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L'editoriale

Sulla 13. AVS un finale ad alta tensione

Dopo un infruttuoso braccio di ferro a Palazzo, fra meno di una settimana sapremo se, ed eventualmente come, sarà finanziata la 13. AVS
Giovanni Galli
13.06.2026 06:00

Dopo un infruttuoso braccio di ferro a Palazzo, fra meno di una settimana sapremo se, ed eventualmente come, sarà finanziata la 13. AVS. L’altro ieri, il Consiglio degli Stati ha approvato il compromesso apparecchiato dalla Conferenza di conciliazione: dal 2028 ci sarà un aumento a tempo indeterminato dell’IVA di 0,4 punti (dall’attuale 8,1% all’8,5%) e dei prelievi salariali di 0,2 punti. In totale, compreso il contributo federale, queste due misure permetterebbero di portare nelle casse del primo pilastro circa 3,3 miliardi di franchi. Il costo della nuova mensilità è di 4,5 miliardi. La decisione era scontata, visto che la Camera dei Cantoni era favorevole sin dall’inizio a una soluzione mista. In realtà, il termine «conciliazione» è un po’ fuorviante, perché nella Conferenza non c’è stato alcun accordo allargato; semplicemente, hanno prevalso i rapporti di forza, favorevoli in tema di 13. AVS al centrosinistra. La vera prova della verità sarà pertanto mercoledì prossimo al Nazionale, dove la maggioranza UDC-PLR-Verdi liberali ha sempre respinto l’idea di gravare sui salari, puntando su una soluzione temporanea (fino al 2033) basata solo sull’IVA. Secondo Centro e sinistra, il mix di IVA e contributi è la soluzione più equilibrata: da un lato chiama alla cassa (come consumatori) anche i pensionati, che da quest’anno beneficeranno della 13.AVS; dall’altro, si ritiene che i contributi, essendo dipendenti dal salario, possano favorire una maggiore solidarietà fra redditi alti e bassi. La maggioranza «borghese» del Nazionale, tuttavia, non ne vuole sapere di un ulteriore aumento del costo del lavoro e insiste per una riforma strutturale dell’AVS dopo il 2030, comprendente anche un innalzamento dell’età pensionabile. Politicamente siamo al paradosso perché i ruoli di destra e sinistra si sono capovolti. Prima della votazione popolare (2024) le forze borghesi contestavano la mancanza nell’iniziativa di una soluzione per il finanziamento della nuova mensilità; mentre la sinistra, mossa da evidenti ragioni di campagna, sosteneva che non c’era alcuna fretta e che per i primi anni la nuova rendita avrebbe potuto essere finanziata attingendo al Fondo AVS. Ora la sinistra accusa la controparte di voler indebolire di proposito l’AVS, in modo che un domani possa essere più facile far passare un aumento dell’età pensionabile. Mentre da parte borghese si obietta che bisogna smetterla di colmare i defict con nuovi prelievi, che colpiscono in particolare le imprese e il ceto medio.

Si prospettano tre scenari. Primo: il Nazionale rifiuta per l’ennesima volta la soluzione mista. In questo caso tutto cadrebbe. La 13. verrebbe erogata senza essere finanziata. L’onere andrebbe interamente a carico del Fondo AVS. All’inizio non ci sarebbero problemi, perché le riserve, grazie ai buoni rendimenti degli investimenti, consentiranno di far fronte ai nuovi costi. Ma poi, dal 2029, il primo pilastro tornerebbe in rosso e ogni anno il buco si allargherebbe. Più il fondo si eroderà e più diventerà oneroso finanziare l’AVS. Secondo scenario: il Nazionale approva la soluzione mista, grazie ai possibili «dissidenti» del gruppo UDC (si pensa soprattutto fra i romandi), disposti a mandare giù l’aumento dei contributi pur di trovare una soluzione. Bisogna quindi vedere se il fronte borghese si presenterà a ranghi completi e unito. Terzo: viene respinto l’aumento dei contributi ma non quello dell’IVA, con il voto decisivo stavolta dei Verdi liberali. Con il ricavato si potrebbe finanziare quasi la metà della 13.AVS. In ogni caso, specialmente se al Nazionale tutto si giocasse sul filo dei voti, bisognerebbe attendere le votazioni finali di venerdì 19 giugno per chiudere la partita in Parlamento. Insomma, una situazione di alta tensione fino all’ultimo. Anche perché, se passasse l’aumento dell’IVA servirebbe poi il via libera di popolo e Cantoni. Dai sondaggi fatti finora, sono emerse forti resistenze ad alzare l’imposta sui consumi. Per chi la difenderà sarà la classica partenza ad handicap.