Radio FM, il pubblico non ascolta gli accordi

Il ritorno della SSR sulle FM è ormai questione di settimane. Dopo lo spegnimento delle antenne avvenuto il 31 dicembre 2024, la radiotelevisione pubblica tornerà sui propri passi a partire dall’autunno. Il passaggio dalle onde ultracorte (OUC) ad altri sistemi di diffusione (DAB+ e internet) non si è verificato come auspicato. La Svizzera, semplicemente, non era pronta al cambiamento: a testimoniarlo, già due anni fa, era anche il numero di vetture (ben 1,7 milioni) equipaggiate solo con autoradio FM. Le emittenti private, che avrebbero dovuto spegnere le antenne a fine 2026, hanno colto in fretta il segnale. Seppur solo a posteriori, hanno riconosciuto che la decisione di abbandonare la diffusione in modulazione di frequenza (muovendosi in netto anticipo rispetto ai Paesi vicini) è stata un errore dell’intero settore radiofonico. E si è trasformata in un autogol per la SSR, che ha deciso di fare il passo con due anni di anticipo rispetto ai privati. Nei primi sei mesi del 2025, la quota di mercato delle emittenti pubbliche è scesa dal 59% al 53%. Pur rimanendo leader di mercato, la SSR ha dovuto fare i conti con una netta flessione di ascoltatori, in particolare nella Svizzera romanda e in Ticino. Per la RSI, i dati relativi alla penetrazione netta – che misura quante persone ascoltano un determinato programma radiofonico almeno una volta al giorno – hanno registrato un crollo del 27% nei primi sei mesi dopo l’addio alle FM. Nello stesso periodo, le emittenti private (come Radio 3i e Radio Ticino) hanno aumentato sia la penetrazione netta, sia la quota di mercato. Lo stesso, però, è accaduto per le radio estere che hanno guadagnato sempre più terreno. Questa migrazione di ascolti verso emittenti straniere ha preoccupato il settore (per le radio private, dal 2027, ciò si sarebbe tradotto in un calo degli introiti commerciali), che ha prontamente lanciato un grido d’allarme all’indirizzo di Berna. Proprio a fronte di questi dati, il Parlamento ha deciso lo scorso dicembre di rinunciare alla disattivazione della radiodiffusione FM. La SSR, pochi giorni più tardi, aveva poi annunciato la volontà di voler riaccendere le proprie antenne. Interpretava il voto delle Camere federali come un mandato (più per una questione di politica dei media che per esigenze di mercato) a riprendere la diffusione dei propri programmi anche via FM.
La decisione non è tuttavia senza conseguenze. Per la radio-tv pubblica, tornare ora sulle FM comporta costi che potrebbero raggiungere i 15 milioni di franchi all’anno. L’obiettivo è infatti di tornare a trasmettere in modo capillare - e in tutte le lingue nazionali - in tutte le regioni del Paese. La SSR si trova però in una fase di ridimensionamento: nel 2027 il canone scenderà a 312 franchi ed è già stato annunciato un volume di risparmi pari a 270 milioni di franchi entro il 2029 (quando la fattura della Serafe scenderà ulteriormente a 300 franchi). I costi per mantenere accese le FM (e mantenere in contemporanea la tecnologia DAB+, sulla quale la SSR intende puntare anche in futuro) dovranno essere compensati andando a risparmiare ulteriormente in altri settori. Oltre al boomerang dei costi, la radio-tv pubblica con il suo annunciato dietrofront difficilmente riuscirà a recuperare interamente il terreno perso (in termini di ascolti) in oltre diciotto mesi di assenza dalle FM.
Sarebbe tuttavia sbagliato puntare il dito solo sulla SSR. Già nel 2014, l’emittente pubblica, le radio private e l’Ufficio federale delle comunicazioni avevano pianificato la disattivazione graduale di tutte le antenne analogiche. Allora, e anche negli anni successivi, il settore radiofonico si era detto convinto che il pubblico sarebbe migrato dalle FM alla radiodiffusione digitale via DAB+ o tramite streaming. Ciò è accaduto solo in parte. La migrazione verso internet (più che verso il DAB+) continuerà progressivamente anche nei prossimi anni. Nel frattempo, l’Ufficio federale delle comunicazioni ha definito la procedura di attribuzione delle OUC per il periodo che va fino al 2034. La fine delle FM si avvicina, è vero, ma il settore adesso non intende più mettere una data di scadenza alle onde ultracorte. Sarà soprattutto il mercato a deciderla (una volta che la tecnologia sarà esaurita) e non un accordo di settore.


