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Il commento

Le onde della guerra su economie e mercati

Sino ad ora la tesi prevalente tra gli operatori dei mercati è stata quella della guerra di breve durata ma la verità è che si procede a vista e che su modi e tempi del conflitto regna l’incertezza
Lino Terlizzi
10.03.2026 06:00

Se nemmeno le forze in campo – USA e Israele da una parte, Iran dall’altra – lasciano spazi per previsioni che siano credibili sulla durata del nuovo conflitto bellico, certo non possono essere i mercati ad avere e fornire indicazioni precise. Sino ad ora la tesi prevalente tra gli operatori dei mercati è stata quella della guerra di breve durata (settimane, pochi mesi al massimo) ma la verità è che si procede a vista e che su modi e tempi del conflitto regna l’incertezza. Ai mercati, come si sa, l’incertezza non piace e non c’è dunque da stupirsi che le Borse registrino ribassi. Anche perché in questo caso all’incertezza si aggiungono evidenti fattori di perturbazione per le economie e per i mercati.

È chiaro che sul versante economico la chiave principale in questo capitolo è quella dell’energia, petrolio e gas in particolare. I reciproci bombardamenti e il blocco di fatto dello stretto di Hormuz, dentro uno dei maggiori percorsi per queste fonti di energia, evidentemente fanno salire i prezzi di queste materie prime, e non di poco. C’è da considerare d’altronde che questa guerra si somma agli altri conflitti esistenti in Medio Oriente, compreso quello non superato di Gaza, oltre che ad altre guerre nel mondo tra cui quella legata all’invasione russa dell’Ucraina (che pure ha avuto a suo tempo conseguenze sui prezzi dell’energia). L’effetto politico ed economico quindi si moltiplica.

Se questa nuova guerra durasse a lungo, i prezzi di petrolio e gas potrebbero rimanere molto alti, provocando un’inflazione maggiore a livello internazionale e ponendo altri elementi di freno, oltre a quelli già esistenti, alla crescita economica mondiale. Nonostante da anni si stia aumentando l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili, petrolio e gas hanno quote ancora rilevanti nel mercato delle materie prime energetiche e sono quindi in grado di influenzare in modo non secondario l’andamento economico globale. Di fronte alle forti tensioni geopolitiche e all’aumento di dazi e protezionismo, la gran parte delle economie pur rallentando ha mostrato sin qui resilienza, ma è ovvio che una continua estensione dei conflitti bellici può complicare ulteriormente la situazione anche sul versante economico.

Dopo l’attacco di USA e Israele all’Iran degli ayatollah, il dollaro americano ha riguadagnato qualche frazione, ma la sua situazione di debolezza non è in sostanza cambiata. Il fattore di attrazione dato della forza politico-militare degli USA difficilmente supererà i fattori che allontanano una parte degli investitori dalla valuta statunitense. I conti pubblici americani non sono in ordine, deficit e debito pubblici sono molto elevati. Nonostante i dazi varati dal presidente USA Trump, e nonostante la stessa debolezza del dollaro che facilita l’export americano, il deficit commerciale complessivo degli USA in pratica non è sceso. Inoltre molte banche centrali, soprattutto tra i Paesi emergenti, nelle loro riserve stanno diminuendo la quota in dollari e aumentando quelle in altre valute e in oro. L’euro dal canto suo è da tempo in una sorta di posizione intermedia, né forte né debole. Il franco svizzero è molto forte e, se le tensioni geopolitiche e i conflitti bellici non diminuissero, la sua forza estrema, da porto sicuro per una parte degli investitori, potrebbe trovare ulteriori conferme nei prossimi mesi.

Le onde della nuova guerra stanno colpendo le economie e i mercati, ma non hanno sin qui spinto le quotazioni dell’oro. Essendo il metallo giallo un rilevante bene rifugio, che in genere sale al crescere di tensioni e incertezze, il fatto ha stupito molti. Guardando più da vicino, però, la sorpresa va in parte ridimensionata. Tra gli effetti delle turbolenze sui mercati, c’è talvolta anche quello della ricerca di un aumento di liquidità da parte di investitori che nell’incertezza vogliono in questo modo tutelarsi. L’oro è salito tanto negli ultimi due anni ed è probabile che nei giorni scorsi ci siano state vendite finalizzate a realizzare i guadagni, per avere appunto più liquidità. Comunque, nonostante qualche ribasso la quotazione resta alta ed è possibile che tensioni geopolitiche e incertezze economiche in prospettiva spingano ancora il lingotto.