Vincitori, vinti e palla al Centro

Il successo dell’imposizione individuale è in primo luogo una vittoria per le donne del PLR (promotrici dell’iniziativa popolare da cui tutto è partito) e per le organizzazioni femminili che hanno fatto fronte comune a sostegno della legge, voluta da Governo e Parlamento. La co-presidente nazionale del partito Suzanne Vincenz-Stauffacher, eletta lo scorso ottobre, non poteva iniziare meglio la lunga volata in vista delle elezioni federali dell’anno prossimo. Ed è una vittoria anche per il Consiglio federale, autore di un controprogetto che, seppur controverso sin dal principio, è riuscito a superare lo scoglio delle urne. Con questo voto va in porto anche la seconda riforma fiscale di fila nel giro di sei mesi, dopo l’abolizione del valore locativo. Il risultato di oggi non è sorprendente ma nemmeno scontato nelle sue dimensioni, specialmente dopo il sensibile calo delle preferenze negli ultimi sondaggi. Segno che la tassazione separata dei coniugi, nonostante tutte le controindicazioni emerse nella campagna, è stata considerata il mezzo migliore per conseguire due obiettivi: abolire la penalizzazione del matrimonio, un’ingiustizia sopravvissuta per quarant’anni a livello d’imposta federale diretta, e adottare un sistema fiscale in linea con il modello moderno di famiglia, in cui entrambi i coniugi lavorano e il reddito è distribuito in modo abbastanza uniforme. Non per questo, tuttavia, tutte le ingiustizie vengono cancellate. Ci sono dei perdenti. Si passa dalla penalizzazione fiscale del matrimonio a quella delle famiglie (tradizionali) monoreddito, che rispetto a oggi dovranno pagare più imposte a Berna.
In ogni caso, non sarà per domani. Anche perché quella di oggi, a livello tributario, è una rivoluzione. Soprattutto per i Cantoni, che erano maggioritariamente contrari a cambiare sistema e ora avranno tempo sei anni (ne avevano chiesti dieci) per tradurre l’imposizione individuale nelle rispettive legislazioni. Anche se il risultato è ininfluente, dal momento che si tratta di un referendum, vale la pena rilevare che la riforma è stata bocciata dalla maggioranza degli Stati, in particolare quelli più piccoli, Ticino compreso. Un dato, sia detto per inciso, destinato a condizionare, indirettamente, il discorso sul referendum obbligatorio e sulla doppia maggioranza quando si tratterà di sottoporre al giudizio popolare il pacchetto di accordi con l’UE. I Cantoni, che avevano già corretto in vari modi la penalizzazione fiscale dei coniugi, avevano lanciato l’allarme sulle conseguenze concrete dell’imposizione individuale a livello amministrativo: 1,7 milioni di dichiarazioni fiscali in più da esaminare avranno un costo e richiederanno uno sforzo di adattamento non indifferente. Sono da mettere in conto anche maggiori difficoltà per l’accertamento dei redditi e della sostanza. La maggioranza dei votanti, tuttavia, ha dato la sua risposta, dicendo che una tassazione indipendente dallo stato civile, a ogni livello istituzionale, è più importante della spesa che potrebbe causare.
Sta di fatto che ora i Cantoni dovranno mettersi all’opera, ciascuno per conto suo, per ritrovare nuovi equilibri ed evitare ingiustizie: il che significa rivedere aliquote, deduzioni e soglie d’accesso alle prestazioni come i sussidi per i premi di cassa malati, le borse di studio e gli aiuti alla custodia extra-familiare dei figli. La volontà popolare è chiara, ma per il risultato concreto finale bisognerà attendere la fine della fase attuativa, che si prospetta alquanto travagliata. «Stiamo andando verso l’ignoto» aveva ammonito durante la campagna la direttrice ginevrina delle Finanze Nathalie Fontanet. L’operazione di ribilanciamento, infatti, non sarà né facile né priva di insidie. Il co-presidente del PS Cédric Wermuth ha detto che il cambiamento di sistema non deve avvenire a scapito delle persone con redditi bassi e medi e che gli sgravi fiscali per la grande maggioranza della popolazione dovranno riflettersi concretamente nelle tariffe fiscali cantonali, facendo contribuire i redditi molto elevati in modo equo. Per i Cantoni, spalle al muro, sarà difficile se non impossibile evitare che ci siano dei perdenti. Per le famiglie monoreddito o nelle quali c’è una forte disparità di entrate fra i coniugi la prospettiva di pagare di più a livello cantonale e comunale è concreta.
Il discorso non è ancora del tutto chiuso, perché sul tavolo resta ancora l’iniziativa popolare del Centro che chiede di abolire la sola penalizzazione fiscale dei coniugi a livello federale, senza mettere in discussione il principio dell’imposizione congiunta in tutti i livelli istituzionali. La palla passa pertanto al partito di Philipp Matthias Bregy. Il sì di oggi, in teoria, suona come una bocciatura indiretta di questa soluzione, decisa dopo un’ampia discussione pubblica su come eliminare la penalizzazione fiscale del matrimonio. Già prima del voto, nel partito c’era chi sosteneva che in caso di responso affermativo sull’imposizione individuale si sarebbe dovuto per lo meno discutere se ritirare o meno la proposta alternativa. Quest’ultima, già respinta dal Governo e dal Consiglio nazionale, dovrebbe passare in giugno agli Stati, dove il Centro ha la maggioranza relativa. Ma avrebbe senso tornare alle urne? Tra ritiro e battaglia a oltranza, per il partito sarà una decisione difficile. Ci sono molte incognite. L’unica cosa certa è che la sua soluzione è incompatibile con quella appena approvata.


