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Il commento

La guerra è utile o inutile?

La polemologia, scienza sociale caduta piuttosto in disuso negli ultimi decenni, arriva a due conclusioni che mi sembrano difficili da controbattere
Tito Tettamanti
Tito Tettamanti
03.07.2026 06:00

Comprendo che il titolo di questo commento possa urtare la sensibilità dei lettori. La guerra è morte, distruzione, crudeltà e colpisce maggiormente i più deboli. Come si può pensare che possa essere utile? Vi sono anche i pacifisti che pensano di potersi opporre agli orrori astenendosi ed invitando a rifiutarla. Purtroppo un’utopia, affascinante come tutte le utopie, che però si concludono in disastri.

Con realismo, spesso accompagnato da una sgradevole concretezza, purtroppo dobbiamo ammettere che le guerre possono essere utili.

La polemologia, scienza sociale caduta piuttosto in disuso negli ultimi decenni, arriva a due conclusioni che mi sembrano difficili da controbattere.

La prima è che l’evidenza ci dimostra come la realtà nel mondo sia quella della guerra e non quella della pace. Infatti, non passa giorno del calendario durante il quale da qualche parte del globo gli umani non si uccidano guerreggiando.

La seconda è ancora più preoccupante, studiosi sono giunti alla conclusione che all’origine della guerra vi è l’aggressività del genere umano. Può dispiacere, indignare, urtarci ma così è e mi sembra difficile sostenere il contrario.

Ma si potrà obiettare: d’accordo sull’inevitabilità della guerra ma impossibile vederne l’utilità. Che pure esiste e consiste nel fatto che nel caso di conflitti dal risultato inequivocabile, con uno dei contendenti che ha stravinto e l’altro che ha definitivamente perso, e non ha altre possibilità che adeguarsi al volere del vincitore, alla guerra può seguire un periodo di pace e tranquillità che permette sviluppo e progresso.

Ne abbiamo un esempio abbastanza recente nella guerra mondiale 1939-45. L’Europa degli anni Trenta si era inclinata verso un pericoloso orientamento di dittature di destra. Il Portogallo di Salazar, la Spagna di Franco, l’Italia di Mussolini, in Francia la presenza di Action Française, l’Ungheria e altri. Governi assistiti dalla Chiesa cattolica che si giustificava con la lotta al bolscevismo, pure una realtà. In Germania dominava ferocemente il Nazismo con la sua crudeltà. L’ammirevole coraggio del popolo inglese e il determinante aiuto degli Stati Uniti hanno permesso di sconfiggere le dittature e reintrodurre nell’Europa continentale la democrazia grazie all’annientamento delle forze naziste.

Hanno fatto seguito le «30 Glorieuses», gli anni della ricostruzione in Europa, di uno sviluppo economico e sociale impressionante. Grazie agli americani anche l’altro regime dittatoriale, quello comunista di Stalin e successori, è stato sconfitto con la guerra fredda che ha portato l’Unione Sovietica all’implosione. Possiamo analogamente ricordare il periodo di pace gestito dagli Antonini, imperatori romani, e anche la sconfitta di Napoleone che ha originato il Congresso di Vienna con la ristrutturazione dell’Europa.

Le realtà evolvono e con esse la società, i ricordi si affievoliscono i rapporti di forza possono mutare e anche il periodo di pace viene al termine.

Siamo tornati in un periodo dominato da contestazioni e guerre, il mondo sta cercando nuovi equilibri che sostituiscano la Pax e Lex Americana del dopoguerra, nuovi attori si presentano sul proscenio. Abbiamo la guerra ai confini dell’Europa tra Russia e Ucraina. L’UE ne è coinvolta e si è accorta di essere condizionata nell’azione dalla sua estrema debolezza per aver frenato burocraticamente l’economia e dimenticato la difesa bellica messa a carico degli USA.

Il doloroso conflitto tra Israele e Palestina, ha l’aggravante degli scontri tra religioni che non terminano mai.

Con l’Iran gli USA hanno aperto un nuovo fronte bellico in marzo. Da quanto successo potremmo catalogare la guerra iniziata da Trump tra le guerre inutili.

Che l’Iran sia erede di quella Persia che con Ciro è arrivata nella Grecia di allora permettendo a Sparta di sconfiggere e abbattere le mura di Atene l’abbiamo forse dimenticato. Nel 1908 nel Paese si scopre il petrolio e da allora inizia la concorrenza tra Inghilterra e Russia, alla quale si aggiungono poi Francia e America. Si susseguono i nomi di Reza Shah, Mossaddeg, Mohammed Reza, Khomeini. Ad una cena a Zurigo organizzata dall’UBS, ricordo la preoccupazione di Kissinger conseguente all’abbandono dello Scià da parte dell’America e la sua pessimistica azzeccata previsione sulla futura debolezza degli USA nel Medio Oriente. Che l’Iran da Khomeini via sia in costante conflitto con l’Occidente è incontestabile non solo per l’intollerante integralismo religioso sciita, ma pure per il sostegno a milizie fuori Patria per dominare la politica in nazioni del Medio Oriente e per il sostegno ad organizzazioni all’origine di attentati in Europa.

Il contrasto tra due mondi, l’Iran e l’Occidente, diversi in tutto e dei quali uno, l’Iran, teocratico, belligerante e con diverso rispetto della popolazione, è frontale. La convivenza è difficile, specie in una situazione geopolitica confusa e conflittuale come l’attuale.

La guerra iniziata irriflessivamente da Trump in marzo è il tipico caso di guerra inutile, che non ha risolto nulla, salvo dimostrare che le guerre tecnologiche moderne sono estremamente costose. Quella degli USA con l’Iran è costata un miliardo di dollari al giorno.