La guerra all’Iran presenta il conto

Le tensioni geopolitiche prolungate e accumulate da anni, l’intensificazione delle ostilità nel Golfo Persico tra Israele, USA e Iran e il ritorno al protezionismo del presidente Donald Trump, hanno presentato il conto in termini di inflazione persistente e bassa crescita economica. La Banca centrale europea (BCE) ha così ritoccato al rialzo di un quarto di punto i tre tassi principali della sua politica monetaria. Un passo praticamente obbligato. Ora il tasso sui depositi è al 2,25%. Un aumento di soli 25 punti base atteso e ampiamente scontato dai mercati finanziari. Il messaggio agli operatori però è chiaro: intervenire subito per evitare che l’aumento dei prezzi si radichi nella dinamica economica e freni ulteriormente la già debolissima crescita della zona euro.
La situazione rispetto alla forte fiammata inflazionistica del 2022 è però molto diversa. È vero che l’indice dei prezzi al consumo nell’eurozona è aumentato fortemente, dal 1,9% di febbraio al 3,2% di maggio, ma l’inflazione di fondo è ancora contenuta: dal 2,4% di febbraio al 2,5% di maggio. Dati che suggeriscono che questa decisione non rappresenta l’inizio di un lungo ciclo rialzista, ma un tentativo della BCE di riaffermare il suo impegno per la stabilità dei prezzi e mostrare un tono hawkish, da falco. I vertici dell’istituto monetario europeo hanno preparato il terreno per un rialzo dei tassi da diverse settimane. Del resto, rispetto alla debole crescita economica, l’attuale politica monetaria è di fatto restrittiva, mentre la crescita dei salari, il sostegno fiscale e i bilanci delle famiglie sono tutti più deboli di quattro anni fa, quando la fine delle restrizioni Covid fece emergere quella spesa di rivalsa delle famiglie da tante settimane repressa. A questo si aggiunse anche il caro energia scatenato dall’invasione russa dell’Ucraina. Il parallelo con quella stagione è dato da quest’ultima componente emersa anche nella comunicazione della BCE.
Con la guerra in Medio Oriente e in Iran, i costi dell’energia sono aumentati. Gli esperti della Banca centrale europea non sanno però ancora quanto questo costerà nel lungo periodo: potrebbe far aumentare l’inflazione e rallentare l’economia. Questo aumento, anche se quasi simbolico, è quindi un messaggio chiaro: «siamo pronti a prendere una posizione restrittiva» nel caso in cui la situazione sul fronte dei prezzi dovesse peggiorare. Di fatto la BCE torna a indossare i panni del difensore della stabilità finanziaria, unico obiettivo del suo mandato di governo della moneta unica. Il rischio di un raffreddamento eccessivo dell’economia, fino alla soglia della recessione, non è quindi escluso. La Germania, prima economia europea, è sull’orlo della recessione da ormai tre anni, con una buona probabilità - secondo l’istituto DIW - di registrare una crescita asfittica del PIL (+0,5%) anche nel 2026. Non stanno meglio le altre economie continentali come quella italiana e francese, con crescite al di sotto dell’1%.
La settimana prossima toccherà alla Federal Reserve e alla Banca nazionale svizzera (BNS) comunicare la loro politica monetaria. Gli Stati Uniti hanno registrato a maggio un tasso d’inflazione tendenziale annuale del 4,2%. Un dato che teoricamente non dovrebbe lasciare tanti spazi di manovra al neopresidente della Fed, Kevin Warsh, tanto voluto da Donald Trump, che desidera da tempo un approccio più espansivo, tanto che dal suo insediamento ha cominciato uno scontro personale con Jerome Powell, giudicato troppo timido. Sarà la prova del nove per misurare l’autonomia dell’istituto di emissione statunitense rispetto alle pressioni, neanche tanto velate, del governo.
Martin Schlegel, presidente della direzione della BNS, sembra avere maggiori margini di manovra rispetto ai suoi omologhi statunitensi ed europei. L’inflazione, anche se in accelerazione, è ben al di sotto dell’1% (0,6% ad aprile). Il franco forte in questi mesi ha fatto da scudo all’inflazione importata. È molto probabile quindi che non alzerà i tassi ancora per parecchi mesi. L’economia svizzera, al pari di altre, non è però immune ai rischi che la congiuntura internazionale peggiori con il perdurare dei conflitti e delle tensioni geopolitiche.


