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L'editoriale

L'umanità al centro della memoria

È giusto che guardiamo in faccia alla natura umana, al peggio di noi stessi – È giusto ammettere che quell’orrore è stato reale, che è stato possibile e che lo è ancora
Paolo Galli
27.01.2026 06:00

È difficile parlare di Memoria in un mondo che tende a negare persino il proprio presente. Ma proprio per questo è fondamentale farlo. Proprio per questo rimane necessario fermare tutto ogni 27 gennaio e tornare indietro nel tempo. Fino all’Olocausto. È giusto che guardiamo in faccia alla natura umana, al peggio di noi stessi; è giusto ammettere che quell’orrore è stato reale - l’uomo lo ha reso tale -, che è stato possibile e che lo è ancora. Lo vediamo nelle guerre attualmente in corso, nei conflitti più mediatizzati, così come in quelli dimenticati. Lo osserviamo quotidianamente, tra gli scossoni generati da un disequilibrio sempre più evidente tra Stati, aree, classi sociali. Pochi minuti prima di scrivere queste parole, mi sono perso nelle immagini dell’omicidio di Alex Pretti - un infermiere di 37 anni di Minneapolis - per mano degli agenti federali dell’ICE, il controverso esercito creato da Donald Trump per regolare - con le buone o con le cattive - l’immigrazione. Non riuscivo a uscirne, a smettere di guardare quel video. La morte che corre in diretta attraverso i social. Così irreale da sembrare finta. Sì, fake. Più insensata della finzione. Non un conflitto tra Stati, bensì una guerra civile. C’è anche questo, oggi, nel mondo che si rifiuta di ricordare e che trasforma, anzi, il ricordo in uno strumento di odio. Viviamo in un presente in cui l’uomo da un lato prova a cancellare le tracce più sporche del suo passato e dall’altro le rivendica. Tra chi abbatte i simboli della sopraffazione e chi ne crea di nuovi, la distanza si fa sempre più ampia e, al contempo, paradossalmente si restringe, al punto da generare lo spettacolo di violenza a cui stiamo assistendo e di cui siamo sempre più protagonisti diretti. Inseguire la pace a parole e, al contempo, generare nuovi conflitti, addirittura intestini, è la peggiore delle ipocrisie. Non c’è nulla di peggio. È sadico e al contempo masochistico. È crudele. È contro natura. Le bugie che si fanno strutturali al punto da inquinare la quotidianità di ciascuno. Nel Giorno della Memoria, allora, voglio ricordarmi di ricordare. Voglio guardare in faccia alla realtà, ammettendo a me stesso che la natura umana è capace di grandi cose, ma sa essere anche atroce e vendicativa. Voglio ricordarlo e ricordare a mia figlia, alla nuova generazione, di ricordarlo a loro volta. Non per spaventarli e rinchiuderli nella paura del mondo fuori - quella, purtroppo, giunge anche da sé -, ma per invitarli a opporsi a ogni forma di violenza e ad avere, al contrario, quale punto sempre di riferimento l’umanità. L’orrore va riconosciuto, tra le bugie e l’inquinamento di chi non vuole permetterci di individuarlo, nel passato così come nel presente. Sì, la Memoria è indispensabile al mondo che verrà.