La neutralità sta negli occhi altrui

La dichiarata neutralità di un Paese vale solo se è vista come tale dall’estero, specie dalle nazioni in conflitto. Nulla importa quindi se la Svizzera si definisce ancora neutrale nonostante le sanzioni contro la Russia. Il Cremlino ci considera un «Paese ostile», e questo è ciò che conta. Perché se davvero si dovesse arrivare a un aperto conflitto armato tra la Russia e Paesi NATO, tanto vale provare a proteggerci con la bandiera della neutralità contro missili che volano anche verso Berna. In fondo l’ex presidente statunitense Joe Biden aveva constatato con approvazione che, con l’adozione di sanzioni UE, persino la Svizzera «infligge dolore» alla Russia.
Solo pochi giorni fa il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha ribadito che il suo governo considera la Svizzera un Paese ostile. E lo ha fatto per motivare il passaggio sotto amministrazione statale di due società controllate da Nestlé in Russia, stabilito da un decreto presidenziale.
Inoltre, come notò il consigliere nazionale Andreas Glarner, la neutralità è come la gravidanza: non si può esserlo solo in parte – lo si è, oppure no. Ossimori come la «neutralità cooperativa» coniata dal consigliere federale Ignazio Cassis possono esistere solo in «Absurdistan».
Il rischio di essere coinvolti in una guerra è reale. E la forte spinta verso maggiori cooperazioni con la NATO che avviene dietro le quinte sfugge ai più. Molto illuminante in merito è il libro appena uscito del giornalista investigativo Rafael Lutz «Das NATO-Netzwerk in der Schweiz – Wer die Neutralität globalen Machtinteressen opfert» (La rete NATO in Svizzera – Chi sacrifica la neutralità agli interessi di potere globali). Come emerge già dal titolo, l’autore porta alla luce una rete di falchi transatlantici pseudo-neutrali che popolano l’esercito, l'apparato statale, le università, i media e i think tank.
Secondo Lutz, oggi la propria posizione nei confronti di ulteriori avvicinamenti alla NATO è divenuta persino determinante per la carriera. Egli mostra come i paladini dell’alleanza vengono sostenuti e promossi mentre i critici sono frenati o rimossi.
I contrari all’iniziativa sulla neutralità, in votazione il 27 settembre, ritraggono la proposta come novità che intende ribaltare la nostra collaudata neutralità. Vero è invece esattamente l’opposto: È con l’adozione delle sanzioni contro la Russia che la tradizionale neutralità è stata messa sottosopra. L’iniziativa intende rimetterla con i piedi per terra – a beneficio della sicurezza elvetica.
Se l’iniziativa dovesse essere respinta, ciò verrebbe considerato dagli avversari ai vertici come una carta bianca per erodere ulteriormente la nostra tradizionale neutralità, spingendoci così sempre di più a essere parte belligerante in caso di guerra. È imperativo evitare che ciò avvenga.
Konstantin Demeter, giornalista e fotografo


