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L'editoriale

Le imposte dei coniugi e la doppia abolizione

Nella commedia satirica «Qualunquemente», il comico Antonio Albanese - alias Cetto La Qualunque - nella sua campagna elettorale promette di abolire un'imposta due volte – Questa battuta torna alla mente in vista della votazione popolare del 29 novembre sull’imposizione dei coniugi
Giovanni Galli
04.11.2026 06:00

Nella commedia satirica «Qualunquemente», il comico Antonio Albanese, alias Cetto La Qualunque, imprenditore corrotto e aspirante sindaco di un comune calabrese, si lancia in una serie ardita di promesse elettorali durante un dibattito televisivo. «Aboliremo anche l’ICI» (n.d.r. l’Imposta comunale sugli immobili), dice. «Ma se è già stata abolita», gli ribatte il suo avversario. «L’aboliremo di nuovo. Abolita due volte!», la risposta con sfrontata nonchalance. Questa battuta torna alla mente in vista della votazione popolare del 29 novembre sull’imposizione dei coniugi. La penalizzazione fiscale del matrimonio, a livello di imposte federali, è già stata abolita (non proprio per tutti) nel mese di marzo, con l’approvazione della tassazione separata e indipendente dallo stato civile. Adesso potrebbe essere eliminata una seconda volta se dovesse passare alle urne l’iniziativa del Centro  «Sì a imposte federali eque anche per i coniugi».  Dai primi sondaggi sono scaturite indicazioni contraddittorie. Secondo Tamedia, solo il 38% degli aventi diritto voterebbe per l’iniziativa, mentre stando al rilevamento della SSR, un po’ più recente, i consensi sarebbero addirittura al 55%. La situazione è potenzialmente esplosiva. La legge accolta quasi otto mesi fa dal popolo e la proposta in votazione a fine novembre hanno formalmente lo stesso obiettivo: far sì che a parità di reddito i coniugi non debbano pagare più imposte federali dei conviventi. Ma i metodi per arrivarci sono diversi. La prima prevede il passaggio all’imposizione individuale, per cui i coniugi che lavorano sono tassati ciascuno per conto proprio, non solo a livello federale ma anche cantonale e comunale. La seconda, invece, mantiene l’imposizione congiunta – come oggi, gli sposi sono considerati una comunità economica – ma prevede poi degli sconti per evitare l’aggravio dovuto al cumulo dei redditi. Se l’iniziativa venisse accolta, l’imposizione individuale non potrebbe essere attuata a livello federale, perché in contraddizione con una norma costituzionale. Ne consegue che: o si mantiene un doppio binario con l’imposizione congiunta a livello federale e quella individuale nei Cantoni e nei Comuni (con buona pace dell’armonizzazione fiscale); oppure, per evitare complicazioni e oneri burocratici (i coniugi dovrebbero compilare tre dichiarazioni), il Parlamento cancella le modifiche di legge approvate in marzo con una decisione che potrebbe a sua volta essere oggetto di referendum. In tal caso, si renderebbe necessaria una terza tornata alle urne. I contrari all’iniziativa sostengono che il sì popolare all’imposizione individuale era un no implicito alla proposta in votazione il prossimo 29 novembre, i cui argomenti erano già stati trattati ampiamente nella campagna. Nella loro ottica, tornare alle urne è un’inutile forzatura. D’altra parte, si può comprendere la volontà del Centro di andare fino in fondo. La lotta alla penalizzazione fiscale del matrimonio è sempre stata un suo cavallo di battaglia. Una sua precedente iniziativa era stata accolta dai Cantoni e respinta di misura dal popolo nel 2016. La votazione era stata annullata tre anni dopo dal Tribunale federale perché falsata dalle cifre palesemente  inesatte fornite dal Consiglio federale. Ora, l’ex PPD è in gran parte responsabile della sua mancata rivincita. Ha atteso troppo a lanciare l’attuale iniziativa, facendosi beffare dalle Donne del PLR con l’imposizione individuale, convertita in legge da Governo e Parlamento. Il partito ha chiesto di attendere e mettere al voto simultaneamente le due proposte, ma la domanda è stata respinta. La partita adesso si riapre. Stessi giocatori in campo ma premesse diverse, sia perché stavolta si è in presenza di una legge approvata dal popolo sia perché bisogna vedere se l’eventualità di uno sdoppiamento  fiscale influenzerà la scelta degli elettori, a immagine dei Cantoni che dopo aver combattuto l’imposizione individuale ora rinunciano a prendere posizione sull’iniziativa. Tuttavia, non bisognerebbe perdere di vista il nocciolo della questione. L’iniziativa non tocca i collaudati regimi fiscali cantonali, che in un modo o nell’altro hanno già abolito (o ridotto) da tempo la penalizzazione fiscale del matrimonio: chi applicando aliquote speciali o tariffe differenziate fra coniugi e single (Ticino), chi lo splitting, chi altre agevolazioni. Nessuna soluzione è perfetta, perché sia l’imposizione individuale a livello federale (che penalizza il reddito familiare unico) sia quella congiunta (a dipendenza di come la si attua) hanno le loro controindicazioni. Ma se non altro, l’iniziativa resta di gran lunga la soluzione più semplice perché permette di eliminare gli svantaggi fiscali dei coniugi senza macchinosi e costosi rivolgimenti negli apparati fiscali cantonali. Non tutte le abolizioni sono uguali.