L'eredità socialista e i sogni inespressi

Ci sono consiglieri federali che lasciano la carica per fattori anagrafici ai quali spesso si somma una ormai lunga permanenza nella stanza dei bottoni. Spesso si tratta di addii pianificati, studiati a tavolino con il partito di riferimento per definire la tempistica migliore. Calcoli che, in realtà, risultano sempre difficili e che oggi appaiono speculazioni. Poi ci sono le partenze improvvise, dovute a motivi personali, quelle «cose della vita» che non ti mandano alcun preavviso e ti stravolgono l’esistenza da un giorno all’altro. È il caso di Simonetta Sommaruga che, con la voce rotta dalla commozione, tremolante e intrisa di nostalgia, si è vista costretta ad annunciare delle dimissioni non pianificate e non studiate, ma obbligate a causa dello stato di salute del marito colpito pochi giorni fa da un ictus: «È stato uno shock» ha detto con grande spontaneità. Gli affetti e la salute sono priorità indiscutibili per ogni cittadino e lo sono anche per un consigliere federale.
La dimensione della Svizzera è anche questa e si traduce con l’ammissione di un problema privato che impedisce di svolgere un’intensa funzione pubblica. Il caso privato genera tanta umanità e rispetto. La decisione della statista è all’insegna della massima serietà. Con Sommaruga parte una socialista (con sfumature «green»), una bernese, ma anche, per certi versi, una donna vicina alla Svizzera italiana. Padre di origini ticinesi, nata a Zugo, Sommaruga ha sempre ammesso di trovarsi bene nel nostro cantone, come d’altronde si è detta dispiaciuta di lasciare anzitempo un’attività che le piace e di dover abbandonare diversi dossier a metà strada. Tra quelli che più le stanno a cuore c’è la crisi energetica, lievemente ridimensionata proprio nella giornata di ieri in un rapporto consegnato nelle mani del Governo, ma che resta al centro dell’attenzione. Rimane una sfida che altri dovranno cogliere, un compito da svolgere con grande pragmatismo. Quello che ad esempio è mancato a Sommaruga affrontando la nuova Legge sul CO2 quando l’eccessiva ideologia tassaiola (che tanto piace alla sinistra) ha portato all’affossamento del progetto. Prima di arrivare al DATEC Sommaruga è stata per otto anni alla testa del Dipartimento di giustizia e polizia con alcuni capisaldi sulla politica d’asilo che, iniziati sotto la sua responsabilità, sono poi giunti a maturazione con la collega PLR Karin Keller-Sutter. E la partente è stata anche alla base di dossier quali la parità salariale, le quota rosa nelle aziende e la politica familiare. Tutte riforme lunghe, non semplici, che le sono costate critiche anche da sinistra per talune presunte lungaggini.
La ruota gira e gira in fretta. Ora l’Assemblea federale guarda al 7 dicembre con minore serenità rispetto ai giorni passati. Non si tratterà solo di eleggere chi succederà a Ueli Maurer, ma anche alla PS Sommaruga. Un cambiamento a destra e uno a sinistra per quello che si annuncia come una sorta di «election day». Fatta astrazione dal totonomi, che a caldo lascia un po’ il tempo che trova, a fare notizia è la strategia. Quella del PS è chiara, un ticket con due donne. Una mossa che non sorprende. A suscitare qualche interrogativo è, invece, quella dei Verdi, che nelle scorse settimane avevano ipotizzato di insidiare il seggio UDC lasciato da Maurer. Gli ecologisti, va ricordato, avevano già stabilito che fino alle elezioni federali del 2023 non avrebbero attaccato un eventuale seggio vacante PS. Con la rinuncia a correre per la successione di Sommaruga, i Verdi hanno confermato la grande scommessa, puntare tutto sull’entrata dalla porta principale, grazie a un risultato importante il prossimo ottobre. Il fronte rossoverde ha un sogno: uscire trionfante dalle urne e fare propri tre seggi in Consiglio federale. L’obiettivo è azzoppare il PLR e, anche se non lo si dice espressamente, escludere Ignazio Cassis. Solo tra un anno sapremo chi avrà esaudito i suoi desideri e chi dovrà fare i conti con veri e propri incubi.


