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L'editoriale

Fortezza, la gogna lasciamola al Medioevo

Per cinque anni nessuno ha avuto nulla da eccepire sulla principale novità del progetto di valorizzazione, fino al 9 marzo scorso – Il Noce, supportato da altri partiti, ha lanciato il referendum
Alan Del Don
03.07.2026 06:00

Come i capolavori della storia dell’arte celebrano il genio umano (pensiamo a «La notte stellata» di Van Gogh o a «L’Ultima cena» di Leonardo da Vinci), anche i castelli di Bellinzona rappresentano uno dei massimi esempi di ingegneria bellica, architettonica e culturale dell’arco alpino. Non a caso il 30 novembre 2000 sono stati inseriti - alla pari della cinta muraria e della Murata - nella Lista del patrimonio mondiale. La motivazione parla(va) di «complesso fortificato» e di «grandiose fortificazioni del XV secolo». Da lì il nome Fortezza in uso dal marzo 2021. Per cinque anni nessuno ha avuto nulla da eccepire sulla principale novità del progetto di valorizzazione. Fino al 9 marzo scorso, quando il Legislativo cittadino ha dato via libera (con 47 voti favorevoli, 5 contrari e 3 astenuti) al credito di oltre 19 milioni di franchi per il rilancio del bene più prezioso della Turrita. Il Noce, supportato da altri partiti, ha lanciato il referendum. Che è riuscito e quindi toccherà alla popolazione, il prossimo 27 settembre, esprimersi.

Scusate la lunga ma doverosa premessa che nel Medioevo ci sarebbe costata come minimo il pubblico ludibrio, comprensivo di uova marce lanciate dalla folla inferocita e almeno due notti immobilizzati nella gogna. Un’altra piazza, quella dei social, nelle settimane seguenti il voto dei consiglieri comunali si è trasformata sia nel Tribunale dell’Inquisizione (che mette al rogo l’Esecutivo dopo ogni decisione presa) sia in vassalli che hanno giurato fedeltà eterna al Municipio guidato dal monarca laico Mario Branda(leone). Le truppe cammellate sono schierate. E dopo le ferie estive partiranno lancia in resta per convincere i fedelissimi. Si prospetta una campagna cortissima e intensa, durante la quale non mancheranno i colpi bassi ed un clima che temiamo possa essere paragonabile a quello del 23 settembre 2001, quando i bellinzonesi bocciarono alle urne la vendita delle allora Aziende municipalizzate alla cordata SES-AET. Non è dunque un caso che tra i protagonisti della battaglia di oggi vi sia chi allora era in prima fila a difendere l’altro «gioiello» cittadino. Brenno Martignoni Polti, proprio lui. Sedeva in Municipio, e la vittoria elettrica gli spianò la strada verso la poltrona di sindaco (che conquistò meno di tre anni dopo, quando venne poi allontanato dal PLR).

Il referendum sulla Fortezza è l’ennesima sfida (l’ultima?) di una persona passionale, che adora il coup de théâtre e che sa cavalcare come pochi altri in Ticino le emozioni. Il rischio è proprio quello: che l’importante appuntamento del 27 settembre si riduca ad un voto di «pancia», invece di dibattere sui punti finiti sotto la lente di coloro che contestano il progetto di valorizzazione. Vale a dire il nome, l’entrata a pagamento (ma non per tutti) alla corte interna del Castelgrande e alla galleria della Murata nonché la futura governance del sito. È soprattutto sugli ultimi due aspetti (in quanto chi vorrà continuare a chiamarli Castelgrande, Montebello e Sasso Corbaro potrà tranquillamente farlo…) che si dovrà discutere. L’offerta attuale dei manieri non è più al passo coi tempi, ma di controcanto occorre fare attenzione a non snaturarne la storia e l’identità.

Come nella vita, servono equilibrio e saggezza. Che sono le fondamenta della solida leadership di Mario Branda. La votazione potrebbe segnare il suo destino politico. In caso di sconfitta alle urne non sorprenderebbe se nel sindaco socialista maturasse la decisione di non ricandidarsi alle elezioni del 2028, dopo sedici anni da timoniere. Parafrasando il suo autore preferito, Beppe Fenoglio, «c’è di mezzo la più lunga notte della sua vita. Ma domani saprà».