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L'editoriale

Signor Zali, qualcosa è andato davvero storto

Osiamo immaginare che il Ministero pubblico non giochi alla pesca a strascico nel Codice penale e le ipotesi di reato «atti sessuali con persone incapaci di discernimento» e/o «sfruttamento dello stato di bisogno o di dipendenza» sono pesanti
Gianni Righinetti
02.09.2026 06:00

Egregio (quasi ex) consigliere di Stato Claudio Zali, premesso che la presunzione d’innocenza va riconosciuta a chiunque, ci permetta di provare ribrezzo per il nuovo procedimento penale che la concerne. La giustizia farà il suo corso ma delle due l’una: o lei è ingiustamente perseguitato e vessato da un numero imprecisato di donne con le quali ha dapprima avuto relazioni di vario genere, oppure c’è davvero del marcio. Osiamo immaginare che il Ministero pubblico non giochi alla pesca a strascico nel Codice penale e le ipotesi di reato «atti sessuali con persone incapaci di discernimento» e/o «sfruttamento dello stato di bisogno o di dipendenza» sono pesanti. Descrizioni, converrà, letteralmente infamanti. Da provare, ovviamente. E lo ripetiamo, conoscendo la sua dimestichezza con le aule di Tribunale nelle quali ha agito come giudice. Tanto per riprendere una sua frase rivoltaci, sembra davvero che «qualcosa sia andato storto». A fine luglio, nel giorno dell’annuncio delle sue dimissioni per la fine del mese appena iniziato, affermando che sarebbe rimasto «solo il tempo necessario a completare alcuni lavori in corso e ad evadere delle pendenze». Qualcosa ci fa pensare che questa nebulosa di impegni istituzionali che lei reputa di essere il solo in grado di svolgere, possa passare in mano a uno dei suoi quattro colleghi immediatamente, senza che lo Stato, l’amministrazione e il Consiglio di Stato subiscano un tracollo. Da parte nostra quel giorno scrivevamo: «Il ministro esce di scena, punta l’indice contro tutti, ma dimentica sé stesso». Tra i suoi vizietti c’è anche questo: tutti colpevoli, politica mediocre, giornalisti che hanno (cit.) «smarrito ogni forma di etica». E per lei, in quella lettera trasmessa solo a chi non si era accanito contro la sua persona, scriveva «non sono un violento». Insomma, tutti le sono nemici, l’intervento per il quattordicenne alla Farera fa parte della sua indole da crocerossino e le tante donne che ruotano a fatti che Zali avrebbe gradito restassero privati e racchiusi in una sorta di «intimità», si sono coalizzate contro di lui, indifeso e lindo. Ma come si fa ad immaginare un teorema tanto assurdo, al limite della perversione della logica e dei fatti. Come può credere, Signor Zali (scusi ma ora non ci riesce proprio più a considerarla un consigliere di Stato) di darla a bere all’intero Paese, seppur dall’alto della sua abilità nel giocare e ribaltare situazioni e responsabilità. Per anni, abilmente e facendo leva sulle umane debolezze di alcune delle donne al centro delle vicende che stanno emergendo in queste settimane, è riuscito a farsi passare per vittima. Ma il giocattolo si è rotto. Si fermi un momento a riflettere (ne ha certamente la capacità), si volti e osservi le macerie che ha lasciato dietro di sé. A noi viene naturale esprimere dispiacere e umana compassione per tutte le persone che hanno sofferto di quanto, purtroppo, ci vediamo costretti a ripercorrere. In poche settimane ne abbiamo viste tante, troppe, e ci rivolgiamo una volta ancora a coloro che «sapevano», coloro che, finanche per non entrare in rotta di collisione o non doversi magari presentare davanti a pubblici ufficiali, hanno preferito chiudere gli occhi con la scusa dei codardi: «Non sono fatti miei». I brividi corrono anche ora lungo la schiena. Una schiena che intendiamo mantenere dritta, senza farci intimorire da minacce più o meno velate e men che meno da ricatti. La decisione del Corriere del Ticino di rendere nota l’esistenza su una pagina di Instagram di quei gravissimi audio nei quali lei esortava una donna (la signora annegata poche settimane fa nel Ceresio a Melide) ad usare violenza su un’altra donna è stata sacrosanta e la ripeteremmo esattamente come abbiamo fatto. Lei gradirebbe media omertosi sulla piazza ticinese, invece nessuno di quelli che presidiano la realtà locale lo sono. Noi chiediamo ora anche a quei politici che negli anni hanno saputo, conosciuto e visto di farsi parte attiva. Saremo diretti e sinceri: se dietro a quello che sta emergendo a spizzichi e bocconi, si cela un vero modo di agire «sistematico», ebbene, ora lo si dica con massima trasparenza, senza nascondere più nulla. E che in futuro serva da lezione a noi tutti: certamente esiste la sfera pubblica, quella privata e quella intima (ci torneremo), ma che non ci si inventi alibi per tacere quando bisogna parlare. Signor Zali, i reati contro l’integrità oggetto dell’inchiesta della quale si è saputo solo ieri, sono gravissimi e infamanti. Alla fine, toccherà alla Giustizia, a quell’Istituzione nella quale in giugno, per effetto del sogno di inizio estate dell’arrocco tra lei e Norman Gobbi, si era detto felice di essere tornato. Ora, per favore, se ne vada, lo faccia se ha ancora un minimo di dignità e di senso dello Stato.

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