Cerca e trova immobili
L'editoriale

San Gottardo e pedaggio, una spinta da frenare

La sciagurata ipotesi di una tassa per transitare all’interno della Svizzera non è neppure qualcosa di svizzero, violando crassamente la parità di trattamento
Gianni Righinetti
06.07.2023 06:00

Si dice che il ferro va battuto fin quando è caldo. E ad essere rovente è la questione pedaggio al San Gottardo che, complici le colonne che hanno contraddistinto il primo esodo dei vacanzieri in direzione sud, viene sbandierato con insistenza come soluzione salvifica. Ma tale non è. E la sciagurata ipotesi di una tassa per transitare all’interno della Svizzera non è neppure qualcosa di svizzero, violando crassamente la parità di trattamento. A insistere in maniera testarda sono i politici urani che stanno mettendo in atto un’operazione di lobby pro-pedaggio che non presenta alcun aspetto razionale o sostenibile, ma poggia unicamente sul sentimento dell’egoismo, finalizzato a non veder più transitare auto dalla strada del passo e quindi da alcuni loro villaggi. Certamente le strade cantonali in questione non sono adatte a sopportare grandi flussi di traffico di transito, ma nello stesso tempo andrebbe riconosciuto che la stessa situazione vale per l’alta Leventina. L’inadeguatezza giuridica e pratica del sistema del pedaggio è riconosciuta dai più in Ticino, ma non sembra fare presa a Nord del San Gottardo. Un recente sondaggio dice che il 69% degli svizzeri si dichiara favorevole a una tassa variabile per transitare sotto il massiccio che divide il Ticino dal resto della Confederazione. Se davvero il sì fosse tanto diffuso ci sarebbe da preoccuparsi, ma il sondaggio ha considerato oltre 11.000 persone residenti nella Svizzera tedesca, 2.200 in Romandia e solo 216 ticinesi. Ma c’è poco da stare allegri e darsi alla speculazione, occorre agire e fare sentire forte e chiara la voce con le ragioni di noi ticinesi che non chiediamo in questo frangente di essere presi in considerazione maggiore rispetto agli altri, bensì esattamente come i residenti degli altri cantoni che non sottostanno a balzelli per recarsi da est a ovest della Svizzera. Non vediamo perché sulla direttrice nord-sud le regole debbano essere differenti. La Confederazione è una sola, il concetto non si presta a misure penalizzanti allo scopo di salvaguardare presunti diritti di inviolabilità altrui. Ma poi come si può essere tanto ingenui da credere che il pedaggio farebbe desistere i vacanzieri? Chi transita da lontano per raggiungere mete altrettanto lontane non si farà di certo intimorire da un balzello e non cambierà il suo periodo delle vacanze. Semmai ad essere penalizzati sarebbero gli spostamenti più frequenti e, guarda a caso, quelli diretti in Ticino. Lo ribadiamo forte e chiaro: quella del pedaggio è un’idea strampalata della quale non abbiamo di certo necessità e che a nessuno venga in mente di ingolosirci con lo zuccherino dell’esenzione che avrebbe l’amaro sapore del piacere fatto da qualcuno di superiore a presunti cittadini inferiori, di serie b. Rifiutiamo senza esitare lo scenario della riserva indiana da sussidiare e inorridiamo di fronte alla proposta che farebbe del Ticino la sola regione della Svizzera raggiungibile a pagamento o con puntuali limitazioni. È vero che oggi il passaggio di qua e di là dal San Gottardo non è proprio una formalità perché il traffico condiziona e rallenta i nostri spostamenti. Semmai occorre pensare a soluzioni a questa realtà, non inventarsi nuove (e onerose) limitazioni.

L’insistenza che si sta trasformando in escalation ci fa dire che non c’è tempo da perdere e che non si può restare inerti e considerare con leggerezza e sufficienza le mosse di chi ha mire pedaggistiche e dannose per la nostra regione. La campagna elettorale in vista delle elezioni federali è ormai alle porte e questo tema, per noi ticinesi, diventerà di centrale importanza. Occorre un intervento deciso, energico e soprattutto motivato da parte di chi ambisce a rappresentare i ticinesi a Berna nei prossimi anni. Per ora salutiamo con un applauso la presa di posizione inequivocabile del Consiglio di Stato che fa sentire in maniera opportuna la sua voce. Si fa così. Con tono e argomenti chiari per frenare la spinta che arriva da Nord. Per evitare di trovarci travolti e lamentarci poi a posteriori.

In questo articolo: