L'editoriale

Se le perle di Lara suggeriscono solo cose belle

L'ennesimo successo stagionale - il 42. in Coppa del Mondo - ha confermato lo stato di grazia e la leggerezza di Gut-Behrami – E allora pensare ai Giochi del 2026, sull'amata Olimpia delle Tofane, risulta quasi naturale
Massimo Solari
30.01.2024 20:03

Le parole pronunciate alla vigilia della stagione, in fondo, promettevano solo cose belle. «Ho ancora una gran voglia di stupire me stessa». Sì, Lara Gut-Behrami sentiva di avere nella testa e nelle gambe un’annata importante. L’ennesima di una carriera per la quale i superlativi oramai scarseggiano. Sono trascorsi poco più di quindici anni dal primo successo in Coppa del Mondo. E poco meno di otto dall’unica conquista della classifica generale. Il tempo, per la ticinese, sembra tuttavia essersi fermato. A Plan de Corones, nelle scorse ore, è arrivato il 42. sigillo in CdM, come Anja Pärson, fra le atlete polivalenti più autorevoli della storia moderna dello sci alpino. A impressionare maggiormente, se possibile, è tuttavia il guanto di sfida lanciato alla regina delle nevi - la più vincente di sempre - Mikaela Shiffrin. L’assenza per infortunio della statunitense ha permesso a Lara di portarsi a meno di cento lunghezze dalla vetta della generale. E con una decina di prove da affrontare ancora in calendario, tornare a immaginare Gut-Behrami sul trono non deve fare arrossire. Anzi.

Lo stato di forma della 32.enne, d’altronde, appare quasi superiore a quello dell’inverno 2015-16. Basti pensare che all’epoca, Lara aveva conquistato la coppa di specialità «solo» in superG, suo territorio prediletto. Oggi il pettorale rosso viene invece indossato anche in gigante, disciplina che Gut-Behrami considera in qualità di barometro affidabilissimo per misurare la qualità della sciata e - di riflesso - la personale competitività. E allora, il fatto che tra le porte larghe siano già arrivati tre primi posti - quando non erano mai stati più di due -, beh, la dice lunga sulla dimensione raggiunta dalla diretta interessata. Un livello pazzesco, per cui l’integrità mantenuta dall’atleta costituisce un valore aggiunto. Nel quadro di una stagione finita nell’occhio del ciclone per la serie interminabile di infortuni (anche illustri), la «durabilità» e l’autoconservazione di Lara vanno sottolineate. Una campionessa totale.

Imponendosi a Plan de Corones, al proposito, Gut-Behrami ha aggiunto una pista alla preziosissima collana di perle. E pure questo non è un aspetto trascurabile. La ticinese ha vinto praticamente dappertutto. Il che implica delle capacità d’interpretazione e di sensibilità fuori dal comune. Uniche. A maggior ragione in un universo in continua evoluzione sul piano dei materiali e delle superfici di gara. Poi, è altresì innegabile che il feeling con determinati tracciati sia più pronunciato. Quasi si trattasse di osmosi, di magia. Cortina d’Ampezzo, già... L’Olimpia delle Tofane, con Lara, è stata generosissima: sette podi di Coppa del Mondo, di cui quattro vittorie (l’ultima domenica), ma soprattutto gli incredibili Mondiali del 2021 con due ori (in gigante e superG) e un bronzo (in discesa). Ecco perché, a fronte di una seconda giovinezza o meglio della piena maturità sportiva, guardare ai Giochi del 2026 proprio a Cortina suggerisce solo cose belle.

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