Un Festival in attesa del guizzo

E siamo a tre. Quella che si aprirà il prossimo 5 agosto sarà la terza edizione del Locarno Film Festival sotto la presidenza di Maja Hoffmann. Ieri è stato presentato il programma: 233 film di cui 103 prime mondiali. Cifre di tutto rispetto, anzi: competitive. È stato pure comunicato un altro dato che dà l’idea del lavoro svolto nelle ultime edizioni: il numero di pellicole candidate alla proiezione è aumentato del 21%, arrivando alla cifra record (ma anche monstre) di 7.759 film da vagliare. In altre parole, il Festival è sempre più famoso nel mondo e sta diventando - ancor più che in passato - un appuntamento imprescindibile per chi produce cinema. E, ça va sans dire, per cinefili e spettatori comuni.
Ma si diceva della presidenza Hoffmann. La squadra organizzata dall’imprenditrice basilese, nelle componenti ereditate e nei nuovi ingressi, dal CEO Raphaël Brunschwig al vice presidente Luigi Pedrazzini fino a tutti gli altri nessuno escluso, sta portando avanti un lavoro egregio sia sotto il profilo del management sia sotto quello della cultura. Si sente che il Festival è diretto con mano sicura, come merita una istituzione storica che è anche, allo stesso tempo, una delle kermesse culturali più grandi e importanti di tutta la Svizzera e un punto di riferimento internazionale per il settore. Non per nulla, quest’anno il Festival arriva in grande stile alla 79. edizione e corre spedito verso la numero 80. Ne ha fatta davvero tanta di strada, eppure ci sentiamo di dire senza nessuna incertezza: sarà per l’aria di Locarno, sarà per il sole del Ticino, ma questo Festival ci sembra straordinariamente giovane e pieno di energie. Proprio per questo ci permettiamo una rispettosa e affettuosa sollecitazione. La gioventù ha bisogno di muoversi, di farsi notare, di viaggiare, di trasmettere vigore, e allo stesso modo ne ha bisogno un Festival che ha l’ambizione di crescere e di mostrare ancor meglio la propria anima e il proprio carattere.
Non vorremmo che l’anno prossimo i festeggiamenti per gli 80 anni guardassero troppo al glorioso passato e troppo poco a un futuro tutto ancora da inventare. Da questo punto di vista Maja Hoffmann, nel suo molteplice ruolo di presidente del Locarno Film Festival, di imprenditrice, di impresaria d’arte, di collezionista, di mecenate nota in tutto il mondo, ci sembra che non abbia ancora espresso appieno tutte le sue potenzialità riguardo al Festival. La sua è una presidenza discreta, raffinata, solida, molto equilibrata. Infatti, come si disse all’epoca, la Hoffmann non è certo arrivata per stravolgere la kermesse, semmai per portarla a un livello superiore. Una missione che richiede tempo, costanza e un accanito fundraising. Ma anche, necessariamente, ogni tanto, un guizzo da fuoriclasse, una giocata memorabile, che lasci il pubblico a bocca aperta e che apra la partita con le altre kermesse mondiali. Sarebbe, questo, un bel regalo per i prossimi 80 anni di un festival che ne dimostra 50 in meno, che vuole guadagnare ulteriore peso e vincere.


