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L'editoriale

Una pista a ostacoli per sanare l'AI in crisi

L’assicurazione invalidità è in grosse difficoltà: da tempo critica, la sua situazione si sta deteriorando più rapidamente del previsto
Giovanni Galli
15.07.2026 06:00

L’assicurazione invalidità è in grosse difficoltà. Da tempo critica, la sua situazione si sta deteriorando più rapidamente del previsto. Al punto che ora il Consiglio federale vuole anticipare ad ottobre la consultazione sulla riforma, agendata per la fine dell’anno. Le prospettive finanziarie pubblicate a inizio luglio delineano scenari da profondo rosso. La causa principale è l’aumento delle nuove rendite, legato in particolare alle malattie psichiche, che colpiscono soprattutto due fasce d’età: quella fra i 18 e i 24 anni e quella fra i 60 e i 64. Per il 2025, Berna pensava di concederne 23 mila. Invece, ne ha dovute pagare più di 25 mila. La diagnosi finanziaria è impietosa. Avanti così, vale a dire senza contromisure, l’AI continuerà ad accumulare deficit a tre cifre. Per il 2030, il disavanzo stimato è di oltre 800 milioni di franchi, quasi il quadruplo di quello del 2025. E nel 2031, a furia di risultati negativi, sarà completamente prosciugato il capitale del fondo, che oggi dispone ancora di 3,6 miliardi di franchi.

La dotazione non è in regola. Per legge, le riserve non dovrebbero essere inferiori alla metà delle uscite di un anno. Questo significa che a fronte di spese per quasi 11 miliardi, il patrimonio dovrebbe ammontare ad almeno 5 miliardi. Come se non bastasse, l’AI ha anche un debito di oltre 10 miliardi nei confronti dell’AVS, che in passato aveva dovuto correre in suo soccorso. Più volte evocato, l’obiettivo di ripianarlo entro il 2030 non è stato raggiunto. Così, solo per pagare gli interessi, l’Assicurazione invalidità deve versare all’AVS circa 200 milioni di franchi all’anno. Intendiamoci, queste difficoltà non sono novità. Già in passato l’AI navigava in pessime acque. Era poi riuscita a risollevarsi grazie un accesso più restrittivo alle prestazioni seguito da un aumento temporaneo dell’IVA fra il 2011 e il 2017. Poi, venute meno queste entrate e per mancanza di interventi efficaci sulla spesa, le cose sono ulteriormente peggiorate. La «ministra» della socialità Elisabeth Baume-Schneider intende correre ai ripari: da un lato introducendo una nuova prestazione d’integrazione, destinata in particolare ai giovani per evitare che entrino precocemente nel sistema di rendita; dall’altro, tramite misure per stabilizzare le finanze, che dovranno entrare in vigore «il più presto possibile». In linea di conto entra anche un finanziamento aggiuntivo tramite un aumento dei contributi salariali dell’ordine di 0,1-0,2 punti percentuali. Questo significa che a seconda della falla da turare, dipendenti e datori di lavoro dovranno sostenere un onere supplementare oscillante fra i 500 milioni e 1 miliardo di franchi; e non per un periodo limitato, come nel caso dell’aumento dell’IVA deciso alle urne nel 2009, ma in modo permanente.

A livello politico si prospetta un vero e proprio percorso a ostacoli, perché il clima è tutt’altro che propizio per far passare aggravi. Ormai c’è una sorta di ingorgo. Negli ultimi anni, la leva fiscale e dei contributi è già stata azionata a favore del primo pilastro. A fine novembre, si deciderà sull’aumento dell’IVA di 0,4 punti per pagare la tredicesima mensilità. In discussione c’è anche un ulteriore rincaro dell’imposta sui consumi (0,5 punti) in favore dell’esercito, che per ora non trova sostegni al di fuori del Governo. Inoltre, un aumento dei prelievi salariali di 0,2 punti è appena stato respinto, dopo un lungo braccio di ferro fra le Camere, per il finanziamento della 13. AVS. È probabile che i contrari combatteranno con ogni mezzo un aggravio analogo anche nel caso dell’AI. Senza dimenticare che è già previsto un aumento dei contributi a carico dei datori di lavoro per il nuovo assegno di custodia dei figli (la data di entrata in vigore non è ancora stata decisa). La strada è quindi in salita. Prima di chiedere nuove entrate, il Governo dovrà dimostrare che la sua riforma porterà a un effettivo contenimento dei costi.