Un argine contro la fiscalità d’assalto

Il 14 giugno i ticinesi hanno l’occasione di compiere quella che può essere descritta come una scelta di buon senso: votare sì per impedire che l’aumento dei valori di stima si traduca automaticamente in più imposte e in meno sussidi. E il tutto senza tentennamenti, ma anche senza lasciarsi incantare da chi prova a spacciare per “adeguamento tecnico” quella che, nei fatti, è candidata a diventare una pesante stangata fiscale e sociale. Ecco perché l’azione di fermare questi automatismi è necessaria. Ma non è un favore ai proprietari, neppure un privilegio, piuttosto una misura per tutelare il ceto medio, come anziani, famiglie, inquilini, piccole imprese e anche chi dispone di maggiori mezzi ma continua a pagare le imposte in Ticino. In poche parole, un sì per il Ticino reale, quello che lavora, risparmia, fatica e finanche non accetta di essere punito per avere una casa, magari un rustico di famiglia ereditato o un bene immobile aziendale. Sembra solo un tecnicismo, ma non lo è. Se lo Stato aggiorna i valori di stima degli immobili ciò non significa che i cittadini abbiano per miracolo più soldi in tasca, ma nemmeno un maggiore reddito disponibile o una rafforzata capacità di pagare imposte e balzelli. Significa soltanto che, sulla carta, il valore attribuito a una proprietà aumenta. Ma una casa non è un gratta e vinci, un appartamento non è da considerarsi alla pari di un conto corrente e un immobile ereditato non ha le sembianze di un bancomat. Eppure, c’è ancora chi ragiona come se bastasse ritoccare una cifra nei registri per andare a giustificare un aumento automatico di imposte, tasse, rette e, perfino, una riduzione dei sussidi. C’è pertanto un equivoco da smontare: l’aumento del valore di stima è un meccanismo amministrativo, l’eventuale aggravio fiscale una scelta politica. Il testo in votazione non cancella la revisione generale delle stime prevista per il 2035, non nega neppure l’andamento del mercato e non fa finta che il problema non esista. Si prodiga per fare qualcosa di molto più serio: stabilisce che quella revisione non possa produrre automaticamente un aumento del gettito fiscale pubblico, né una diminuzione automatica di prestazioni, aiuti e sussidi. È un distinguo fondamentale, perché impedisce al Cantone di fare leva su una revisione tecnica come scorciatoia per aumentare il prelievo. E non sorprende che questo argomento sia motivo d’irritazione per il fronte del no. Mettere un freno agli automatismi ha come logica conseguenza pratica di riportare la questione sul terreno della trasparenza e della responsabilità politica. Se passerà l’articolo costituzionale, Cantone e Comuni dovranno spiegare, passando dalla via parlamentare, come intendono calcolare le nuove stime e quali eventuali misure di compensazione vorranno poi adottare. Sarà quindi il Parlamento - e, come ultima ratio, se del caso, il popolo - a pronunciarsi su decisioni future. E siamo al punto decisivo: non lasciare che una scelta con effetti così rilevanti venga assegnata esclusivamente a un automatismo, riconducendola per contro al dibattito democratico. L’impatto teorico di un allineamento delle stime è stato calcolato in 431 milioni di franchi. Quattrocentotrentuno milioni veri, non soldi del Monopoly, una massa di denaro che graverebbe sui ticinesi. E di fronte a questa prospettiva c’è ancora chi sbeffeggia, chi invoca prudenza? Suona poi irriverente la caricatura tossica del proprietario immobiliare come figura privilegiata a priori. In Ticino, la proprietà è spesso il frutto di decenni di lavoro e sacrificio. Ed è paradossale che proprio chi ha costruito con fatica una propria sicurezza abitativa debba ora guardarsi dallo Stato come da un socio occulto pronto a incassare nel momento in cui l’immobile viene rivalutato sulla carta. L’effetto domino non si limita ai proprietari: le stime immobiliari incidono su oltre 30 basi legali: possono influire sulle prestazioni complementari AVS/AI, sulla riduzione dei premi di cassa malati, sugli assegni familiari e sugli aiuti allo studio. Altro che misura per pochi, qui si parla di un impatto diffuso, capillare, finanche profondo. Anche di inquilini, perché è fin troppo realistico pensare che un aumento dei costi per i proprietari finirà, col tempo, per ripercuotersi pure sugli affitti. Ecco perché fermare questi automatismi (sotto la denominazione neutralizzazione) è una scelta di giustizia sociale. Nei confronti di chi solleva il tema delle finanze pubbliche sorge spontanea una domanda: davvero qualcuno pensa di risanare i conti dello Stato usando come scorciatoia la rivalutazione amministrativa delle case dei cittadini? Sarebbe questo il grande progetto politico? A noi pare soltanto una mossa miope e anche piuttosto disperata.


