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L'editoriale

Radici forti e sguardo aperto

Da oggi prendo il testimone da Paride Pelli quale direttore responsabile del Corriere del Ticino – Vi racconto qualcosa di me, ma soprattutto della squadra e della rotta che prenderà la mia direzione
Gianni Righinetti
01.10.2026 06:00

Ci sono luoghi in cui si entra per lavoro e altri che, con il tempo, si finisce per abitare. Una redazione non è solo una casa: è fatta di voci, urgenze, discussioni, telefonate, silenzi, scadenze, idee e persone. Attraversando stagioni e imparando il passo di chi lavora accanto, diventa qualcosa di più di un posto di lavoro. Per me il Corriere del Ticino è questo: naturalezza quotidiana dal 1995. Assumerne oggi la direzione, trovarmi alla guida della storica testata, ammiraglia del Gruppo Corriere del Ticino, porta gratitudine, emozione e responsabilità. E il primo pensiero va ai miei affetti. Perché dietro il giornalista e il direttore c’è l’uomo: mio padre Tullio, che da chissà dove mi piace immaginare abbia saputo; mia madre Miette, sempre sul pezzo e fedele lettrice; mia moglie Nancy, che da quando ero minorenne mi supporta e mi sopporta; mia figlia Simona, che rappresenta la speranza nel futuro. Ringrazio l’editore, la famiglia Soldati, il presidente Fabio Soldati e tutto il Consiglio d’amministrazione. E chi mi ha fatto crescere al Corriere: Fabio Pontiggia, per i preziosi insegnamenti; Luca Bernasconi, figura essenziale nei primi anni; Giovanni Galli, la mia «guida day by day» e il compianto Mauro Maestrini, giornalista da ascoltare incantati e a cui «rubare il mestiere». La crescita professionale si accompagna a quella umana. Nessuno arriva, al vertice da solo: ci sono sempre persone che hanno sostenuto, seguito, criticato e incoraggiato, e una famiglia abituata ad agende e orari difficili, telefonate a cena e giornate che finiscono sempre molto tardi. Assumere il ruolo di direttore responsabile della testata significa ricevere un testimone forgiato da chi mi ha preceduto, da custodire e poi consegnare a chi verrà. A passarmelo è Paride Pelli, direttore dal 2021, con cui condivido un percorso parallelo: entrambi siamo entrati al Corriere nella metà degli anni Novanta; nel 2017, dopo strade diverse al Corriere, mi ha chiesto di affiancarlo nel progetto della nuova Newsroom di Muzzano. Da allora abbiamo attraversato momenti brillanti, confronti e tempeste. La sua lucidità e il suo coraggio da capitano sono stati un esempio per la redazione e per me. Buona navigazione, amico.

Ora tocca a noi. Dico «noi» perché la direzione non è sopra gli altri, ma si tratta di una responsabilità condivisa. La parola chiave è squadra, declinata in professionalità diverse unite da un obiettivo comune. Mi impegnerò perché ci siano sempre più donne qui al CdT, non per un criterio formale legato magari alle quote rosa (nelle quali non credo), ma perché riconosco la sensibilità che portano ogni giorno in redazione. Abbiamo giovani «rampanti» e colleghi più «esperti», tutti loro sono il Corriere del Ticino: Paolo Galli, Giovanni Galli, Generoso Chiaradonna, Stefano Lippmann, Alan Del Don, Flavio Viglezio, Matteo Airaghi, Mauro Rossi, Marcello Pelizzari, Mauro Spignesi, Prisca Dindo, Dario Campione, Giona Carcano, Luca Faranda, Paolo Gianinazzi, Francesco Pellegrinelli, Martina Salvini, Roberto Giannetti, Dimitri Loringett, Andrea Bertagni, Valentina Coda, Nico Nonella, Federico Storni, Lidia Travaini, Giacomo Butti, Spartaco De Bernardi, Jona Mantovan, Michele Castiglioni, Asia Della Bruna, Massimo Solari, Maddalena Buila, Fernando Lavezzo, Carlo Tedeschi, Ginevra Benzi, Jenny Covelli, Mattia Darni, Michele Montanari, Mattia Sacchi, Lara Sargenti, Andrea Scolari, Thomas Schürch, Federica Serrao, Irene Solari, Tommy Cappellini, Davide Illarietti, Marco Ortelli, Matteo Generali, Gabriele Putzu, Chiara Zocchetti, Rossella Achler Mattei, Miriam Giorgi, Rosi Parillo, Martina Ravioli, Marco Baiesi, Massimiliano Anzini, René Bossi, Raffaele Bottinelli, Nicole Bullo-Tosi, Mirko Pagnamenta, Riccardo Petrozzi, Prisca Pologna-Gentilini e Andrea Spinelli. Giornalisti del cartaceo e dei portali web, fotografi, assistenti di direzione e di redazione, impaginatori: il mio compito è creare le condizioni perché ognuno possa esprimersi al meglio, dare una direzione, ascoltare e chiedere rigore lasciando spazio all’iniziativa. Difendere l’indipendenza e riconoscere quando è necessario cambiare. Anche dalla fiducia costruita si misura una direzione che fa pieno affidamento sull’intelligenza collettiva di culture e vissuti diversi. Conditio sine qua non per un giornale intellettualmente e umanamente ricco.

