Sanità, riforma in un clima difficile

L’assicurazione malattia si conferma un settore sensibile. Ancora ieri, un sondaggio di Pro familia e dell’assicurazione Pax ha indicato che per la metà delle economie domestiche svizzere i premi di cassa malati rappresentano di gran lunga la preoccupazione principale, davanti all’aumento dei prezzi e a quello degli alloggi. La politica non deve avere preclusioni di principio per cercare soluzioni in grado di contenere il rincaro della fattura sanitaria, ma si deve anche muovere con la dovuta circospezione, specie quando tocca un ambito molto delicato come quello della partecipazione personale ai costi. La proposta del Consiglio federale di portare a 400 franchi (dal 2029) la franchigia minima obbligatoria e di introdurre una sorta di pilota automatico per determinare quanto gli assicurati dovranno pagare, un domani, di tasca loro, sarà quindi un banco di prova per capire se, ed eventualmente fino a che punto, questa strada può essere battuta. Non sarà per niente facile, sia perché la misura può risultare impopolare – quasi la metà della popolazione adulta ha la franchigia minima (in Ticino la quota è aumentata dal 2019) – sia per il meccanismo stesso, che essendo definito per legge, presta il fianco a un attacco per via referendaria. Una situazione più o meno simile si era verificata nel 2019 quando, su richiesta delle Camere il Consiglio federale aveva presentato un progetto in base al quale tutte le franchigie per gli adulti (dalla minima alla massima di 2.500 franchi) sarebbero dovute aumentare di 50 franchi non appena i costi lordi per persona avessero superato di tredici volte la franchigia ordinaria. La riforma (con la minaccia di un referendum) venne affondata in Parlamento sei mesi prima delle elezioni, con il voto contrario della maggioranza dell’UDC (che inizialmente figurava fra i fautori) e della sinistra. Il meccanismo proposto ieri dal Governo è diverso: prevede un aumento della sola franchigia minima ogni volta che il tasso di partecipazione ai costi di tutti gli assicurati (tra franchigia, aliquota percentuale e contributo ai costi di degenza ospedaliera) scenderà al di sotto di una certa soglia di attivazione: questo tasso, negli ultimi dieci anni, ha oscillato tra il 13,4% e il 13,9%. La regola è che se in futuro scenderà sotto il 13,5%, la franchigia (tre anni più tardi) andrà adattata verso l’alto.
La competenza di fissare la franchigia è del Consiglio federale. La soglia, che trent’anni fa era di 150 franchi, è già stata alzata due volte: a 230 franchi nel 1998 e agli attuali 300 nel 2004. «I pazienti devono essere maggiormente incentivati a comportarsi in modo attento ai costi», aveva detto allora il Governo per giustificare il rialzo. Stavolta, il cambiamento prende le mosse dalla volontà di adeguare la franchigia ordinaria alla situazione reale dei costi sanitari (in vent’anni, gli oneri pro capite dell’assicurazione obbligatoria sono aumentati considerevolmente) e di rafforzare la responsabilità individuale, incentivando gli assicurati a rinunciare a prestazioni non strettamente necessarie. Il Consiglio federale ha cercato un compromesso fra chi si oppone a qualsiasi ritocco e coloro che, come le casse malati, preferirebbero una franchigia minima di 500 franchi. I primi vogliono evitare di chiamare alla cassa i malati cronici e gli anziani, che necessitano di andare spesso dal medico (per loro l’aumento della franchigia non avrebbe alcun effetto disincentivante) e di aggravare il problema di chi già oggi rinuncia a trattamenti necessari per ragioni finanziarie. Per i secondi, invece, un aumento più forte della franchigia minima sarebbe comunque sostenibile e, soprattutto, avrebbe un impatto concreto sul contenimento dei premi, a favore di tutti. Il Consiglio federale stima che con la franchigia minima di 400 franchi i costi a carico dell’assicurazione obbligatoria si ridurrebbero di oltre 280 milioni di franchi (su un totale di circa 43 miliardi), con una diminuzione dei premi dello 0,8%. Una soglia di 500 franchi sarebbe molto più incisiva. Secondo uno studio commissionato dalla cassa malati Helsana al Centro per l’economia sanitaria di Basilea, le persone con questa franchigia (oggi opzionale) richiedono circa 200 franchi di prestazioni in meno all’anno. Il potenziale di risparmio sarebbe di 1,2 miliardi, con effetti più palpabili sui premi. La ricerca di un nuovo equilibrio fra responsabilità e solidarietà, in un sistema che ha subito molti cambiamenti, è quindi giustificata; ma la soluzione di compromesso ora in consultazione rischia di non avere grosse prospettive se la battaglia politica finirà alle urne. I contrari stanno già affilando le armi. L’effetto benefico sui premi con la franchigia di 400 franchi è limitato, mentre il meccanismo di adeguamento, per quanto moderato, rischia di rivelarsi, politicamente, un tallone d’Achille. Nel 2004, il Governo aveva tirato dritto nonostante le opposizioni della maggioranza degli interpellati. Stavolta, potrebbe essere più ostico avanzare controvento.


