La neutralità non è un accessorio: è la Svizzera

La neutralità della Svizzera non è una questione di destra o di sinistra. Il 27 settembre i cittadini saranno chiamati a decidere sulla linea del nostro Paese per il futuro: vogliamo continuare a essere una Svizzera credibilmente neutrale, oppure siamo pronti a rottamare uno dei capisaldi della sicurezza, della prosperità e del ruolo internazionale del nostro Paese?
La neutralità non è una tradizione folcloristica né un orientamento politico passeggero da modificare a seconda delle circostanze. È uno status riconosciuto dal diritto internazionale. E soprattutto è uno degli elementi fondanti della Svizzera, insieme alla democrazia diretta, al federalismo, all’indipendenza, alla libertà e al principio di milizia.
Nel bieco tentativo di denigrare l’iniziativa in votazione, la sinistra la bolla come «putiniana». L’iniziativa non c’entra nulla con Putin, né con altri. Riguarda solo la Svizzera. La neutralità deve essere credibile proprio quando le pressioni sono più forti. Neutralità non significa indifferenza. Come ha scritto l’eminente politologo Wolf Linder, «la neutralità non è l’assenza di morale, bensì l’assenza di parzialità».
Altra fake news degli avversari: l’iniziativa porterebbe all’isolamento. E’ vero il contrario. Grazie alla neutralità, la Svizzera ha costruito nel tempo un ruolo internazionale senza uguali: mediatrice, potenza protettrice, sede di organizzazioni internazionali e della Croce Rossa. La Svizzera neutrale è aperta al mondo. Una Svizzera non neutrale – o neutrale a geometria variabile, che è la stessa cosa – resta intrappolata nella logica dei blocchi contrapposti. Quindi si chiude. Non solo: viene trascinata nelle guerre altrui.
Anche sul piano economico, la neutralità consente di diversificare le relazioni e di ridurre la dipendenza da pochi partner: è un antidoto alla ricattabilità.
Una neutralità reale, e dunque credibile, necessita di regole chiare e prevedibili. Non può venire applicata o sospesa a seconda delle pressioni straniere o dei moralismi «mainstream» del momento.
Una Svizzera neutrale non partecipa alle sanzioni contro gli Stati belligeranti. Le sanzioni non sono uno strumento di promozione della pace. Sono una forma di guerra economica. A pagarne il prezzo è la popolazione civile. Sia quella dei paesi colpiti che quella degli Stati che le decretano.
Se l’iniziativa sulla neutralità venisse respinta, la strada sarebbe segnata. Le decisioni prese negli ultimi anni dal governo, dall’amministrazione federale e dalle maggioranze politiche vanno in un’unica direzione: strisciante adesione alla NATO (oltre che all’UE). Una questione esistenziale quale la nostra politica di sicurezza verrebbe di conseguenza delegata ad entità terze che decidono in base ai propri interessi; non certo ai nostri.
Il 27 settembre non si voterà soltanto sulla neutralità. Si voterà sulla capacità della Svizzera di decidere autonomamente sul proprio futuro. Neutralità, sovranità e indipendenza vanno di pari passo. Rinunciare alla prima significa perdere anche le altre due. Per questo occorre votare Sì all’iniziativa.