Entrare in carica a tre mesi dalla fine dell’anno significa accompagnare la transizione tra passato, presente e futuro. Intanto prendono forma progetti fondati sul motto «l’unione fa la forza» e sulla nascente struttura del Gruppo Corriere del Ticino: Sacha Dalcol nel ruolo di direttore editoriale di gruppo; il mio vice Generoso Chiaradonna, il team con Andrea Leoni direttore di Teleticino, Ruben Bassi di Radio 3i, Marcello Pelizzari alla guida del Superdesk dei portali cdt.ch e ticinonews.ch e Filippo Suessli quale responsabile del coordinamento editoriale multimediale di Gruppo. Vien da dire «c’erano una volta Muzzano e Melide», come sedi dei nostri media, oggi c’è il Gruppo Corriere del Ticino. Me ne rallegro particolarmente perché dal 2006 da «corrierista» collaboro con Teleticino settimanalmente in video. Ho una chicca per voi: il cartaceo che avete in mano o leggete su supporto digitale si presenterà rinfrescato nel 2027. E c’è molto altro. Ma diamo tempo al tempo.

Non c’è media più completo e capace di approfondimento del giornale cartaceo. Ma al CdT siamo coscienti che il momento è difficile e la transizione digitale inarrestabile. Non intendo frenarla: ma voglio garantire ai fedeli abbonati e apprezzati lettori del Corriere del Ticino, costruito con passione, dedizione e serietà sei giorni su sette che il giornale resterà loro fedele. Lo dico sulla base della profonda convinzione che la fiducia non si eredita, si riconquista ogni giorno. Vogliamo rappresentare il territorio senza rinchiuderci, seguire la realtà locale e inserirla nel quadro più ampio, raccontando ciò che accade vicino a casa e oltre i confini. Senza provincialismo né distanza dalle vostre domande.

In un’epoca che corre e nella quale tutti vogliono arrivare primi, non pretendiamo di essere migliori né di impartire lezioni di civica, diritto, economia e cultura. Vogliamo ragionare, portare la cronaca nelle vostre case e sui vostri display, mantenere la verve «glocal» che ci contraddistingue e dire la nostra nei commenti. Potranno piacere o meno: discutiamone. Il confronto delle idee è il sale della democrazia. Io ci sono, noi ci siamo. Una comunità informata si costruisce dialogando: ascoltando domande, intercettando bisogni, verificando segnalazioni e spiegando le decisioni che incidono sulla vita quotidiana. A chi mi scriverà (civilmente e con rispetto) risponderò. Non siete numeri di un abbonamento, ma persone che meritano considerazione. Ai leoni da tastiera dico sin d’ora: «Rivolgetevi altrove». Il futuro passa dal digitale, non per moda, ma perché sono cambiati i modi di cercare e condividere le informazioni. Non è una versione più veloce della carta, ma un linguaggio con dinamiche e responsabilità proprie. Il digitale non cancella la carta, il giornale è luogo di selezione e approfondimento, con una fisicità diversa dallo schermo «mordi e fuggi». Il web aggiorna con tempestività; la carta consente di fermarsi, mettere ordine e scegliere. Non devono contendersi il primato: lavorino insieme, valorizzando ciò che ciascuno sa fare meglio. Nel Gruppo Corriere del Ticino ognuno troverà quanto conviene ai propri gusti.

Non prometto un giornale senza difficoltà, ma impegno nell’affrontare le trasformazioni con lucidità e nel continuare a porci domande. Il Corriere ha 135 anni di storia e molta autorevolezza, che non significa distanza. Con la mia squadra dovrò custodirla e scriverne il prossimo capitolo: un Corriere del Ticino con radici forti e sguardo aperto.