì certe discriminazioni ma ne crea anche di nuove
Giovanni Galli
24.02.2026 06:00

Secondo l’aneddoto popolare, Cristoforo Colombo sfidò alcuni gentiluomini spagnoli che avevano sminuito la sua navigazione verso le Indie a far stare un uovo dritto sul tavolo. Nessuno di loro ci riuscì. Lui prese l’uovo, praticò una piccola ammaccatura all’estremità e lo lasciò in posizione verticale. Alle rimostranze di chi giudicava l’accorgimento scontato, il navigatore genovese rispose: «Voi avreste potuto farlo, io l’ho fatto!». L’aneddoto può essere trasposto nel dibattito di queste settimane sull’imposizione individuale. Quando il Tribunale federale, nel 1984, stabilì che a parità di reddito imponibile il prelievo fiscale tra coniugi e conviventi non dovesse superare il 10%, pena una disparità di trattamento, i Cantoni fecero come Colombo. In modo molto semplice e pragmatico, chi ricorrendo allo splitting, chi alla doppia tariffa (una per i conviventi e una per i coniugi, come il Ticino), corressero le loro leggi tributarie, così da stabilire il necessario equilibrio fiscale fra le coppie. La Confederazione, però, questo semplice esercizio non è mai riuscita a farlo; o meglio, non ha mai voluto farlo, sorretta dal fatto che le leggi federali non sono attaccabili in tribunale.

Mentre la disparità di trattamento ravvisata più di quarant’anni fa dai giudici di Losanna è stata eliminata a livello cantonale (a dire il vero non dappertutto), per l’imposta federale diretta non è mai stata cancellata. Per chiudere il discorso sarebbe bastato modificare la scala delle aliquote dell’IFD o ritoccare certe deduzioni, un’operazione semplice come la piccola ammaccatura praticata da Colombo all’uovo. Ma nulla è stato fatto, e quindi per quattro decenni l’uovo ha continuato a rotolare sul tavolo, consentendo tra l’altro alla Confederazione di incassare più del dovuto. Questa sorta di sovrattassa a carico delle coppie sposate è stata definita «penalizzazione fiscale del matrimonio». Il problema è dovuto al fatto che i coniugi, fiscalmente, formano una comunità economica. Diversamente da quelli dei conviventi, i redditi di marito e moglie sono cumulati. Siccome la scala delle aliquote è molto progressiva, più alto è il reddito più si paga. La nuova legge in votazione il prossimo 8 marzo, che introduce un’imposizione indipendente dallo stato civile, si prefigge di eliminare questa disparità. Secondo i suoi sostenitori, si creeranno anche le condizioni per incentivare il coniuge che non ha un’occupazione, o ha una bassa percentuale d’impiego, a entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro, perché l’onere fiscale non dovrebbe più essere un deterrente.

Sacrosanto cancellare le distorsioni. Molto più discutibile, invece, è il come. La riforma è una medaglia con due rovesci. Con l’imposizione individuale ci sarà una maggioranza di vincenti (50% degli attuali contribuenti), vale a dire coniugi che pagheranno un’imposta inferiore rispetto a oggi. A beneficiare del nuovo regime saranno le coppie in cui entrambi i coniugi lavorano e il cui reddito è suddiviso in modo più o meno equilibrato tra loro, ma anche molte coppie di pensionati. Più alto è questo reddito ben suddiviso, maggiore sarà il beneficio fiscale. Ma ci saranno anche perdenti (il 14% del totale). A cominciare dalle famiglie monoreddito, in cui solo un coniuge lavora (o quelle in cui l’altro coniuge lavora solo al 20-30%), seguite  dalle famiglie monoparentali con un figlio e dalla maggioranza delle coppie conviventi con un figlio (per le quali non farà più stato l’attuale aliquota per coniugi). Se oggi una coppia sposata con due figli e un reddito complessivo di 180 mila franchi (garantiti da un solo coniuge) paga 6 mila franchi di imposta federale, domani ne pagherebbe 9 mila. Quella in cui entrambi i coniugi portano a casa lo stesso reddito, oggi paga 4.300 franchi, mentre domani ne dovrà versare al fisco federale solo 1.500; sei volte meno dell’altra coppia. Morale: se da un lato si cancellano disuguaglianze, dall’altro se ne creano di nuove. Dalla penalizzazione del matrimonio si passa alla penalizzazione del reddito unico. La riforma favorisce così il modello di famiglia più diffuso e svantaggia quello tradizionale.

Il secondo rovescio della medaglia è quello dei Cantoni che, di fronte all’«armiamoci e partite» di Berna, hanno lanciato un loro referendum. I Cantoni non solo saranno confrontati a nuovi oneri amministrativi (più pratiche da evadere e più tassatori, con relativi costi), ma si dovranno misurare anche con problemi pratici di accertamento delle dichiarazioni separate di marito e moglie. Siccome l’imposizione individuale concerne tutti e tre i livelli istituzionali, ciascuno dei 26 Stati dovrà rivedere aliquote e deduzioni. Considerato che a livello cantonale anche i redditi bassi e medi saranno interessati dal nuovo regime, si dovrà fare attenzione a limitare il contraccolpo fiscale per le famiglie tradizionali. Come detto, si poteva evitare tutto questo esercizio senza rivoluzioni complicate. Bastava l’uovo di Colombo. Ora bisogna evitare di fare una frittata.