Sul mondo la minaccia delle spinte imperialiste

La cattura di Nicolas Maduro, ora agli arresti nel carcere di Brooklyn (USA) dopo la spettacolare azione delle truppe americane ordinata dal presidente Trump, non ha lasciato il Venezuela privo di una struttura di comando. Ieri la Corte Suprema venezuelana ha incaricato la vicepresidente Delcy Rodríguez di assumere ad interim la guida del Paese. In precedenza la stessa Rodríguez in diretta tv aveva chiesto il rilascio immediato di Maduro e di sua moglie, mostrando fermezza nei confronti dell’agguerrito vicino nordamericano.
Ora in molti si chiedono se Caracas si piegherà alle pretese di Washington, in particolare per quanto riguarda lo sfruttamento delle enormi riserve venezuelane di petrolio da parte di società americane e se Trump sia pronto a ricorrere di nuovo alla forza nei confronti della classe dirigente venezuelana. Sabato, nel corso della conferenza stampa tenuta a Mar-a-Lago, in Florida, l’inquilino della Casa Bianca riferendosi al Venezuela ha affermato: «Gestiremo il Paese fino a quando potremo farlo, in attesa di una transizione sicura». Aggiungendo poi che gli Stati Uniti sono «pronti a lanciare un secondo attacco più importante, se necessario».
È sempre difficile capire quando il tycoon stia esagerando nelle sue dichiarazioni e quando stia invece mettendo in guardia su azioni di forza che è realmente intenzionato a ordinare nei confronti di chi non si piega ai suoi diktat. Per ora la pressione di Trump su Caracas non accenna a diminuire, soprattutto dopo che la neopresidente ad interim Rodríguez ha affermato che il Venezuela non diventerà la colonia di nessuno. La risposta del presidente USA è stata immediata: «Se Delcy Rodríguez non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro».
Insomma, i rapporti tra Washington e Caracas sembrano tutt’altro che chiarirsi con il passare delle ore. The Donald ha esaltato il successo dell’operazione militare da lui ordinata contro il dittatore venezuelano e ha parlato di una sorta di «eldorado» che si aprirà in Venezuela per l’industria petrolifera statunitense, viste le immense riserve di petrolio presenti nel sottosuolo del Paese latinoamericano, ma non ha saputo o voluto spiegare quali saranno i prossimi passi che adotterà per riportare la democrazia a Caracas.
Come già accaduto in passato, il Trump affarista ha avuto la meglio sul Trump uomo di Stato. Per l’inquilino della Casa Bianca la cosa più importante sembra essere prendere il controllo degli idrocarburi del vicino sudamericano, anziché favorire l’ascesa al potere dell’opposizione venezuelana che si era vista soffiare la vittoria nelle elezioni presidenziali del 2024 dai brogli messi sfacciatamente in atto dal regime Maduro. Ad ogni modo, l’interesse di Trump per il Venezuela va visto anche in un’ottica geopolitica. Washington mira a riprendersi il controllo dell’America Latina, ossia quello che nel 1823 la dottrina del presidente James Monroe definiva il cortile di casa degli Stati Uniti.
Inoltre, nel braccio di ferro a distanza con Pechino, il presidente statunitense, prendendo il controllo del petrolio venezuelano, taglierebbe un alleato e un’importante fonte di oro nero alla Cina. Anche la Russia, nel caso in cui Caracas finisse nell’orbita di influenza americana, perderebbe un importante alleato nella regione. Tuttavia non basta l’estromissione di un dittatore per riportare un Paese ostile nella propria sfera di influenza. Gli americani dovrebbero averlo imparato in Iraq e in Libia, giusto per fare un paio di esempi. Inoltre l’operare di Trump al di fuori del diritto internazionale offrirà a Mosca nuove giustificazioni per proseguire nell’invasione dell’Ucraina. Pechino, a sua volta, potrà giustificare un’eventuale invasione di Taiwan. Le spinte imperialiste, a volte attuate a suon di cannonate, a volte a suon di dazi spropositati imposti a Stati più deboli, rappresentano una seria minaccia per il mondo intero. Urge un ripensamento delle Nazioni Unite affinché non rappresentino più un organo passivo di mero confronto dialettico.

